pubblicato da La Nuova sardegna il 30 marzo 2004
«Hanno interrato trenta ettari di Molentargius»
I Verdi annunciano un’interrogazione parlamentare: «Realizzato male il sistema filtro, addio avifauna»
CAGLIARI. La storia racconta di una serie di uccelli come i corrieri, i piro piro, le avocete, i cavalieri d’Italia e diversi altri che cinguettavano, volavano e nidificavano nella zona sud est di Bellarosa minore, a Molentargius. «Ora quegli uccelli non ci sono più - afferma sconsolato Pino Zarbo, ambientalista dei Verdi - quell’area umida è stata ricoperta con materiale terroso per non meno di venti-trenta centimetri. Si tratta dei lavori del sistema filtro che fanno parte del recupero dell’area, ma i lavori dovevano venire sospesi il 1º marzo, invece durano ancora: l’impatto negativo è evidente». Nei prossimi giorni Marco Lion (deputato dei Verdi) presenterà un’interrogazione parlamentare per chiedere chi controlla l’iter delle opere. «Prima - continua Zarbo - c’era un ambiente ideale per tutta una serie di uccelli, detti limicoli perchè vivono in ambienti limacciosi. Ora non più». Zarbo e i Verdi non mettono in dubbio che il sistema filtro «sia indispensabile per la riqualificazione del sistema umido del Molentargius, ma i tempi e il metodo con cui è stato realizzato». Nel progetto di recupero dell’area umida, in corso di realizzazione avanzata da parte del consorzio Ramar si legge che «la finalità dell’intervento progettuale incentrato sull’ecosistema filtro risulta quella di poter sostituire, con acque qualitativamente compatibili con i nuovi obiettivi di qualità del Bellarosa e del Perdalonga, le portate fognarie che attualmente li alimentano attraverso i rii Mortu, Selargius e Is Cungiaus». L’obiettivo è quindi «quello di risanare e di riportare i corpi idrici del Bellarosa e del Perdalonga in uno stato di “equilibrio dinamico” nel quale permettere la vita alla fauna tipica delle zone umide. Tale obiettivo è raggiungibile riducendo il carico complessivo del fosforo e/o dell’azoto, a seconda del loro ruolo di fattori limitanti». In particolare l’ecosistema filtro «è situato nell’attuale vasca delle saline denominata “1º Bellarosa”, che verrà occupata per una superficie di circa 37 ettari; esso sarà delimitato a sud da un nuovo argine maestro e sarà suddiviso al suo interno in più vasche comunicanti attraverso soglie regolabili». Nel progetto, riprende Zarbo, «c’è scritto che si sarebbe fatta una prima sperimentazione su una parte della vasca in modo da lasciare un’area che potesse essere utilizzata dall’avifauna. Invece mi sembra che abbiano spianato tutto in una volta. In quella parte del Bellarosa non riesco a trovare quella zona rimasta naturale, se non l’ultimo pezzettivo: 500 metri quadri circa dove hanno riversato una serie di fanghi delle vasche che per altro dovevano essere ben separate e distinte (almeno nel progetto)». Quindi: niente contro il sistema filtro, solo che «non si rispettano i tempi e l’accelerazione con cui vengono fatti i lavori non convince. Per questo chiederemo, in Parlamento, di sapere chi controllo l’iter dei lavori. Inoltre doveva esserci la campionatura della flora esistente prima di ricoprire tutto: quella flora doveva riprendere corpo dopo l’intervento. È stato fatto?». Nei giorni scorsi c’è stato un ennesimo richiamo dell’Associazione per il parco di Molentargius: occorre subito favorire l’abbassamento della lama d’acqua a Molentargius. «Questi problemi ancora una volta - affermarono - rischiano di pregiudicare il delicato equilibrio della laguna. Come già segnalato nei giorni scorsi si mantiene estremamente preoccupante il livello dell’acqua nel bacino di Bellarosa Minore, tanto elevato da aver sommerso completamente gli argini della vasca nonché l’isolotto dei fenicotteri sotto Monte Urpinu, che a suo tempo venne realizzato proprio per garantire uno spazio riproduttivo all’animale». Un altro problema che con le piogge di questi giorni potrebbe ritoranre d’attualità. In questo periodo, infatti, il ciclo dell’avifauna si trova in un momento particolarmente delicato, «come quello che prelude alla riproduzione dei volatili che appaiono già impegnati in questo momento della loro vita. Preoccupa inoltre il fatto che non esista un buon ricambio idrico nello stesso bacino, a discapito delle caratteristiche dell’acqua. Ribadiamo la necessaità di interventi urgenti entro un mese per evitare la perdita di eventi faunistici importanti per la biologia degli animali». Resta, poi, il problema dei problemi: la necessità di dare a Molentargius certezza nella gestione. Ma questa sembra allontanarsi sempre più per via delle difficoltà continue nella costituzione del consorzio di gestione tra gli enti locali interessati al funzionamento del parco: Provincia, Cagliari, Qaurtu, Quartucciu e Selargius.
di (r.p.)