Parco Molentargius
Litorale Poetto Molentargius su FacebookMolentargius Rss Feeds Sito denuclearizzato
www.sitodenuclearizzato.eu

Rassegna stampa


2011    2010    2009    2008    2007    2006    2005
2004    2003    2002


pubblicato da La Nuova Sardegna il 30 ottobre 2006

Forse un’onesta incompetenza salverà gli stagni


Il sindaco di Quartu risponde alle critiche di Giorgio Todde
Cagliari e il suo contado praticavano, due secoli fa, uno sviluppo sostenibile. Lo stagno di Santa Gilla era una grande ricchezza nell’Ottocento. E per conservare questa ricchezza proteggevano lo stato delle cose. I fenicotteri erano decine di migliaia nell’Ottocento, oggi poche migliaia. I pescatori dello stagno pescavano gamberi, tartarughe e molto pesce: oggi solo pesce, e poco. Liquami di interi paesi e fabbriche inquinanti hanno avvelenato le acque. In pochi anni un paesaggio di bellezza sovrumana è stato mezzo distrutto. Lo stagno è diventato una sconfinata discarica. Qualche arrogante - confondendo zufoli con violini - dice che è lo sviluppo. Dal lato opposto della città, l’altro stagno, il Molentargius, non sta meglio e sulle acque si riflettono i palazzacci e le case abusive. I paesi si tuffano dentro la laguna e la intossicano. Una strada di violenza mai vista passa sopra le rive e le acque soffocano. Ma anche questo, dicono, è sviluppo. Non c’è nessuna speranza: gli stagni sono là in attesa di annientamento, perciò alle volte hanno un’aria così malinconica. Oggi esiste un parco capitanato dai sindaci di Cagliari, di Quartu, dei paesi intorno al Molentargius e, per una piccola quota, anche dalla provincia che da queste parti abbiamo imparato a temere. I l parco ha un bell’ufficio nella palazzina dei Sali scelti e dispone di un fondo di tre milio ni di euro da novembre del 2005. Il versante dello stagno di Quartu ha passato molti guai, an che incendi che hanno devastato il canneto. Ma il sindaco di Quartu, presidente del parco, deve essere di carattere stizzoso e si altera quando gli si dice: «Hai un bel po’ di soldi in cassa da un anno e non li spendi. Potresti pagare una cooperativa di vigilanti, far pulire, aver cura dei luoghi. Potresti iniziare a far conoscere lo stagno. Potresti fare un piano contro l’abusivismo». Potrebbe. Ma ha altro da fare, si vede. Però ha nominato, in accordo con gli altri sindaci consorziati, un direttore del Molentargius il quale dà pochi segni di sé. La sua attività produce tracce scarse e questo fatto potrebbe perfino essere un buon segno. Non è interventista, è un uomo prudente e non è, siamo sicuri, un ornamento dell’ufficio. Ha addirittura lasciato un’orma su internet (non un sito, ché potrebbe essere considerato esibizionismo) e ha pure concepito una delibera per scegliere un gruppo di sei esperti che devono stilare il piano per il parco. Però gliel’hanno contestata subito perché non è chiaro se si vuole salvare lo stagno oppure gli abusi edilizi. E quest’ultima eventualità non va d’accordo con la filosofia di nessun parco del pianeta. Però, forse, il problema è, come si dice, culturale. La laguna non è considerata una ricchezza ma una disgrazia. Aumenta le distanze, produce zanzare, produceva malaria, ospita cani randagi, topi e anche la zanzara tigre che è manna per i giornalisti. E non si può, scherza il sindaco di Quartu che è di spirito, «mettere un carabiniere a guardia di ogni fenicottero». Si prova vergogna ad appartenere ad una comunità che fa tutto questo male ai luoghi dove vive. Una vergogna che diventa rossore quando si paragona, per esempio, la Camargue al nostro sterminato sistema di stagni. Chi segue la foce del Rodano e trova gli ottantacinquemila ettari della Camargue ha la percezione dell’affetto degli abitanti per i propri luoghi. Un incendio alla Camargue, scarichi di fogne, veleni, sindaci che hanno fondi e non li spendono, squallidi supermercati sulle rive piene di immondezza, condomini deprimenti che si specchiano sulle acque della Camargue non sono possibili. Eppure anche da quelle parti esistono gli interessi economici, la speculazione, le imprese, perfino sindaci e, magari, anche un direttore del parco. Evidentemente nel sud della Francia sono, semplicemente, più civili, ci sono le leggi e c’è chi le applica e le fa rispettare. Santa Gilla e Molentargius sono la nostra storia, ci sono norme che li proteggono, ci sono fondi. Ma non c’è niente da fare, quelle acque non hanno nessuna speranza di essere davvero custodite e preservate. La distruzione continua. E’ sufficiente l’incuria, il resto verrà da sé sino all’annichilimento. I nostri stagni sono avviati ad asciugarsi ed estinguersi. Un risveglio amministrativo non è previsto e non è nemmeno detto che sia sperabile. Un rifugio è nelle leggi, certo. Ma, soprattutto, si deve spiegare ai giovani e ai bambini (nessuna fiducia negli uomini cosiddetti maturi ossia in noi stessi) che l’unico patrimonio durevole di cui Cagliari, Quartu e tutti i paesi vicini dispongono è proprio il sistema di stagni, mare e promontorio che consolano dall’irreparabile bruttura urbana prodotta intorno. Il nostro hinterland è cresciuto in modo feroce, le nostre giunte sono state giunte edilizie, l’impresa si è confusa con l’amministrazione, la monocultura è stata a Cagliari e nel suo contado quella edilizia. Però gli stagni hanno resistito a ingegneri, geometri e sindaci. Santa Gilla e Molentargius sono malconci, è vero, ma confidiamo nel senso del “non fare” e nella pigrizia di chi li dovrebbe curare. Speriamo in un’onesta incompetenza che è un dono se paragonato ad una incapacità disonesta. Primo: non produrre danno, poi si vedrà.