Parco Molentargius
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pubblicato da La Nuova Sardegna il 30 agosto 2006

Trovato mentre dà fuoco a Terramaini


QUARTU. Si chiama Fabrizio Casula, ha 40 anni, ed è un pregiudicato monserratino col vizietto del cerino. L'uomo è stato arrestato ieri dagli agenti Corpo forestale, che l'hanno sorpreso ad appiccare il fuoco vicino al canale di Terramaini, lungo la Monserrato-Cagliari. Al momento dell'arresto Casula non ha fornito spiegazioni, ma gli inquirenti sospettano che possa aver avuto un ruolo importante anche del vasto rogo che lunedì ha devastato dieci ettari di canneto nel Molentargius.
Nel rogo sono andati in fumo due autocompattatori parcheggiati nel deposito della Aspica, la ditta che raccoglie i rifiuti per conto del comune di Cagliari. Fabrizio Casula, già condannato per rapina, lesioni e maltrattamenti familiari, ha abbandonato le patrie galere da pochi giorni grazie all'indulto bipartisan votato dal Parlamento le scorse settimane. "Se c'è una responsabilità criminale - assicura il presidente del Consorzio di gestione del Parco, Gigi Ruggeri -, ci costituiremo parte civile perché è allucinante che si possa pensare di calpestare impunemente i tesori della città". Quando un presunto piromane finisce in manette, ci si chiede sempre il motivo del suo gesto: perchè mandare in fumo il Molentargius? "Di sicuro non siamo di fronte ad una strategia classica, quella del pastore o dell'agricoltore che appiccavano gli incendi per avere foraggio - aggiunge Ruggeri -. In questo caso credo si tratti di persone scontente del parco, forse per il blocco dei terreni e delle costruzioni, o per i vincoli posti all'agricoltura. O più semplicemente la mente di questi delinquenti è turbata e attua un meccanismo aggressivo, di rivalsa, con la precisa intenzione di arrecare il maggior danno possibile. Se poi dovesse essere confermata la connessione tra l'arresto e l'incendio di lunedì, considerato anche che il soggetto in questione è un pregiudicato - dice il presidente del Consorzio - penso si tratti di un mero esecutore. Ecco perché mi sembra un'aggressione senza precedenti, e continuo a chiedermi se vi sia in atto una strategia precisa per danneggiare un bene prezioso". Intanto, a distanza di ventiquattr'ore dal terribile rogo, è iniziata la conta dei danni. Accompagnata dalle feroci polemiche già andate in onda nei giorni scorsi, che hanno visto contrapposti Gigi Ruggeri e le associazioni ambientaliste Gruppo di intervento giuridico, Lega per l'abolizione della caccia e Amici della terra. A dividere ecologisti da un lato e Consorzio dall'altro è l'annoso problema della sorveglianza, che dovrebbe garantire la tutela dell'area umida e, naturalmente, evitare che il parco di Molentargius-Saline diventi l'ambita meta della banda del cerino. Che quest'anno s'è divertita come non mai. A memoria d'uomo, nessuno ricorda una stagione così sciagurata: la stima complessiva parla di almeno una decina di roghi, suddivisi tra la zona che costeggia viale Marconi e l'area vicina alla rotonda del Margine rosso. Va da sé che l'attacco sferrato ieri pomeriggio rappresenta una grossa novità, perché il rogo è partito da una zona interna difficilmente raggiungibile, a ridosso del Bellarosa minore: un particolare che ha spinto gli inquirenti ad avvalorare la tesi dell'incendio premeditato. Spetterà ora agli inquirenti stabilire la colpevolezza o meno di Fabrizio Casula e scoprire le motivazioni che hanno spinto il pregiudicato a trasformare Molentargius in un inferno.