Parco Molentargius
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pubblicato da L'Unione Sarda il 29 ottobre 2006

«Contrordine, è tempo di linea morbida»


Cagliaritani. Parla il presidente regionale di Legambiente e dice la sua su parchi, industrie e Poetto
Vincenzo Tiana: ecologista e ingegnere, non c'è conflitto di interessi

Una critica al grigiore del Poetto non guasta mai. Le antenne tese a captare dove e quando cadrà il cemento prossimo venturo, ma anche sensibili alle polveri sottili delle fabbriche e tutto il resto. Gli ambientalisti dicono sempre la loro, qualche volta sbagliano. Parola di Vincenzo Tiana, presidente regionale di Legambiente: «Nella vicenda del parco del Gennargentu c'è stata troppa rigidità. E una parte della responsabilità è delle associazioni ambientaliste».
Cinquantanove anni e scarsa attitudine al sorriso, da dieci è in sella e non sembra sul punto di essere disarcionato: «Inamovibile? No, mi auguro che ci siano giovani pronti al ricambio del gruppo dirigente».
La concorrenza è forte: Wwf, Gruppo d'intervento giuridico, Italia Nostra. Legambiente rischia l'estinzione?
«C'è spazio per altre associazioni su base locale. Legambiente ha scelto una organizzazione diversa, circoli sul territorio. In Italia sono circa mille».
Vi accusano di essere una lobby col potere di veto.
«Ci piacerebbe, ma sono fantasie».
Con quali soldi andate avanti?
«Le quote dei soci».
Finanziamenti pubblici?
«Contributi per progetti di sensibilizzazione, partecipiamo come tutte le associazioni».
Ambientalista e ingegnere, non c'è conflitto d'interessi?
«é un problema di tempo, diciamo organizzativo. Per un ingegnere occuparsi di ambiente è una sfida, quando mi sono laureato il programma di studi non era particolarmente attento ai problemi ambientali».
Resta il rischio di confusione tra i ruoli.
«Per fare il presidente di Legambiente ho rinunciato a molti incarichi che in qualche modo potevano condizionarmi. Mi spiego meglio. Sono presidente dell'associazione parco di Molentargius: nello statuto abbiamo scritto che il presidente non può avere alcun tipo di incarico professionale nella zona del parco».
Le hanno offerto un incarico professionale per addolcire le sue posizioni?
«No».
Neppure un tentativo di comprare il silenzio?
«Ci sono aziende che accettano serenamente il ruolo delle associazioni ambientaliste e quindi si confrontano. La Saras, per esempio, anche se poi magari non si raggiunge l'accordo. O il Consorzio Costa Smeralda, col quale negli ultimi anni abbiamo discusso in maniera proficua. Altre no, ci vedono come rompiscatole e la buttano sul ricatto occupazionale».
Quanto inquina la Saras?
«Emette ogni anno milioni di tonnellate di sostanze inquinanti, soprattutto anidride carbonica, che contribuisce ad aggravare l'effetto serra. Il problema dei problemi è Portoscuso».
Perché?
«é uno dei poli industriali più inquinati d'Italia. Nel 1989 abbiamo promosso l'istituzione della zona a rischio . é stato fatto un piano di disinquinamento, doveva essere operativo in tre anni, è stato diluito in dieci, rendendolo meno efficace».
Che cosa pensa del Piano paesaggistico?
«La Regione ha dimostrato che in un anno e mezzo si poteva fare. Nel merito detta delle regole uniformi in tutto il territorio regionale. Non è l' optimum , ma è un punto fermo, migliorabile con i Comuni, le Province e le associazioni ambientaliste».
I meno sensibili all'ambiente in Consiglio regionale?
«Non è una questione politica, più che altro bisogna guardare le zone di provenienza, la vertenza di cui si parla».
Sta scaldando i muscoli per la politica?
«Sono stato consigliere comunale a Cagliari nel 1991. Se ci saranno le condizioni in futuro, chissà».
Avete protestato, senza mai fare una denuncia formale contro il ripascimento. Perché?
«Abbiamo chiesto il blocco dei lavori in tempo reale. Non ci interessa denunciare qualcuno, piuttosto che un bene ambientale venga tutelato».
Cagliari dal punto di vista ambientale?
«C'è qualche dato buono a livello nazionale, il ciclo dell'acqua, le aree verdi, una rete di monitoraggio dell'aria. Poi ci sono quelli negativi: il problema rifiuti, parcheggi e mobilità, non c'è un'isola pedonale».
L'accusano di essere trasversale.
«Non è trasversalità, ma autonomia. Bisogna potersi confrontare con chi è al governo. C'è un sindaco di centrodestra e con lui affrontiamo i problemi, senza pregiudizi».
Il parco di Molentargius è inutilizzato da anni.
«Ha potenzialità internazionali. Si potrebbe dare un grande slancio, ma avvertiamo che non c'è l'impulso per fare questo passo. Milleseicento ettari dove non si può edificare, chiaro che qualcuno la pensi diversamente. Adesso siamo in mezzo al guado, non c'è la convinzione di trasformarlo in un vero parco internazionale. Però da qualche mese c'è un direttore che cerca di farlo vivere».
Gli ambientalisti non hanno colpe?
«L'ambientalismo in Sardegna ha una responsabilità, qualche volta è stato declinato in maniera troppo rigida. Prendiamo il caso del Gennargentu: se non si è fatto la responsabilità è dei movimenti che hanno alimentato una campagna di odio, ma forse qualche colpa ce l'hanno anche le associazioni ambientaliste, Legambiente compresa, perché ci voleva una maggiore apertura al dialogo. Questo ha condizionato tutto il processo di formazione dei parchi in Sardegna».
Alcuni sono scatole vuote.
«Bisogna far funzionare quelli che ci sono, piuttosto che scommettere sulla creazione di nuovi, non servono scatole vuote. Forse tra dieci anni potremo riparlare anche del Gennargentu»
Che cosa pensa dei rifiuti che sarebbero dovuti finire a Ozieri?
«Comprendevamo l'iniziativa di Bertolaso per risolvere un'emergenza ambientale. Duecento tonnellate sono un fatto simbolico, Cagliari li produce in mezza giornata. Quello che non condividevamo è la scelta della Sardegna, perché noi abbiamo già i nostri problemi, situazioni di grave arretratezza. Perché sobbarcarcene un altro?».

di Paolo Paolini