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pubblicato da L'Unione Sarda il 29 luglio 2004

Si cerca la cura per il Poetto


Il coordinamento tra enti proposto da Legambiente e sostenuto da Sandro Balletto.

Dopo due anni di polemiche e di accuse incrociate, dalla conferenza di servizi promossa dalla Provincia sulla salvaguardia del Poetto è finalmente arrivato un segnale chiaro e lungimirante: tutti gli enti e le associazioni ambientaliste si sono stretti al capezzale del grande malato d’accordo sulla necessità di dare vita a una commissione permanente che segua passo passo tutto ciò che si riterrà opportuno fare per restituire alla spiaggia cagliaritana il suo fascino mediterraneo. E, fatto ancor più importante, hanno assicurato impegno e collaborazione anche la Regione, il Comune e gli ambientalisti sia pure con proiezioni diverse. All’appello del presidente Sandro Balletto hanno risposto praticamente tutti gli addetti ai lavori (protagonisti e comprimari) e alla fine anche la sala gialla del Palazzo viceregio si è rivelata troppo piccola. Naturalmente prima di arrivare al nocciolo della questione (progetto dune e quant’altro) non sono mancate le lacrime. Con qualche accenno alle vecchie polemiche e qualche mal di pancia in corso. Molto esplicito l’assessore comunale al commercio Luciano Collu: «Abbiamo davanti un malato che ha bisogno di cure e che non può aspettare. Finora le cose non sono andate come ci si aspettava, a iniziare dal colore della sabbia. Però bisogna guardare davanti e pensare al futuro e a ritrovare la vecchia spiaggia. Un consorzio pubblico sarebbe poi l’ideale per gestire la nuova realtà ma chiaramente prima di tutto serve il dialogo». Un’idea quella di Collu che ha dato il via a un dibattito che ha in parte riassunto la storia vecchia e recente del ripascimento effettuato al Poetto con proposte e suggerimenti tutti degni della massima considerazione. All’intervento del direttore generale dell’assessorato regionale all’Ambiente Antonio Conti (che ha assicurato la fattiva collaborazione della Regione con un suo ufficio) si è aggiunto quello di Vincenzo Tiana (presidente regionale di Legambiente) il quale ha osservato che il progetto-dune doveva essere realizzato prima del ripascimento sotto forma di sperimentazione; e comunque ha suggerito la costituzione di una commissione di livello internazionale e anche un concorso di idee. Più o meno sulla stessa linea Luca Pinna del Wwf (sempre attento e polemico sugli interventi ambientali nell’area Molentargius-Poetto-Saline) e i risultati del ripascimento. La discussione è salita di tono quando il professor Antonio Vernier (che interveniva a titolo personale) è tornato sulla necessità di una sperimentazione iniziale e che sostanzialmente quanto è avvenuto sulla spiaggia era facilmente prevedibile: colore grigio e pozzanghere comprese. La rena bloccata nel canale delle saline potrebbe essere utilizzata per le prime dune sperimentali. Così come quella di Giorgino che in passato è stata utilizzata per usi civili. Erano presenti anche il professor Andrea Atzeni e il geologo Paolo Orrù (del comitato scientifico) che hanno obiettato su alcune osservazioni relative al cordone dunale che si vuole realizzare a garanzia del ripascimento. Andavano fatte prima. Il progetto vero e proprio è stato illustrato dal geologo Salvatore Pistis e dalle sue annotazioni sono emersi alcuni elementi che finora pochi avevano preso in considerazione: e cioé che il ripascimento è stato progettato nel 1996 e appaltato nel ’99; e che il grigio della sabbia era abbondamente previsto nella gamma dei colori autorizzati dal ministero. «Di più - ha sottolineato il tecnico della Provincia - se la sabbia fosse stata più fine o di diverso colore forse il finanziamento sarebbe stato cancellato». Sembra un’altra battuta ma ha detto proprio così.

di Giovanni Puggioni

Il geologo: «Era previsto anche uno sbarramento con sacchetti biodegradabili: subito bocciato dagli ambientalisti»


Dune naturali per salvare la vecchia sabbia fine, ma anche per trattenere i piccoli granelli ottenuti dal ripascimento. Il progetto era già noto: la Provincia lo aveva presentato il 6 aprile ai rappresentanti degli stessi enti che ieri si sono ritrovati al Palazzo Regio. Unico assente quasi quattro mesi fa, la Regione, che ieri è venuta a conoscenza dell’idea, dopo l’illustrazione fatta dal geologo della Provincia, Salvatore Pistis. L’occasione per fare un passo indietro e raccontare qualche retroscena. «Il sistema dune era precedente alla realizzazione del ripascimento - ha detto il geologo - Un progetto stilato tra il ’96 e il ’99, quando è stato approvato. Anche le misure dei granelli di sabbia erano stabilite, nel pieno rispetto del capitolato d’appalto. Anche perché non si sarebbe potuta pescare della sabbia finissima, come la precedente, perché sarebbe stata inferiore alle misure inserite nel capitolato». Insomma la conformazione dei granelli di sabbia, previsti per il ripascimento, erano fissati in una “forbice” di grandezza superiore a quella dei precedenti. Nel pescare, la draga Antigoon, ha compiuto, secondo il geologo, il suo dovere: «La media della sabbia è conforme alla grandezza prevista dal capitolato - ha spiegato Pistis - È innegabile che poi ci siano anche delle curve errate, che hanno portato a depositare delle pietre». Tra le altre cose, il progetto prevedeva anche la realizzazione del sistema dune prima del ripascimento: la precedente amministrazione aveva previsto delle dune artificiali, con sacchetti biodegradabili, contenti sabbia. «Un sistema bocciato e sconsigliato», ha detto l’esponente della commissione provinciale per il monitoraggio, Paolo Orrù. Parere condiviso anche dalle associazioni ambientaliste che avevano subito bocciato quel progetto. «Eravamo intervenuti per bloccare questo sistema artificiale di creazione di dune», ha spiegato il presidente di Lega Ambiente, Vincenzo Tiana: «Ciò non toglie che il progetto che stiamo valutando oggi, andava avviato prima del ripascimento». Solo un sistema di dune che si creino in maniera naturale può inserirsi in un contesto ambientale come quello marino. La soluzione, dunque, è quella del progetto dune illustrato dal tecnico della Provincia. Paletti di legno di un metro e 20 centimetri, fissate per mezzo metro nel suolo: così si avvierebbe la formazione delle dune, grazie all’azione del vento che sposta i granelli. Ad aiutare il sistema, anche la sabbia che verrebbe recuperata dal canale delle Saline: «Un’ipotesi, che dovrà essere confermata dai test e dalle prove di compatibilità», ha spiegato Pistis. Nessuna critica in merito al progetto, dal punto di vista tecnico, da parte delle associazioni ambientaliste: solo l’osservazione sui tempi e le modalità di realizzazione. La parola passa ora alla nuova commissione che vedrà Provincia, Regione, Comuni, Università, associazioni per lavorare a un solo obiettivo: il futuro del Poetto.

di Matteo Vercelli