Parco Molentargius
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pubblicato da La Nuova Sardegna il 28 dicembre 2004

Ambiente, le quattro incompiute


CAGLIARI. Un anno nuovo sta per entrare nel calendario. Il 2004 si inchina e saluta come i vecchi attori della commedia. «I problemi ancora sul tappeto sono tanti - potrebbe dire - vogliate scusare ma non sempre è colpa nostra. Il destino, spesso, ve lo scegliete voi con le azioni e le non scelte». Tra le incompiute in primo luogo van poste quelle ambientali. Tutto il mondo racconta che in questo settore il non fatto e i ritardi si pagano. Così c’è l’odissea infinita di Molentargius e del parco mai nato . La storia dice che vi sarebbe dovuto essere un accordo tra i quattro Comuni interessati (Cagliari, Quartu, Quartucciu e Selargius) e la Provincia. Ma poi la stessa cronaca mostra che ci sono stati solo litigi, piccole guerre di campanile sul controllo del Consorzio di gestione dell’area protetta. Alla fine c’era stato un accordo tra Cagliari e Quartu sullo statuto del Consorzio, in seguito annullato anche perchè c’erano dieci poltrone di troppo (per i consiglieri comunali). Ma così va il mondo. Alla fine è intervenuto il neo assessore regionale all’Ambiente, Tonino Dessì, che ha preparato uno statuto e lo ha consegnato agli interessati pregandoli di approvarlo entro dicembre. Ma il tutto sembra in alto mare. A monte di questa richiesta c’era e c’è il fatto che il Consorzio Ramsar ha finito i lavori di recupero del sistema di Molentargius. Il tutto (le centinaia di ettari dell’area umida) va ora riconsegnato. L’impresa dice: me l’avevate affidata per i lavori, ora sono finiti, riprendete l’area. Ma chi la deve ricevere? Il Consorzio gestore del parco, naturalmente. Solo che questo è in ritardo di quattro anni: non esiste. Che fare, quindi? Il rischio è - come sottolineato più volte dagli ambientalisti - che la zona unida ridiventi terra di nessuno. Poi c’è la coscienza sporca della classe dirigente della Provincia, innanzi tutto, ma anche del Comune (per l’ignavia): l’odissea crepuscolare del Poetto , come se si fosse dissipata l’anima della città. Una storia-pasticcio in cui si era partiti da un’esigenza corretta, ripascere la spiaggia ridandogli parte della sabbia rapinata nell’arco di questi ultimi cinquant’anni. Per continuare intorbidendo le acque e il comune sentire di Cagliari con un misto di arroganza politica, incapacità progettuale e megalomania dirigenziale. Un gioiello di sabbia fine e bianca con una mare cristallino trasformati in una misto di corpuscoli grossolani e di mare effetto gazzosa. Infine si è parlato di rimediare. Nel 2004 anche la Provincia (che il ripascimento l’ha gestito) ha riconosciuto il danno, ma pretendendo di uscirne (grottescamente) immacolata. Si è parlato di capire e di studiare, ma il Poetto resta un sogno infanto. Dopo c’è il mistero buffo dei rifiuti solidi urbani , di una società mista (pubblico e privato) realizzata per razionalizzare il comparto. Ma tutto è finito in corsi e ricorsi, sinchè quella società (la Sam) ha dovuto sbaraccare. Intanto Cagliari resta il fanalino di coda nazionale e locale nella raccolta differenziata dei rifiuti. Però esite una legge che obbliga - potrebbe ricordare qualcuno. Sarà, ma di raccolta differenziata non se ne fa. Infine l’ultimo arrivato, il figlo della telefonia e degli Sms: l’ inquinamento radiomobile . Il rione di Can Carlo Borromeo si è mobilitato contro una mega antenna per potenziare quella o quell’altra multinazionale della telefonia. Si dice che queste onde non fanno male. Altri, però, affermano che la ricerca è in atto. Eppure esiste un regolamento. Perchè non lo si fa rispettare?