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pubblicato da La Nuova Sardegna il 28 marzo 2008

«Consapevoli del rischio di distruggere il Poetto»


Il pm Caria: «Nulla garantiva sul risultato dell’intervento» Cade l’accusa di abuso d’ufficio, resta il danneggiamento
CAGLIARI. Spariscono le imputazioni di abuso d’ufficio, restano quelle di danneggiamento e falso ma il pubblico ministero Daniele Caria resta convinto della tesi che regge l’accusa come una pietra angolare: «Non realizzare il ripascimento del Poetto - ha detto davanti al tribunale - sarebbe stato un disastro politico per l’amministrazione provinciale guidata da Sandro Balletto, così nell’alternativa fra i due disastri possibili si è preferito evitare quello personale». Per questo, per la scelta di mandare avanti comunque un intervento che s’annunciava letale per le sorti della spiaggia («una cosa da matti») sono colpevoli tutti: dall’allora assessore provinciale ai lavori pubblici Renzo Zirone ai dirigenti Salvatore Pistis, Andrea Gardu e Lorenzo Mulas «che hanno partecipato passo per passo e personalmente all’operazione, una cosa mai vista prima». Colpevoli i componenti la commissione di monitoraggio («hanno dato l’avvallo all’intervento senza aver controllato nulla») e colpevoli anche i rappresentanti dell’associazione d’imprese Mantovani-Gavassino-Sidra che «pur di portare a compimento i lavori hanno prelevato di tutto dal fondale marino e di tutto hanno scaricato sull’arenile». Colpevolezza dimostrata («erano pienamente consapevoli di quanto stava accadendo e di quanto sarebbe accaduto») senza che però gli atti del processo conducano alla prova di un ingiusto vantaggio patrimoniale. Indispensabile - dopo la riforma dell’articolo 323 del codice penale - perchè la condotta di un pubblico ufficiale integri il reato di abuso d’ufficio. La prima parte della requisitoria, condotta dal pm Caria interamente sui documenti agli atti, è durata tre ore abbondanti. Il 4 aprile l’altro pm Guido Pani concluderà il lavoro della Procura con la richiesta delle pene. Il punto di partenza del ragionamento accusatorio è andato a coincidere con la conclusione: «Nei documenti, nei carteggi, in tutti gli atti che hanno preceduto i lavori di ripascimento non c’è un solo elemento che fornisca la certezza del risultato - ha sostenuto Caria - al contrario emerge il rischio di provocare un disastro. Eppure si è andati avanti lo stesso, per evitare il rischio politico di perdere i finanziamenti europei trovati dall’amministrazione precedente». Nei passaggi tecnici e procedurali che hanno portato a quella triste primavera del 2002 emerge la fretta, la necessità di rispettare la scadenza - il 31 dicembre 2001 - stabilita dall’Unione Europea per realizzare l’intervento. Perchè i trenta miliardi di lire erano nelle casse della Protezione civile e su questo dato originario gli amministratori di centrodestra della Provincia hanno tentato di ancorare la propria difesa: «Hanno detto che si trattava di un intervento di protezione civile - ha spiegato Caria - ma il riferimento centrale di questo processo dev’essere il Poetto nel suo stato precedente. Il progetto della Mss descrive l’evoluzione della spiaggia fino al 1997, ma non si avventura oltre una fase sperimentale che doveva concretarsi in 370 mila metri cubi a fronte dei tre milioni di metri cubi di sabbia mancanti». La sperimentazione doveva essere graduale, per valutare con tranquillità gli effetti dell’intervento sul litorale. E la sabbia doveva essere compatibile: «E’ la Protezione civile a chiedere alla Provincia se esisteva sabbia compatibile - ha detto il pm - ma se è vero che l’intervento doveva limitarsi alla costruzione di una barriera di materiale sabbioso che arginasse l’erosione, perchè interessava la qualità del materiale?». In realtà l’aggettivo compatibile va letto nel suo significato più diffuso: uguale o quasi uguale alla sabbia storica. Quindi - ha spiegato il magistrato - serviva una sabbia composta al novanta per cento da quarzi e feldspato. Ma tutti gli atti, i pareri degli esperti, i test emersi prima del ripascimento dicono una sola cosa: nel mare quella sabbia non c’è, non si trova. Esisterebbe invece in alcune cave, che l’amministrazione Scano aveva individuato e indicato - su richiesta precisa - alla Protezione civile. Il comune di Cagliari però pretese l’inserimento dell’opzione-mare nel capitolato d’appalto e quando l’impresa si trova alle strette, con la Provincia che preme perchè i lavori partano, ecco che salta fuori l’ipotesi della draga: «Così un intervento che il capitolato prevedeva graduale, da realizzare in due anni, si fa in quindici giorni». Secondo Caria questo significa l’accantonamento di passaggi essenziali: «La sabbia doveva essere vagliata e lavata, in realtà viene solo prelevata con una specie di aspirapolvere marino». L’impresa Mantovani segnala invano l’impossibilità di succhiare materiale compatibile e in quantità sufficiente da un sito di prelievo assolutamente inadeguato: «Per questo è stato preso di tutto, pietrame, sassi, ghiaia... bisognava andare avanti e concludere, comunque fosse». E’ scritto nei documenti, nelle lettere che Provincia e impresa si scambiano: «La sabbia non c’era, non c’è, non risulta da nessuna parte» ha insistito il pubblico ministero. Così si cerca di spostare la draga su un’altra area, dove comunque non risulta un solo elemento che certifichi la compatibilità del materiale da prelevare con la sabbia originaria: «D’altronde - ha avvertito il pm - il tempo di verificare non c’era più, a dicembre del 2001 la Provincia intima all’impresa di avviare i lavori entro quattro giorni e di concluderli in diciannove, minacciando penali e richieste di risarcimento per danni gravissimi». Insomma «si doveva fare e basta» ha insistito Caria. Per evitare il rischio di una figuraccia politica. Avanti tutta, malgrado l’impresa segnali più volte l’impossibilità di trovare la sabbia giusta. I lavori partono e proseguono, nonostante le associazioni ambientaliste e i giornali denuncino il disastro imminente: «E’ tutto scritto - ha detto Caria - la granulometria non corrispondeva al capitolato, c’è un’interpellanza urgente in consiglio provinciale, ci sono i giornali che titolano a tutta pagina che la sabbia è diversa». La sabbia, poi i sassi, i macigni, persino un proiettile d’artiglieria che l’assessore Zirone attribuirà a un tentativo di sabotaggio degli ambientalisti. La spiaggia diventa nera, poi grigia e la commissione di monitoraggio - ha ricordato Caria - si preoccupa di chiedere alla Provincia la pubblicazione di un opuscolo destinato a rassicurare i cagliaritani: esce anche quello, a cura di un giornalista sensibile solo al colore delle banconote, con totale sprezzo del ridicolo e a spese dei contribuenti. Finisce persino a querele, perchè il presidente Balletto non tollera che un parlamentare verde gli rinfacci il palese taroccaggio delle immagini. Il resto è nelle cose: acqua lattiginosa («colpa dei bioclasti, che nella sabbia antica non c’erano») e un arenile degno dell’Adriatico. Amara la conclusione di Caria: «Un dolore immenso per tutti coloro che conoscevano il Poetto».