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pubblicato da La Nuova Sardegna il 31 marzo 2007

«Sabbia? Quella non è sabbia»


Materiale ghiaioso lontanissimo dall’arena originale
Benché fosse evidente ad occhio nudo, bastavano trenta giorni di analisi in laboratorio per appurare che le caratteristiche della sabbia riversata sul Poetto dalla draga Antigoon erano completamente diverse dall’arena originale. Anzi, quella sputata durante il ripascimento del 2002 non poteva neanche essere definita sabbia: «Io la chiamo “materiale”, non certo sabbia» ha tagliato corto il geologo Alberto Marcello, docente in pensione di Prospezione geomineraria alla facoltà di Ingegneria, rivolto al presidente della prima sezione penale Francesco Sette. A lavori in corso, il rettore Pasquale Mistretta chiese a lui di analizzare la sabbia vecchia e nuova per farsi un’idea della futura spiaggia dei Centomila. Con un’equipe di nove esperti, la sera del 14 marzo 2002 Marcello fece un giro sul litorale e prelevò quattro campioni a caso. Due li prese dai cumuli ammucchiati con la sabbia prelevata in mare, uno dall’arena già livellata e l’ultimo dalla poca sabbia bianca rimasta vicino agli stabilimenti dell’aeronautica. In soli trenta giorni («ferie comprese») ottenne il risultato: «Il "materiale" riversato sul Poetto aveva dimensioni troppo grandi per definirlo sabbia: era più vicina al ciottolato, alla ghiaia. Sopra 0,5 millimetri non la si può certo definire sabbia». Dalla verifica sull’acqua lattiginosa il geologo capì anche l’origine dello strano colore del mare: «Quel colore biancastro derivava dal carbonato di calcio presente nel materiale sputato dalla draga: era presente in una percentuale di circa il 50%, mentre la vecchia sabbia ne conteneva al massimo il 5-6%». La bianca arena originaria era composta quasi esclusivamente di quarzo e feldspato, per circa il 90%: erano questi due minerali a conferirle il tipico candore che i cagliaritani oggi sognano. Alla domanda del pubblico ministero Guido Pani, titolare dell’accusa assieme al collega Daniele Caria, Marcello ha raccontato di non aver inviato l’esito dello studia alle autorità che si stavano occupando del ripascimento perché era il frutto di una chiacchierata informale con Mistretta, allora consigliere comunale. Ma di averne discusso in un dibattito poco diplomatico con l’ex presidente Sandro Balletto - condannato in abbreviato per danneggiamento - durante la trasmissione di Rai Tre "Ambiente Italia" , presente il geologo Paolo Orrù della commissione di monitoraggio, ora tra gli imputati di falso. In rappresentanza del ministero dell’Ambiente - che ha autorizzato le operazioni con decreto del 2001 - è stato poi ascoltato il funzionario Paolo Cosentino, della direzione Protezione natura. Cosentino ha specificato che al dicastero poco interessava delle dimensioni della sabbia riversata dal mare alla spiaggia: «Ci eravamo accertati del fatto che il materiale non contenesse sostanze inquinanti per la fauna ittica, non spettava a noi occuparci della tutela paesaggistica». Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i sei operai della Provincia, incaricati di far sparire i massi e raccogliere l’ultima sabbia bianca per usarla come ‘coltre’ della nuova. Nell’ultima udienza, da testimoni sono diventati imputati di reato connesso. E stamane, difesi dall’avvocato Michele Schirò, hanno rifiutato di rivelare quanto già anticipato. Il processo continua il 13 aprile.
di Elena Laudante