Zona umida Sardegna

Presentazione Aspetti geomorfologici  Materiali e medoti di ricerca  Mappa e galleria foto

 

Area di studio

Come recita il titolo, l’area presa in considerazione per l’inventario è la fascia costiera della Sardegna, climaticamente compresa nell’ “orizzonte delle boscaglie e macchie litoranee del Climax termoxerofilo delle foreste miste di sclerofille e delle macchie costiere” (Arrigoni, 1968). Una fascia in cui il clima è semiarido, con estati calde e siccitose e limitato periodo di freddo invernale. In essa ricadono gli ambienti umidi selezionati che comprendono zone umide costiere quali stagni e lagune salmastre e salate, stagni di acqua dolce, foci fluviali, nonché laghi permanenti di acqua dolce e stagni salati temporanei posti più all’interno. Queste differenti tipologie di zona umida si trovano indicate nell’Allegato I della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” come “Tipi di habitat naturali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di aree speciali di conservazione”.
Gran parte delle zone considerate ricade in territori densamente abitati quali il Golfo di Cagliari e quello di Oristano, o comunque soggette ad elevato carico antropico soprattutto durante la stagione estiva.

Materiali e metodi

Lo studio si è basato fondamentalmente su un’ampia ricerca bibliografica, che ha permesso di arricchire il bagaglio di materiali e informazioni già raccolte col precedente lavoro (APM, 1997).
Ricerca sicuramente ancora non completa, che ha messo in luce la carenza di studi relativamente a zone umide di alcuni settori della Sardegna (Sulcis, Golfo di Palmas, costa orientale) a nostro avviso meritevoli di maggiori attenzioni.
Sono stati inoltre effettuati alcuni sopralluoghi nel periodo estate-autunno 1998 per l’acquisizione di dati di cui la bibliografia era carente, e per approfondire le tematiche analizzate.

Criteri di selezione delle zone umide dell’inventario

Delle 120 zone umide che venivano individuate nel precedente lavoro (APM, 1997), il presente inventario ne ha selezionate 33, pari ad una superficie del 49% circa sul totale.
Sono state prese in considerazione le aree umide più importanti dal punto di vista economico, ecologico e naturalistico, nonchè quelle per le quali sono state reperite informazioni rappresentative.
I criteri che hanno guidato la selezione sono stati i seguenti:
– Zone umide inserite nella “Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici” (Ramsar, Iran, 1971),recepita dall’Italia col D.P.R. del 13.03.1976, n° 448.
– Zone umide indicate come Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.) ai sensi dell’art. 4 della Direttiva 79/409 CEE “Uccelli”, e che sono quei “territori più idonei in numero e in superficie” alla conservazione delle specie elencate nell’Allegato I della Direttiva, e per le quali sono previste misure speciali di conservazione del loro habitat, in modo da garantirne la sopravvivenza e la riproduzione nella loro area di distribuzione. In Sardegna le Z.P.S. corrispondono alle zone Ramsar (Ministero dell’Ambiente, 1997).
– Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.) proposti dall’Italia, attraverso la Regione Sarda in applicazione alla Direttiva 92/43 CEE “Habitat” (e che comprendono anche le Z.P.S.).
Un sito è tale quando “…nella o nelle regioni biogeografiche cui appartiene, contribuisce in modo significativo a mantenere o a ripristinare un tipo di habitat naturale” e “che contribuisce in modo significativo al mantenimento della diversità biologica nella regionebiogeografica o nelle regioni biogeografiche in questione…”(Art. 1, comma k).
– Zone umide censite nello studio “Inventario dei Biotopi presenti nella fascia costiera della Sardegna”, in cui le aree considerate sono quelle indicate dalla L.R. 7 giugno 1989 n. 31 “Norme per la istituzione e la gestione dei parchi, delle riserve e dei monumenti naturali, nonchè delle aree di particolare rilevanza naturalistica e ambientale”. In questo studio, accanto alla analisi delle caratteristiche ambientali e
territoriali (geomorfologia, idrogeologia, idrobiologia, vegetazione e flora, fauna, pedologia, profilo socio-economico paesaggio, attività economiche, turismo) di ogni biotopo selezionato, vengono definiti dei riferimenti per la pianificazione e proposto un piano di gestione.

Rispetto all’elenco presentato nella “Guida Bibliografica”, nel presente lavoro si è provveduto ad accorpare, per determinati ambiti territoriali, zone umide precedentemente considerate singolarmente (vedi Colostrai e Feraxi; Mulargia, Baiocco e Porto Botte; stagni di Porto Pino e Maestrale; Sa Praia e Foce del Flumendosa; foci del Rio Posada e Stagno Longu; Foce Rio Berchida e stagno omonimo, Sa Curcurica e Bidderosa; Stagno di Cabras e stagni satelliti ad esso connessi).
Tali raggruppamenti sono motivati da basi genetiche, geomorfologiche, idrogeologiche, ecologiche.

