pubblicato da La Nuova Sardegna il 30 ottobre 2008
Ferrovie e saline, prove di intervento
Team Cagliari-New York per ipotesi avveniristiche ma ecocompatibili
CAGLIARI. Con l'acciaio delle rotaie hanno previsto di realizzare una serie di strutture, un
altro gruppo di lavoro la trama delle ferrovie l'ha lasciata vicino all'ipotesi di un nuovo
complesso per fitness e ricezione turistica. Il tutto assomiglia a un gioco geometrico composto
da tanti elementi romboidali sovrapponibili e spostabili tra loro. Stesso discorso per l'area
dei capannoni che si trovano nelle saline di Molentargius.
Loro, i progettisti, sono studenti del dipartimento di architettura di Cagliari e del Pratt
Institute di arte e architettura New York. Questi ultimi sono arrivati nei giorni scorsi in
città e ieri mattina, assieme ai colleghi locali, hanno esposto nell'edificio dei Saliscelti
del parco di Molentargius una serie di esempi su come è possibile intervenire sul territorio
rispettando l'ambiente.
Le ipotesi presentate riguardano l'ampia area delle ferrovie dello Stato, che dovrà passare
alla Regione, e una parte degli immobili delle saline (i capannoni che sorgono vicino
all'edificio dei saliscelti). Si tratta, ha spiegato Mariano Mariani (direttore generale del
Consorzio di gestione del parco), di riflettere sull'ingente patrimonio e sulle nuove
possibilità di utilizzo.
Le strategie dei progetti delle equipe Cagliari-New York sono partite da una considerazione di
base, ha sottolineato Ludovica Tramontin, ricercatrice del dipartimento di Architettura e
coordinatrice del lavoro: dal fatto che Molentargius è un sito così naturale e così artificiale
(è un complesso sistema idraulico legato al funzionamento dell'industria delle saline). Da
qui l'utilizzo di "forti valenze culturali e naturalistiche, realizzate con materiali che
tengono conto del sole e del vento e della possibilità di mutare ed essere cangianti".
Tutti i giovani ricercatori sono partiti da una serie di geometrie naturali: dai fenomeni di
realizzazione del sale sino allo studio della produzione energetica dei licheni e delle alghe.
"Le proposte - ha informato Tramontin - sono tutte non invasive, da realizzarsi con materiali
smontabili e mutabili". Il riferimento più utilizzato è quello della crescita delle foglie
sugli alberi, che assumono posizioni specifiche in rapporto al sole e al tempo atmosferico (e
ricalcano la successione di Fibonacci).
Sara e Valentina, dell'equipe cagliaritana, hanno sottolineato come l'area delle ferrovie
sia un punto nodale, ed evidenziato il ruolo reale e simbolico che ha sia porto che l'acqua,
e puntato sul sole e il vento per utilizzarne i pregi. Per la stesso zona una infrastruttura
del benessere, miscelata con elementi di ricettività è stata studiata da Shin (dell'equipe di
New York) che si è soffermato in modo particolare su un rivestimento multistrato in grado di
trasferire energia.
Il vento e il sole sono stati gli elementi centrali delle riflessioni. E tutte le ipotesi
realizzate putano, tra le altre cose, all'autosufficienza energetica. William e Whon hanno,
invece, ipotizzato di utilizzare la produzione del sale anche come esperienza per i visitatori.
Altri hanno sviluppato involucri in cui l'interno e l'esterno diventano intercambiabii. Ed
altro ancora.
Si è trattato, ha precisto Enrico Corti, docente di architettura, di un tentativo
sperimentale per riimmaginare il rapporto con la natura. La proiezione internazionale di
questo progetto è stata sottolineata da Antonello Sanna (direttore del dipartimento di
architettura dell'università di Cagliari), che ha anche evidenziato il confronto col
paesaggio e la necessità del confronto tra naturale e antropico, che in Molentargius
trovano un modello-laboratorio.
di Roberto Paracchini