Saline di Cagliari
Le Saline di Cagliari
Le Saline nella storia
La produzione del sale Il lavoro nelle Saline
Architetture delle Saline
Le Saline nella storia
Non è possibile datare con precisione l'inizio dell'estrazione del sale in Sardegna. Risale al 150 a.c.
la prima testimonianza scritta riguardante le Saline di Cagliari: un'iscrizione trovata a Paili Gerrei che riferisce di una società
per lo sfruttamento delle saline. Un'iscrizione del tardo impero romano (IV - V secolo d.c.), ritrovata
nei pressi della chiesa di San Saturnino, attesta l'esistenza di una comunità di lavoratori cristiani
addetti al servizio nelle saline.
Caduto l'impero romano sotto i colpi delle invasioni barbariche, il commercio del sale conobbe una battuta d'arresto durata alcuni secoli.
Bisogna arrivare al periodo giudicale perché le saline riacquistino importanza internazionale.
I giudici di Cagliari concessero lo sfruttamento delle saline ai monaci vittorini di Marsiglia. Nei secoli
successivi i Pisani, gli Aragonesi, gli Spagnoli (che introdussero il monopolio regio sul sale) e
i Piemontesi continuarono lo sfruttamento del sale di Cagliari, che costituiva uno dei principali
introiti ricavabili dalla Sardegna per i pubblici erari.
Sino alla metà del secolo scorso le saline erano del tutto naturali, cioè il sale veniva raccolto nei bacini o stagni costieri dove cristallizzava spontaneamente.
Una volta avvenuta la cristallizzazione iniziava la raccolta da parte dei comandati. Era un lavoro
particolarmente duro sia per le condizioni climatiche in cui avveniva (la raccolta iniziava verso la
fine di aprile e si protraeva per tutto il mese d'ottobre), sia per la difficoltà dello scavo e del primo
ammassamento e del successivo trasporto ai magazzini di raccolta.
Furono gli Aragonesi, nella prima metà del XIV secolo, ad
introdurre le "comandate": l'obbligo agli abitanti dei paesi circostanti le saline di fornire
la forza lavoro per l'estrazione e il trasporto del sale. Sistema questo impopolare, subito dai contadini perché obbligati al lavoro nelle saline sotto pena di sanzioni pecuniarie
e della prigionia, trascurando così la raccolta dei campi che per loro costituiva la principale
fonte di sostentamento e di reddito.
Agli inizi del Settecento, sotto la dominazione dei
Savoia, la richiesta di sale superò l'offerta; come soluzione furono estese le comandate
ad altri villaggi vicini a Cagliari; ma fu comunque insufficiente a soddisfare la richiesta di sale. Così, nel 1767,
vennero inviati in Sardegna i forzati piemontesi per aumentare la forza lavoro.
Nel 1836 Carlo Alberto abolì il sistema
delle comandate impiegando per i lavori pià duri i forzati della colonia penale di San Bartolomeo e ricorrendo
al libero mercato per il resto.
Negli anni precedenti, visto il grande introito derivante dal sale, si decise di trasformare
le saline cagliaritane, sul modello francese, in vera e propria industria del sale. Inizio nel
1834 un decennio di intensi lavori che riguardarono i bacini evaporati, le caselle salanti e l'apertura del grande canale: il Canale di San Bartolomeo.
Esso partiva dalle saline e correva verso il mare, presso il quale si divideva in due rami, chiamati rispettivamente Canale del Lazzaretto e Canale della Palafitta dove
venne realizzata la darsena del sale dove si svolgevano le operazioni d' imbarco del sale. Così si
risolsero i problemi del rifornimento dell'acqua di mare agli stagni e del trasporto del sale scavato
ai depositi e da questi alle navi da carico.
A meta Ottocento il governo Cavour decise di affidare la gestione delle saline nuovamente in appalto. I lavori di miglioria delle saline
continuarono incessantemente; furono aumentate le caselle salanti, costruiti nuovi canali ed introdotti macchinari con cui migliorare la movimentazione delle acque.
A tale fine si impiegarono macchine a vapore che sostituirono le antiquate viti di Archimede mosse dai buoi. In breve tempo venne a formarsi un'unica salina, estesa su circa 1300 ettari: La Palma.
Oltre al sale comune a partire dal 1860 si cominciò anche la produzione dei sali potassici, sospesa qualche decennio più tardi e ripresa poi nel 1936. In quest'anno
Si avviarono anche la produzione del solfato di magnesio, dei Sali misti e del bromo,
quest'ultimo usato per rettificare la benzina romena durante la guerra; per ciascuno di
questi prodotti venne realizzato uno speciale impianto. Nel periodo bellico ci fu una crisi
delle esportazioni che però riprese negli anni successivi la fine del conflitto. Sulla
operatività della salina continuava a gravare la strozzatura rappresentata dagli alti costi
per il trasporto del sale all'imbarco. Ma malgrado la costruzione di un nuovo edificio adibito a
deposito (una gigantesca struttura in cemento armato progettata da Pierluigi Nervi) e l'ammodernamento continuo dei macchinari, la richiesta
dei sottoprodotti del sale diminuì tanto da portare alla sospensione della produzione agli inizi della seconda metà del secolo e all'abbandono di numerosi impianti.
Dagli anni sessanta la Salina perse repentinamente d'importanza soprattutto per la concorrenza
di altre saline (sia nazionali che internazionali); a questa crisi si aggiunse l'inquinamento dei bacini. Fu così sancita la sospensione delle attività nel 1985.

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