Il sistema Molentargius Saline Poetto attraverso gli studi
Presentazione
Bibliografia
Molentargius attraverso gli studi
Testo tratto dalla pubblicazione "Quaderno di Lavoro 2".
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Sono pochi gli studi scientifici che hanno per oggetto lo stagno di Molentargius, la gran parte dei quali si registra a partire dagli anni '60.
La cosa non deve stupire se si pensa che la zona era un’area presumibilmente malsana. Uno
dei primi studiosi della vegetazione delle saline, il Casu, morì di malaria un paio d’anni
dopo aver frequentato lo stagno.

Il
Solo il riconoscimento di quest’area come zona umida di importanza internazionale
(Convenzione di Ramsar) ha determinato il risveglio dell’interesse della comunità
scientifica. Per sapere qualcosa di più su quanto accaduto allo stagno di Molentargius in
tempi a noi più vicini, consideriamo il lavoro del 1958 di Antonio Porcu: "L’evoluzione geomorfologica degli stagni di Cagliari e loro rappresentazione cartografica dal 1834 ad oggi". [...]
I primi rilievi topografici risalgono al 1826, anno in cui vennero iniziati dal Lamarmora.
I rilievi da parte dell’I.G.M. presero invece avvio tra il 1880 e il 1885.
Il Porcu scrive che "nel secolo scorso e fino alle soglie del 1900, gli stagni nei dintorni
di Cagliari erano senz’altro in numero maggiore. Nei rilievi eseguiti dal Lamarmora e dal
De Candia sono riportati, oltre agli stagni sopramenzionati: lo stagno di S.Lorenzo
(a Nord di Cagliari tra Elmas, Pirri, Sestu) da tempo bonificato mediante un canale
di comunicazione con lo stagno di S.Gilla; lo stagno di Terramaini (tra Pirri e Monserrato,
comunicante con lo stagno di Molentargius) e separato dalla parte orientale dello stagno di
Quartu e, infine, il piccolo stagno del Margine Rosso...".[...]
Il più vecchio lavoro è quello del Casu, che risale agli anni 1905-1906 "Contribuzione allo studio della flora
delle Saline di Cagliari".
Lo studio consta di tre parti. Come scrive il Casu la flora è stata studiata:
Dal punto di vista della sua biologia, trattando delle
specie che la compongono,
della loro
distribuzione e di alcuni caratteri peculiari a ciascuna di esse
Dal punto di vista chimico, trattando della
composizione del terreno e di quella
corrispondente
delle piante, onde mettere in evidenza i rapporti stabilitisi fra l’uno
e le altre
Dal punto di vista della sua resistenza fisiologica all’azione del sale marino.
Dal punto di vista della funzione del sal marino in rapporto alla traspirazione.
Dal punto di vista anatomico,
trattando delle particolarità di struttura interna che
queste piante saline possono
presentare". [...]
E con un gran balzo arriviamo agli anni ‘80, precisamente all’Anno Accademico 1983-84 in
cui viene presentata una tesi di laurea dal titolo: "Lo stagno di Molentargius: Is
Arenas-Considerazioni flogistiche ed ecologiche", di S.Sanna, relatore il Prof. B.De Martis.
Is Arenas rappresenta quella fascia di terreni sabbioso-arenacei che delimita lo stagno di
Molentargius da sud a sud-est.
L’area di Is Arenas è adibita da moltissimi anni a coltivazioni varie (vigneti, mandorleti,
uliveti, colture orticole) come si può osservare anche dalla precedente carta della
vegetazione del Casu; "ma presenta ancora delle zone allo stato naturale come i bordi delle
vasche e dei canali e una serie di conche interne più o meno profonde dovute all’azione
estrattiva di sabbia per costruzione, ora abbandonate, in molte delle quali ristagna
temporaneamente, ed in una anche permanentemente, acqua salmastra".[...]
Ed arriviamo al 1988 con il lavoro dal titolo "Il sistema ambientale del Molentargius nel
contesto cagliaritano", di Mistretta, Deplano, Puddu, Schenk, Mossa, Contu.
Qui la componente botanica viene analizzata dal Prof.Mossa dal punto di vista della
fitosociologia, con lo studio delle associazioni e sub-associazioni ivi presenti. In
termini fitosociologici per associazione si intende "un aggruppamento vegetale più o meno
stabile e in equilibrio con il mezzo ambiente, caratterizzato da una composizione
floristica determinata, in cui certi elementi quasi esclusivi (specie caratteristiche)
rivelano con la loro presenza una ecologia particolare ed autonoma" (Braun-Blanquet1915). [...]
Lo studio successivo è un’altra tesi di laurea dell’Anno Accademico 1989-90 di M.Vaccargiu,
relatore il Prof. De Martis, che titola "Lo stagno di Molentargius: Bellarosa
Minore-Considerazioni floristiche ed ecologiche".
Il Bellarosa Minore è uno stagno di sbarramento con acque dolci, separato dalle saline da
un grosso argine. Funge da collettore della acque che provengono dai corsi d’acqua a
monte (Rio Is Cungiaus, Riu Mortu, Rio di Selargius, ecc.), tutti di modesta portata, ai
quali si aggiungono le acque luride dei comuni di Selargius, Monserrato, Quartu e
Quartucciu. [...]
E’ del 1774 il libro "Gli Uccelli di Sardegna" di Francesco Cetti, uno dei tre volumi che
compongono l’opera sulla fauna sarda.
Il testo non è quello che si può definire oggi un lavoro scientifico. Molte delle notizie
vennero infatti fornite all’Autore da cacciatori o semplici cittadini, senza che lui
potesse verificarle con rigore scientifico. Nel presentare le specie non viene seguito
nessun ordine sistematico e non sempre viene indicato il nome latino dell’animale.[...]
Un accenno più preciso allo stagno di Molentargius ce lo fa il Lamarmora. Nel suo "Viaggio
in Sardegna" del 1839 ritroviamo questo passaggio: "Lo stagno di Molentargius deve la
sua esistenza alla vicinanza della costa ed è formato quasi unicamente dalle acque del
mare con cui non ha tuttavia alcuna comunicazione apparente; in generale le acque di alcuni
torrenti vicini vi arrivano solo durante le grandi piogge ed in una parte della primavera;
ma per il resto dell’anno lo formano unicamente le acque del mare, che si sollevano o si
abbassano alternativamente, secondo che dominano i venti del sud o del nord.
Questa comunicazione reale, sebbene non apparente, mi ha servito spesso a riconoscere quale
vento regnasse nella giornata.
Questo stagno depone d’estate una grande quantità di sale comune da cui finora non si è
tratto profitto alcuno; si potrebbe anche raccogliere vantaggiosamente, sulla riva dello
stagno e nei fossi vicini, il solfato di sodio, che vi si forma in abbondanza in
bellissimi cristalli". [...]
Un lavoro successivo, questa volta completamente dedicato agli uccelli è quello di Gaetano
Cara: "Elenco degli uccelli che trovansi nell’Isola di Sardegna od Ornitologia Sarda", del
1842.
Il testo nasce dal desiderio espresso dall’Autore nella prefazione, di produrre una "
raccolta di tutte le specie di Uccelli che popolano i nostri campi, le nostre valli,...",
secondo i loro ordini e generi, con la caratterizzazione del loro status e dei loro
ambienti di vita. [...]

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