pubblicato da La Nuova Sardegna il 27 novembre 2004
Il programma comunitario sull’oasi di Molentargius, niente soldi anche nel 2005
QUARTU. Per un’amministrazione comunale perdere finanziamenti non è mai una bella notizia. Di solito succede quando la documentazione presentata non è sufficiente, quando le finalità dei progetti presentati non corrispondono alle direttive del bando di gara, o ancora quando il punteggio ottenuto dal piano di lavoro impedisce l’ingresso in graduatoria. Condizioni che negli ultimi mesi sono state tutt’altro che rare. Le stesse che hanno impedito la realizzazione di un museo archeologico multimediale, il restauro del nuraghe Diana, la bonifica ambientale del rio Foxi. E la creazione di un sistema di servizi multimediali nelle biblioteche cittadine, l’ultimo progetto bocciato in ordine di tempo: due giorni fa è stata resa nota la graduatoria finale dei progetti presentati all’assessorato regionale alla Pubblica Istruzione: su ventiquattro progetti finanziati, quello proposto dall’assessorato alla Cultura si è classificato al quarantacinquesimo posto. E addio denaro. La prossima scadenza riguarda il programma comunitario Life, riguardante la salvaguardia degli uccelli selvatici e la conservazione degli habitat naturali. In una parola: Molentargius. Il termine per la presentazione delle domande è fissato per martedì prossimo ed in ballo, visto il budget di sessantasei milioni di euro stanziato dall’Unione Europea, c’è un finanziamento milionario. L’amministrazione ha presentato in merito qualche progetto? Per il momento, no. E sembra molto difficile che lunedì l’assessorato all’Ambiente presenti qualcosa. È molto più probabile che il pollo sultano e le altre centottantasei specie che nidificano a Molentargius (un terzo del totale europeo) rimangano a becco asciutto anche per quest’anno. Così come era già successo nel 2002, quando l’allora assessore Giancarlo Decampus presentò un progetto per la difesa e la conservazione del pollo sultano. Un progetto non ammesso per la mancanza del piano economico finanziario, ma anche del cronoprogramma dei lavori e dell’accordo preliminare con il consorzio Ramsar, che gestisce l’area. Risultato: sono stati persi un milione e trecentomila euro.
di Pablo Sole