Rassegna stampa
Sforbiciata sugli stipendi del Parco
In tempi di vacche magre, non se la passano bene neppure i fenicotteri rosa. E dunque, il consiglio di amministrazione del Consorzio di gestione del Parco di Molentargius-Saline ha deciso di tagliare drasticamente tutte quante le indennità. Per la precisione, i tre componenti del Cda hanno rinunciato al sessantacinque per cento del loro compenso. La decisione, per la verità nell’aria da diverso tempo, è stata assunta ieri mattina dal presidente del Parco Gigi Ruggeri e dagli altri due esponenti del consiglio, Raffaele Felce e Francesco Cicero. Posto che i compensi vengono stabiliti secondo parametri di legge, di quali cifre si sta parlando? Cominciamo dal presidente. In teoria Ruggeri avrebbe dovuto incassare oltre cinquemilaseicento euro lordi al mese. Con la delibera firmata ieri il compenso scende a duemila euro. Che difficilmente usciranno dalle casse del Consorzio: l’indennità non è cumulabile, e dunque toccherà al presidente decidere se percepire lo stipendio da sindaco o da componente del Cda. E in merito, Ruggeri ha optato per l’indennità garantita alla fascia tricolore. Discorso differente per Felce e Cicero, i cui stipendi erano fissati in circa milleseicento euro lordi e dunque, calcolatrice alla mano, si scende a circa cinquecento euro. Lordi. Se a questo si aggiunge il fatto che un componente del Cda è un lavoratore dipendente in mobilità, il compenso si dimezza ulteriormente del 50 per cento. «Il Parco ha sempre fatto della parsimonia la sua virtù - dice Ruggeri -. Paghiamo il direttore generale (Mariano Mariani, ndc) meno di un dirigente comunale, e anche per quanto riguarda gli incarichi professionali, obbligatori per legge, abbiamo cercato di coniugare professionalità e oculatezza». Quanti sono i professionisti che lavorano per il Parco? E quanto prendono? «Sono sei - precisa Ruggeri - selezionati tramite bando pubblico, e si occupano del Piano del parco e del progetto di utilizzo dell’area umida. E non si tratta di incarichi a vita. Il compenso è stato fissato una tantum in 180mila euro, meno di uno studio professionale». L’apertura al grande pubblico, fissata per dicembre, è confermata. Ma «quello che ci preoccupa maggiormente - conclude Ruggeri - riguarda la certezza dei finanziamenti regionali sul versante manutenzioni. Un esempio: il consorzio Ramsar disponeva di un milione e 400mila euro per sei mesi. Noi quella cifra l’abbiamo fatta durare un anno. Ma è chiaro che non si può rimanere sul filo di lana o si rischia di chiudere i battenti».