pubblicato da La Nuova Sardegna il 30 ottobre 2005
Il parco esiste, ma non si vede
Avanza il degrado, chiuse le capanne di avvistamento
CAGLIARI. La felicità é durata poco. La costituzione del
consorzio di gestione del parco di Molentargius avrebbe
dovuto aprire la strada a tutta una serie di inteventi. Così
si pensava. Invece, pur essendo un primo passo, tutto va
a rilento. A parte un servizio di vigilanza, l’area umida
sembra lasciata in balia di se stessa. I rifiuti riprendono a
fare la loro comparsa ma, soprattutto, nessuno può ancora
fruire di un bene così importante e ricco di avifauna:
circa 260 speci e per novanta ettari di specchio acqueo. Eppure
a suo tempo il consorzio Ramar, che ha realizzato i
lavori di recupero dell’importante zona umida, aveva costruito
dieci capanni per l’avvistamento dei volatili. Costate
non esattamente a un prezzo da saldi (50mila euro
l’uno), queste strutture sembrano oggi piccole case dei
fantasmi, tutto chiuso con tanto di lucchetto. In precedenza,
addirittura, erano state oggetto di saccheggio. Mentre
ora sembrano dei monumenti all’assenza.
Prima dell’estate il consorzio
di gestione si era insediato
con la nomina del presidente
Gigi Ruggeri, sindaco di Quartu.
Intanto la Regione ha garantito
i primi finanziamenti. Il
consorzio di gestione era stato
costituito dopo anni di attese e
grazie all’impegno preso dall’assessore
regionale all’Ambiente,
Tonino Dessà, che ne
aveva fatto un punto d’onore.
Le divergenze tra gli enti locali
(i Comuni di Cagliari, Quartu,
Selargius e Quartucciu, piò la
Provincia) interessati al parco
avevano rallentato la realizzazione
della zona protetta.
Ora il parco c’ù, ma non si
muove, nù si vede. Manca ancora
il direttore generale che dovrè
prendere tutte le decisioni
operative. Per la sua nomina ù
stato fatto un bando internazionale.
Nello stesso tempo, peré,
se da un lato la scelta dovrebbe
permettere l’ingresso di un
personaggio autorevole; i tempi
sono stati rallentati. Entro
pochi giorni, inoltre, il consorzio
Ramsar finirè di consegnare
l’area umida alla Regione in
quanto i lavori di recupero sono
pressochù terminati. A questo
punto l’esecutivo del parco
dovrè essere in grado di gestire
il compendio. Va ricordato
che Molentargius vive grazie a
un complesso sistema idraulico.
La parte chiamata normalmente
«stagno» (il Bellarosa
Maggiore) rappresenta, infatti,
la vasca presalante dove confluisce
l’acqua di mare attraverso
un’idrovora. Successivamente
da quella vasca, attraverso
appositi canali, l’acqua
viene convogliata nelle vasche
salanti. Il tutto, come accennato,
grazie a un sistema idraulico.
In piò c’ù l’area umida del
Bellarosa Minore, di recente
costituzione: ù sorta attorno
agli anni Sessanta a seguito
dell’antropizzazione dell’hinterland
prodotta dalla crescita
dei centri limitrofi a Cagliari.
In quel periodo i sistemi idraulici
erano molto scarsi o non
esistevano e i liquami venivano
riversati dalla parte dello
stagno permettendo in tal modo
la nascita di Bellasora Minore.
Solo che, col crescere dei
centri urbani, l’inquinamento
ù diventando insopportabile e
ha invaso anche le saline. Nei
primi anni Ottanta vi fu infatti
la chiusura dell’industria del
sale con conseguente causa intentata
dai Monopoli di Stato
ai Comuni responsabili degli
scarichi fognari.
Oggi le acque dei centri dell’hinterland
vengono convogliate
nel depuratore ma esiste
ancora un collettore fognario,
presso Selargius, che non ù collegato
al depuratore. Da qui la
presenza di isole di inquinamento
come dimostra la presenza
di di uccelli morti per
questo motivo. Inoltre il lavoro
di recupero della zona umida
(costato 120 miliardi di vecchie
lire stanziati nell’88) ha realizzato
un sistema di depurazione
ulteriore, il sistema filtro per il
Bellarosa Minore.
«Ma tutto questo — sottolinea
l’ornitologo Helman
Schenk — necessita di essere
gestito. Mentre oggi abbiamo
un immenso patrimonio per
flora e avifauna, ancora inutilizzato
». A vistiare lo stagno si
ù sommersi dai suoni degli uccelli,
un paradiso per gli appassionati
che, peré, non possono
fruire dell’area. Ma il problema
piò urgente ù la prossima
consegna, a fine lavori, di tutto
il sistema umido che va fatta,
naturalemnte, a qualcuno che
lo gestisca. Poi restano aperti,
come precisato, la possibilitè
di fruizione dell’ara (dai normali
cittadini alle scolaresche,
ai turisti) e la rimessa in funzione
delle saline. Ovvero del
cuore dello stagno che vive in
funzione dell’industria del sale.
Infine non ù ancora risolta
del tutto la questione del patrimonio
immobiliare: i Monopoli,
infatti, hanno ceduto alla Regione
soltanto l’edifico dei Saliscelti
(per la sede dell parco),
mentre tengono stretti tutti gli
altri edifici.
di (r.p.)