pubblicato da L'Unione Sarda il 29 maggio 2006
«Il Poetto nel parco di Molentargius»
Dessì: «A settembre il concorso internazionale per stabilire i rimedi al ripascimento».
Sarebbe dovuto essere il
parco di Molentargius-Saline-
Poetto già nel ’99. Poi,
a un passo dall’approvazione
della legge istitutiva,
il Poetto uscì dai confini.
«È un quartiere della città,
non può subire i vincoli di
un’area protetta», sostenne
il centrodestra. E fu
semplicemente Molentargius-
Saline.
Del possibile reinserimento
si è parlato più volte,
da allora. Ma era pura
accademia. Oggi che il Piano
paesaggistico regionale
è stato adottato (sarà legge
fra tre mesi) e ci sono le
cornici normative dentro
le quali muoversi, Regione
e Provincia ripropongono
con forza quell’ipotesi, nei
giorni in cui si ricomincia a
parlare di gestione dell’arenile.
IL CONSORZIO. Il Comune
è scettico. «Siamo per un
consorzio di cui facciano
parte Comune e operatori
in raccordo con il consorzio
del parco e con il coordinamento
della Provincia.
Ma se ne può parlare»,
spiega l’assessore alle attività
produttive Luciano
Collu durante il resoconto
di Spiagge Pulite, edizione
numero 17. «Un consorzio
tra Cagliari e Quartu esisteva
già», obietta Graziano
Milia, presidente della
Provincia. «E non funzionò.
Potremmo fare mille
tavoli senza ottenere
nulla. C’è una sola via:
cambiare la legge istitutiva
del parco e reinserire il
Poetto». L’idea piace all’assessore
regionale all’ambiente
Tonino Dessì: «Continuo
a pensare a una Provincia
con funzioni di coordinamento
dell’area vasta.
Sono disponibile a ragionare,
ma dico no alla gestione
dei Comuni: il Poetto
non va gestito a pezzi».
I RIMEDI. Si parla anche
di rimedi. Dessì ricorda
che la Regione - terminata
l’indagine tecnico-amministrativa
e chiarite le responsabilità
- ha ottenuto
un finanziamento di 250
mila euro per uno studio
di fattibilità sui rimedi. «A
settembre bandiremo il
concorso internazionale»,
assicura il responsabile
dell’ambiente. Il problema
è che è di nuovo emergenza
erosione: in quattro anni
il mare si è ripreso in
media 50 metri di sabbia e
in alcuni punti l’arenile è
tornato quasi alle condizioni
pre ripascimento. Le
cause si conoscono: il porto
di Marina Piccola, le ville,
la grande voragine
creata dalle idrovore che
succhiavano la sabbia per
costruire la città. E molto
altro. «Intanto basterebbe
naturalizzare la spiaggia,
cioè far crescere la vegetazione
naturale, brutta per
molti ma utile», spiega
Dessì. «Qualunque intervento
si faccia, dobbiamo
essere certi del risultato»,
sostiene un cauto Milia.
Meno cauto, anzi appassionato
e teatrale, come
sempre, il neo deputato di
Rifondazione comunista
Luigi Cogodi. «Servono interventi
radicali pari al
danno che è stato fatti, costi
quel che costi. E nessuno
fugga dalle responsabilità,
perché mentre la gente
chiedeva di fermare la
draga nessuno lo fece».
BALLETTO NON FU SOLO.
E a proposito delle responsabilità,
Milia e Dessì sono
molto chiari. «Mi sembra
difficile che una sola persona
sia responsabile di
questo disastro», dice con
chiarezza il leader della
Provincia. «C’è stato un
diffuso atteggiamento fideistico
che ha coinvolto
politici e dirigenti». L’assessore
regionale chiarisce
meglio e parla dell’ex numero
uno di viale Ciusa,
condannato in primo grado
a dieci mesi, con rispetto:
«Non vorrei che il dottor
Balletto diventasse l’unico
capro espiatorio. Da
questa storia non esce bene
nessuno. Né la Regione,
che non ha esercitato i poteri
di vigilanza, né il ministero
dell’Ambiente che
stabilì un punto di dragaggio
diverso e non impose
né la valutazione di impatto
ambientale né la caratterizzazione.
E nemmeno
Comune e Soprintendenza,
che non esercitarono -
quando fu chiaro che la
sabbia non era quella attesa
- il loro potere di ordinanza.
La soprintendenza
lo fece, ma a lavori conclusi
». Le responsabilità
emergeranno al processo
(Balletto e Aschieri sono
stati processati prima degli
altri perché hanno chiesto
il rito abbreviato) ma - fa
notare Dessì - «sono evidenti,
basta leggere gli atti».
L’USO DELLA SPIAGGIA.
Sia Dessì che Gian Mario
Selis, unico candidato a
sindaco presente (a rappresentare
Emilio Floris
c’erano Collu e l’assessore
ai Lavori pubblici Raffaele
Lorrai), sono contro un
uso intensivo dell’arenile:
«Non diventi la spiaggia
dei 200 mila», dice Dessì.
Selis dice sì a un rientro
del Poetto nel Parco di Molentargius,
sì a un nuovo
ripascimento e a un uso
corretto della spiaggia:
«No ai mega concerti».
LAVORI BLOCCATI. Lorrai
ricorda che il progetto di
pedonalizzazione del Poetto
è bloccato all’Ufficio tutela
del paesaggio da due
anni. Risponde Dessì:
«Non dipende dal mio assessorato».
di FABIO MANCA