pubblicato da La Nuova Sardegna il 31 agosto 2004
Meglio il bingo, così il ministero affonda il parco
L’ex direzione delle saline occupata dalle lotterie e la Regione bussa invano
CAGLIARI. Davanti al palazzo centrale delle saline si notano due targhe: a destra del cancello d’ingresso del cotile, una in marmo, con su scritto ‘Direzione delle saline’; a sinistra una in vetro in cui si legge ‘Ministero delle Finanze, Ispettorato compartimentale dei Monopoli di Stato’. Salendo le scale dell’edificiio si ha l’impressione di entrare in un caseggiato importante. Lo stabile risale agli anni Trenta, soffitti altissimi, ambienti spaziosi, arredamento in legno massiccio. Una storia gloriosa alle spalle, oggi offuscata dall’essere il pomo della discordia tra Regione e Stato centrale (Monopoli). Il governo dell’isola vuole questo edificio assieme agli altri immobili creati per l’industria del sale, «in quanto parte integrante del compendio delle saline». Il ministero competente si trincera dietro il fatto che lì ha trasferito gli uffici amministartivi dei monopoli. Sei anni fa quelle strutture amministrative si trovavano in via Sonnino, in locali affitto. L’ex direzione delle saline, invece, è di proprietà dei Monopoli. Il discorso è semplice: il ministero vuole risparmiare. La Regione e gli ambientalisti, però precisano che sono locali delle saline e che sono indispensabili per il parco. Intanto in quell’antico edificio si contratta di concessioni per le tabaccherie, di lotto, lotterie, totip, videogiochi, totocalcio e bingo. Dei quasi cinquanta impiegati che operano nell’ex direzione solo sette si interessano delle saline: per il funzionamento del complesso sistema idraulico che le fa vivere. Intanto percorrere la nuova strada del ‘lungo saline’ è sempre un’esperienza. Difficile non subire il fascino di quegli specchi d’acqua dai mille colori. Chi, poi, ha avuto modo di salire sulla Sella Del Diavolo ricorda il panorama mozzafiato di Molentargius con le vasche di evaporazione e quelle salanti in primo piano. Un’area di millecento ettari, quasi tutti di zona umida, più centoventi di terre emerse e quattro di giardini e immobili. Patrimonio, quest’ultimo, di archeologia industriale, pomo della discordia - come accenanto - tra Regione e Monopoli di Stato. Diatriba che, di fatto, impedisce che le saline riprendano la produzione in quanto l’area non è ancora della Regione. Mentre dovrebbe esserlo per almeno due motivi. Il primo è l’articolo 14 dello statuto sardo che recita che le aree demaniali dismesse devono passare alla Regione. Il secondo è un articolo contenuto nella finanziaria del 2003 che precisa che «tutto il compendio delle saline» dove andare alla Regione: per permettere la costituzione del parco. Ma tutto è bloccato. La Regione non firma il passaggio delle consegne perchè questo, pur comprendendo 1196 ettari su 1100, esclude quasi tutti gli immobili a eccezione della palazzina dei Saliscelti. Ma in questo caso i Monopoli hanno resistito sino all’ultimo: non volevano cederlo. Poi, proprio perchè non ne potevano fare a meno (il progetto di recupero dell’area comprende anche quel caseggiato dove vi sarà la direzione del parco) han passato le consegne. Per gli altri edifici, no. E non si tratta di poca cosa: c’è il corpo delle officine, quello dei depositi e la struttura che conteneva i macchinari per la produzione di energia. Più nove palazzine dove abitavano i dipendenti. «È un importante patrimonio di archeologia industriale - sottolinea Vincenzo Tiana, presidente dell’Associazione per il parco di Molentargius e responsabile regionale di Legambiente - che oggi può svolgere un ruolo molto importante nella valorizzazione dell’area protetta». Si è parlato di iniziative culturali come un museo del sale e di attività collaterali, ed ecologicamnte compatibili, come una struttura termale che utilizzi le acque di fine evaporazione ricche di potassio, magnesio e bromo, con funzioni terapeuiche importanti. Ieri i dirigenti non c’erano, ma la posizione dei Monopoli è chiara. Loro sostengono che quegli edifici sono loro e non delle saline e che oggi, per rimettere in produzione l’industria del sale, non sono necessari. Poi aggiungono che nella legge regionale di costituzione del parco, il perimetro indicato non comprende l’edificio dell’ex direzione ma quello dei Saliscelti e parte delle officine, e basta. Ma la Regione e gli ambientalisti, come preciato, sostengono che si tratta di un compendio unitario e che le saline e il parco potranno vivere se al loro interno vi saranno molteplici possibilità culturali e iniziative economiche ecologicamente compatibili; oltre al fatto che vi sono leggi - riportate in precedenza - che parlano di «passaggio completo». Intanto le saline non possono decollare perchè la Regione non firma e non è stata, quindi, ancora riportata la trascrizione in conservatoria. Come dire: lotto, gratta e vinci, totip, video giochi e bingo vengono usati per frenare il parco. Quelle mansioni amministrative, affermano gli ambientalisti, i Monopoli potrebbero svolgerle in qualsiasi altro edificio cittadino. Mentre quegli edifici sono storicametne nati con le saline e oggi utilissimi per il parco e l’industria del sale. Dentro l’ex direzione delle saline, c’è la memoria di un’epoca. Un tempo c’era un via vai di attività legata al sale. Diversi decenni fa c’erano i trenini su cui veniva raccolto il sale. Un tempo ancora più lontato c’erano i forzati che dalla colonia di San Bartolomeo venivano trascinati nelle saline e, a piedi nudi, fatti lavorare dentro le vasche salanti, a spalare. Prima ancora c’erano «le comandate»: al posto di pagare con la prigione, chi aveva qualche pendenza con la giustizia scontava lavorando per alcuni periodi dell’anno in quell’industria che ha segnato parte della storia della città. Nei momenti di produzione a regime, venivano raccolte circa centomila tonnellate annue di quelle che veniva definito «l’oro bianco». Prodotto ottimo, con basso tenore di acidità che, prima dei frigo, arrivava anche in Novegia, Belgio, Olanda: per conservare il pesce e la carne. L’area è comunemente conosciuta come lo ‘stagno’ di Molentargius, di fatto però tutti gli specchi d’acqua sono funzionali alle saline: la parte centrale dello stagno, il Bellarosa Maggiore, non è altro infatti che la prima ‘vasca di evaporazione’ da cui, con l’idrovora del Rollone, le acque vengono trasportate sino alla seconda vasca e da lì alla terza e, successivamente, alle vere e proprie ‘vasche salanti’ da dove veniva infine estratto il sale. Ora nell’ex direzione delle saline riecheggia il mondo dei videogiochi. Altra epoca. I conti della spesa dei Monopoli sembrano più importanti del parco. Ma la partita è ancora aperta. Solo che i ritardi si sommano ai ritardi. E chi ci rimette sono sempre i cittadini.