Struttura delle schede e chiave di lettura

Ogni scheda si compone di una carta, di un box riassuntivo e di una serie di voci esplicative.
Ogni zona umida è contrassegnata da un numero col quale veniva individuata nella “Guida Bibliografica” (APM, 1997), e che è stato mantenuto per praticità di ricerca.
La carta di localizzazione territoriale, che può essere in scala 1:25.000 o 1:50.000, …
Il box è strutturato su due colonne:

Parametri geografici (1) Norme e proposte di tutela (2)

(1) contiene informazioni su:

provincia e comune/i in cui ricade l’area;
coordinate, riferite al meridiano di Greenwich, calcolate approssimativamente nel punto centrale dell’area considerata, rivedute e corrette rispetto a quelle indicate nella “Guida Bibliografica” (APM, 1997);
riferimento cartografico ai Fogli in scala 1:25.000 dell’Istituto Geografico Militare Italiano (I.G.M.I.), aggiornati al 1992;
superficie, espressa in ettari, tratta dalla “Guida Bibliografica” (APM, 1997). In caso di indicazione di differenti valori, è stato considerato quello più aggiornato;
– proprietà, che è tratta dalla “Guida Bibliografica” (A.P.M., 1997) e aggiornata da Cannas et al. (1998).
codice I.N.F.S., di cinque cifre che individua ciascuna zona umida del territorio nazionale, composto dalla sigla della provincia e da una numerazione progressiva di due cifre per le zone umide di ciascuna provincia. La quinta cifra è 0 per le zone che possono essere considerate singolarmente e per i comprensori. Altrimenti è una lettera per ciascuna delle località che rientrano nel medesimo comprensorio, ferma restando la precedente parte del codice.
Ad esempio: CA110 Comprensorio Molentargius-Quartu che comprende CA11A Golfo di Quartu S.E.
CA11B Perda Longa CA11C Saline di Quartu S.E.; SS220 Lago di Baratz.

Il codice è tratto da Baccetti & Serra (1994), parzialmente aggiornato dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (I.N.F.S.) che a livello nazionale, dal 1985, coordina i censimenti internazionali dell’avifauna acquatica nell’area Paleartica Occidentale [coordinamento internazionale dell’International Waterfowl and Wetlands Research Bureau (I.W.R.B) ora Wetlands International] e nei quali sono inseriti i “Censimenti invernali degli uccelli acquatici nelle zone umide della Sardegna”, promossi dall’Assessorato Regionale alla Difesa dell’Ambiente – Comitato Regionale Faunistico (vedi anche “Censimenti invernali dell’Avifauna acquatica”).

(2) contiene informazioni su:

norme di tutela internazionale e nazionale [Sito , Zona Protezione Speciale (Z.P.S.), Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.)]. In particolare il codice S.I.C. è utilizzato dal Progetto BioItaly della Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato Difesa Ambiente (1997), che ha provveduto alla individuazione, delimitazione e descrizione dei siti in applicazione della Direttiva 92/43 CEE “Habitat”.
norme di tutela regionale: zone comprese all’interno dei Piani Territoriali Paesistici, di cui viene indicato il numero, l’anno di approvazione e la categoria che ne definisce l’ambito di tutela. Le zone umide selezionate ricadono all’interno delle seguenti tre categorie:
1 – Conservazione integrale;
2a – Aree nelle quali prevale l’esigenza di tutela delle caratteristiche naturali;
2d – Aree già antropizzate e compromesse che presentano emergenze meritevoli di  tutela
proposte di tutela regionale, riferite alla L.R. 7 giugno 1989 n. 31 “Norme per l’istituzione e la gestione dei parchi, delle riserve e dei monumenti naturali, nonché delle aree di particolare rilevanza naturalistica e ambientale”;
istituti venatori che comprendono soltanto le “Oasi permanenti di protezione faunistica e di cattura” dove vige il divieto permanente. L’assenza di specificazioni significa che l’esercizio venatorio è consentito (Assessorato Difesa Ambiente – Comitato Regionale Faunistico, Ufficio Regionale Fauna, 1997; L.R. n. 23/1998, art. 25).
note: informazioni utili che esulano dalle altre voci individuate (proposte e progetti di recupero, studi).

Tipologia Ramsar

Viene indicata la classificazione delle zone umide proposta dalla Convenzione di Ramsar (Davis, 1994). Le categorie presenti nella fascia costiera della Sardegna ricadono in quelle delle zone umide marine e costiere (estuari e sistemi deltizi; stagni e lagune salmastre e salate); delle zone umide interne (laghi di acqua dolce; stagni temporanei salmastri e salati) e delle zone umide artificiali (saline). Viene inoltre inserita una classificazione basata su parametri geomorfologici e genetici.

Caratteristiche generali

In forma sintetica vengono presentate le caratteristiche ambientali principali.

