pubblicato da Il Sardegna il 30 aprile 2010
Palazzo con vista sulle Saline
«Sbagliato annullare i sigilli»
Molentargius. La Cassazione accoglie il ricorso della Procura sull'edificio di via Gallinara
Sigilli legittimi. Nel valutare
il sequestro chiesto dalla
procura per il palazzo di via Gallinara
- sei piani con attico al posto
di una villa di due - si deve
tenere conto dei vincoli del Piano
Paesaggistico, dei 300 metri
dallo stagno di Molentargius e
soprattutto, dell'altezza delle
costruzioni circostanti. Chiaro
che secondo la Cassazione sull'edificio
della Progetto Casa Srl
pende il sospetto di un abuso
edilizio. I giudici romani in sostanza
riaprono i giochi sui sigilli
disposti dal Gip Luisanna
Melis il 15 maggio 2009 e annullati
dopo qualche settimana dal
tribunale del Riesame. Decisione
contro la quale il pm Daniele
Caria aveva proposto ricorso
per Cassazione, perché sulla base
delle indagini del Corpo Forestale
è certo che quel palazzo
con vista sulla zona umida vincolata
da tutela comunitaria
non abbia le carte in regola. Con
la decisione del 25 febbraio -
motivazioni depositate da qualche
giorno - la Suprema Corte
sembra condividere questa certezza
e bacchetta il Riesame che
invece era di diverso avviso. E
suggerisce la come trattare la
vicenda, al termine del quale il
tribunale cagliaritano potrebbe
essere quasi obbligato a disporre
i sigilli, di nuovo. Chiedendo
il dissequestro i difensori del
costruttore Francesco Cardia, i
legali Patrizio Rovelli e Massimiliano
Marcialis, avevano sostenuto
che non ci sono vincoli
paesaggistici ad ostacolare il
cemento, dunque non ci fosse
bisogno del nulla osta dell'Ufficio
per il Paesaggio. Non è così,
secondo la Corte. I limiti dei 100
metri - così determinanti nel
giudizio davanti al Tar, che ha
dato ragione al costruttore - ci
sarebbero tutti, sebbene ancor
più rigidi della legislazione nazionale.
Il Riesame inoltre aveva
ritenuto che non ci fossero
esigenze cautelari a motivare il
blocco del cantiere, allora appena
agli inizi, ma che al massimo
si potesse configurare un tentativo.
Oggi che il palazzo è praticamente
pronto, la Cassazione
sanziona anche questa interpretazione:
non c'è l'abuso tentato
perché è ovvio che per
realizzare un palazzo si parta
dalle fondamenta, e quando è
pronto è difficile tutelare invece
il bene violato, cioè l'ambiente.
Ora si riparte da zero, con la vicenda
che torna al Riesame. Di
certo la procura confermerà la
richiesta dei sigilli.
di Elena Laudante