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pubblicato da La Nuova Sardegna il 31 luglio 2003

Poetto: i tanti perchè di un disastro ambientale


CAGLIARI. «Sono state riscontrate gravi irregolarità nelle caratteristiche delle sabbie utilizzate nella fase di ripascimento del Poetto»: è scritto nel certificato di collaudo dei lavori, firmato il 16 giugno scorso dalla commissione, dall’impresa, dal direttore dei lavori e dal responsabile del procedimento. Non solo: fatti i conti tra opere realizzate, acconti e sospesi, l’impresa Ati Mantovani dovrà restituire all’amministrazione provinciale 628 mila euro. Facile immaginare l’apertura di un contenzioso, in cui potrebbero entrare le riserve avanzate dall’impresa: i costi sostenuti extra-appalto, sui quali si dovrà discutere. Nel complesso, la relazione dei collaudatori - Mario Concas e Gian Paolo Ritossa - dà un ok condizionato all’operazione-Poetto ma si trasforma in un esercizio di equilibrismo ad ogni passaggio che riguardi la scelta e la posa della sabbia. Qui l’impressione chiara è che i due ingegneri, in mancanza di riferimenti normativi inquivocabili e vista la situazione, tendano a scaricare la patata bollente nelle mani dell’autorevole professore di Parma Renzo Valloni. Ma il punto che interessa i cagliaritani appassionati del Poetto è proprio questo: analizzati i campioni prelevati nella spiaggia dopo il ripascimento, Valloni ha dichiarato la sabbia «ammissibile e di buona qualità». Ma non ha mai detto nè tantomeno scritto che la scelta di quella sabbia sia stata azzeccata. E che non lo sia basta a dimostrarlo il colore: è diverso da quello della spiaggia originaria. Così come - i collaudatori lo scrivono - risultano profondamente difformi altri parametri importanti, sui quali Concas e Ritossa sembrano allargare le braccia: non ci sono leggi di riferimento, nulla che avrebbe potuto impedire - anche capitolato d’appalto alla mano - di prendere quella sabbia dal fondale e di riversarla sui due chilometri di litorale ‘colpiti’ dall’interesse della Provincia. Tutto perchè - scrivono i collaudatori - le norme che esistono sono orientate sulla disciplina dei ripascimenti da realizzare con sabbia di cava. Guarda caso quella individuata dall’amministrazione Scano e poi scartata su indicazione del Comune - il sindaco era Delogu - e della Provincia targata Zirone-Balletto. Se si fosse usata la sabbia terrestre l’impresa sarebbe stata obbligata - scrivono i collaudatori - a diluire l’intervento nell’arco di due anni, su sei stazioni di conferimento, con un tetto di 195 metri cubi di materiale al giorno. E siccome il decreto 407/2001 del ministero dell’ambiente specifica che la Provincia aveva «l’obbligo di verificare la qualità del materiale sversato» ci sarebbe stato il tempo di intervenire e fermare lo scempio. Invece la draga Antigoon ha sparato sull’arenile del Poetto i suoi 370 mila metri cubi di sabbia nera in appena sedici giorni, realizzando la devastazione che è sotto gli occhi di tutti. Per chiarire meglio: il capitolato d’appalto regolava a puntino ogni passaggio del ripascimento, ma solo se fosse stata scelta la sabbia di cava. Preso il materiale dai fondali marini, le norme evaporano. Così i collaudatori sono stati costretti a dichiarare che i lavori corrispondono a quanto indicato dall’appalto, per poi certificare quanto è avvenuto ed è stato puntualmente riferito dai giornali: sull’arenile del Poetto è finita sabbia compatibile ma non uguale a quella originaria. Insieme a sassi, conchiglie, sostanze d’ogni tipo e persino un paio di bombe della seconda guerra mondiale che l’assessore Zirone aveva attribuito a fantomatici sabotatori. Queste «gravi irregolarità» che sono costate all’impresa pesanti detrazioni sui compensi stabiliti nel contratto d’appalto sarebbero comunque impunibili perchè mancano norme chiare, cui far capo in una situazione anomala come quella affrontata al Poetto. In conclusione: se Comune e Provincia non avessero testardamente sostenuto in conferenza di servizi la necessità di prelevare la sabbia dal fondale marino e l’amministrazione Scano - seguendo le scelte dell’allora assessore ai lavori pubblici Giacomo Guadagnini - avesse potuto evitare di inserire questa seconda possibilità nella gara d’appalto, l’impresa avrebbe trasferito sul Poetto la sabbia di cava - i siti erano stati individuati su indicazione dell’Università - e il Poetto non si troverebbe nelle attuali condizioni. Anche perchè, se quel materiale non si fosse dimostrato adatto, la Provincia avrebbe potuto bloccare l’intervento e studiare alternative. Insomma, la relazione dei collaudatori chiarisce finalmente a chi va attribuita la responsabilità dello scempio compiuto al Poetto: la colpa è di chi ha voluto la sabbia di mare, il comune di Cagliari e la Provincia guidata da Balletto. L’impresa Ati Mantovani ha fatto i suoi legittimi interessi, scegliendo la soluzione meno dispendiosa e più rapida che gli veniva offerta nel capitolato d’appalto. L’amministrazione Balletto, con i 28 miliardi di lire ricevuti dalla Protezione civile, ha realizzato una buona strada e una pessima spiaggia.