Aspetti geomorfologici ed idrogeologici

Descrizione degli aspetti genetici, geologici, geomorfologici, idrogeologici dell’area umida in esame e del territorio circostante. Vengono inoltre considerati quei detrattori ambientali che incidono negativamente sull’equilibrio del sistema.

Aspetti naturalistici

Descrizione delle caratteristiche trofiche delle acque, degli aspetti floristici e vegetazionali, dell’importanza botanica dell’area. Viene inoltre segnalata l’esistenza di squilibri ecologici di origine antropica, e documentate, se possibile, le modificazioni ambientali passate e più recenti che il sito può aver subito. Le tre voci successive vanno considerate parte di questa.

Avifauna migratoria/ospiti regolari di interesse comunitario (1994-98)

Avifauna non nidificante presente durante i passi post- e pre-riproduttivo e/o in periodo invernale, elencata nell’allegato I della Direttiva 79/409/CEE e 91/744/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e particolarmente protetti dalla normativa nazionale (Legge n. 157/1992) e regionale (L.R. n. 23/1998).

Vertebrati riproducentisi di interesse comunitario (1994-98)

Anfibi, Rettili, Uccelli che si riproducono nel sito in esame e nel territorio immediatamente circostante e tutelati dalle Direttive 79/409/CEE, 91/744/CEE, 92/43/CEE, 97/62/CE e dalla normativa nazionale (Legge n. 157/1992) e regionale (L.R. n. 23/1998).
Per ogni specie viene indicato lo status faunistico, individuato dalle categorie R-poss (in periodo di riproduzione, in habitat adatto, ma senza prove di attività riproduttiva); R-prob (parate nuziali, corteggiamenti, canti, costruzione nido, ecc., ma senza la certezza documentata dell’avvenuta riproduzione); laddove accanto al nome non compaia alcuna ulteriore specificazione, la riproduzione è da ritenersi certa certa (R-certa) (uova, prole, cure parentali). Alcune specie compaiono sia tra i migratori che tra i nidificanti: questa apparente contraddizione si spiega tenendo conto che la popolazione totale di una data specie è costituita da diverse sub-popolazioni. Per esempio l’Avocetta nidifica in Sardegna, dove sono presenti in periodo invernale e durante i passi anche individui che hanno nidificato in Camargue (Francia). Tecnicamente non è possibile distinguere gli individui appartenenti a quelle due sub-popolazioni regionali, a meno che non siano marcati individualmente con anelli d’acciaio o di plastica colorata.

Censimenti invernali dell’Avifauna acquatica (1993-97)

Dal 1989 l’Assessorato della Difesa dell’Ambiente della Regione Sarda ed il Comitato Regionale Faunistico promuovono e finanziano la realizzazione dei censimenti invernali degli uccelli acquatici delle zone umide sarde (come più sopra indicato). Svolti nel mese di gennaio, i censimenti rappresentano un importante strumento per la raccolta di dati utili, tra l’altro, per lo studio della dinamica delle popolazioni ornitiche del Paleartico Occidentale, per l’individuazione di zone umide di importanza internazionale secondo i criteri della Convenzione di Ramsar, per l’individuazione di S.I.C. e Z.P.S. (Dir. CEE 79/409 e Dir. CEE 92/43), per la pianificazione nel settore faunistico-venatorio (APM & IVRAM, 1996; Serra et al., 1997). La tabella inserita in questa voce riporta i risultati di cinque anni di censimento delle specie ornitiche legate agli ambienti umidi (i dati del 1998, in fase di stesura del lavoro, non erano ancora disponibili). In particolare, si è provveduto a raccogliere i dati per Ordini, alcuni dei quali comprendono più Famiglie, ed numero piuttosto variabile di Specie, che possiedono in genere simili esigenze ecologiche. La presenza (o l’assenza), nonché il valore numerico del contingente, è in genere indice di particolari caratteristiche ecologiche della zona umida analizzata. Per una analisi più dettagliata relativa alle singole specie, si rimanda ai lavori citati in bibliografia. Vengono qui riportati gli Ordini presenti nella tabella, con l’indicazione delle specie o gruppi di specie più caratteristici:
•Gaviiformes (strolaghe)
•Podicipediformes (svassi)
•Pelecaniformes (cormorani)
•Ciconiiformes (aironi)
•Phoenicopteriformes (Fenicottero)
•Anseriformes (oche, anatre)
•Gruiformes (folaghe, Pollo sultano)
•Charadriiformes (laro – limicoli)
•Accipitriformes (Falco di palude, albanelle)
•Coraciformes (Martin pescatore)

Pesca

Viene indicato l’utilizzo produttivo del bacino e, laddove possibile, la sua produzione in termini di kg/ha/anno. Le informazioni sono tratte da Cannas et al., 1998; A.P.M. – I.V.R.A.M., 1996.

Attività saliniera

Viene indicata solo per quelle zone umide in cui ancora esiste produzione salina, o che la praticavano nell’immediato passato.