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pubblicato da La Nuova Sardegna il 27 novembre 2007

«Leggi violate per interesse personale»

Il collettore fognario del Molentargius autorizzato solo a lavori conclusi

Un’opera abusiva? Si può rimediare: basta farsela autorizzare «a razzo, prima che piovano quelli di piazza Repubblica». Purtroppo per Lucio Pani e Alessandro Casu, l’ex direttore dell’ufficio regionale tutela paesaggio e dell’ufficio urbanistica di Quartu Sant’Elena, quelli di piazza Repubblica erano in ascolto e registravano le telefonate dei due amici. Di più: il pubblico ministero Daniele Caria ha poi ricostruito documento per documento la vicenda del collettore fognario realizzato nell’area del Molentargius e ieri mattina, nella seconda parte della requisitoria che chiude il processo per le concessioni facili, ha chiesto la condanna dei due dirigenti ritenendoli colpevoli di abuso d’ufficio e falso ideologico. Insieme, come per l’accusa dimostrano le carte e le conversazioni telefoniche intercettate, hanno «violato la legge unicamente per interesse a favorire qualcuno». Come? Semplice: costruendo un’autorizzazione a posteriori per un intervento già bello che concluso. Caria, partito dai documenti per poi consolidarne il valore probatorio con i testi delle intercettazioni, non ha ancora presentato il conto delle pene: «Lo farò alla fine - ha spiegato ai giudici del tribunale, presidente Francesco Sette - tenendo conto dell’intero quadro delle imputazioni». Ma già ieri, nelle tre ore abbondanti di dicussione, il magistrato ha fatto capire che non ci saranno sconti: «Le carte dimostrano che quell’opera non era autorizzata - ha sostenuto il pubblico ministero - e le conversazioni tra Pani e Casu confermano l’esistenza di un accordo per sistemare le cose». Il problema da risolvere era questo: con i lavori di scavo per il collettore di Molentargius già molto avanti, la Forestale era intervenuta per chiedere chi li avesse autorizzati. La concessione non c’era, non risultava da nessuna parte. Allora - secondo l’accusa - Casu si fa venire un’idea: chiama l’amico Pani in Regione, Lucio Pani il plenipotenziario dell’ufficio tutela del paesaggio. Lui avrebbe dovuto firmare il nullaosta che mancava. Solo che stavolta si trattava di mettere una pezza: una firma fuori tempo massimo, un atto illegale per aggiustare la pratica. Casu chiede un’autorizzazione «a razzo» e Pani suggerisce un’istanza di sanatoria. Ma quando capisce che i lavori sono conclusi il suggerimento tecnico cambia: «Fotografie vecchie» dice al telefono. Riferendosi, secondo il pubblico ministero, alla documentazione fotografica destinata a certificare lo stato dei luoghi prima dell’intervento. Insomma: per dare una mano all’amico Casu, pressato dalla Guardia Forestale, il dirigente regionale era pronto ad accettare un falso. Consapevole che le foto da allegare al progetto erano false perchè vecchie, precedenti allo scavo compiuto per installare il collettore delle fognature. Collettore abusivo «perchè i lavori erano a meno di trecento metri dallo specchio d’acqua». Abusivo soprattutto perchè nessuno si era premurato di chiedere e ottenere l’indispensabile nullaosta alla realizzazione. A tratti rosso in viso, Lucio Pani ha ascoltato ogni parola del pubblico ministero commentandola col difensore. Mentre Casu continuava a prendere appunti, quello che l’ex dirigente di Quartu - ora è in pensione - ha fatto per la gran parte del tempo trascorso in tribunale in questi mesi. Serviranno al suo difensore Francesco Onnis quando sarà l’ora delle arringhe difensive. A margine della vicenda legata al collettore di Quartu il pubblico ministero Caria ha chiesto la condanna di Lucio Pani anche per un altro fatto: grazie alla collaborazione della dipendente regionale Anna Deiana l’ex direttore dell’Utp avrebbe ‘marinato’ l’ufficio per diversi giorni. A strisciare per lui la carta magnetica che registra le presenze - così ha sostenuto l’accusa - era la collega, che ora deve rispondere con Pani di concorso in truffa aggravata ai danni della pubblica amministrazione. La terza puntata della requisitoria è in programma il 3 dicembre. La richiesta delle pene arriverà il 10 o il 17.