pubblicato da La Nuova Sardegna il 27 gennaio 2004
Molentargius tra statuto e degrado
Gli ambientalisti: l’area è abbandonata, urge una gestione
CAGLIARI. Parco di Molentargius secondo atto. Dopo l’approvazione dello statuto, questa sera sarà
votata la convenzione, ovvero l’accordo tra i vari Comuni interessati all’area protetta (Cagliari,
Quartu, Quartucciu e Selargius) e la Provincia. La celerità dell’approvazione del regolemento del
parco (lo statuto) senza il quale non è possibile la costituzione del consorzio di gestione, si
è avuto come risposta all’intervento indiretto della Provincia. Quest’ultima, infatti, ha approvato
un suo documento indipendentemente dai comuni di Cagliari e Quartu che, da alcuni mesi, avevano
iniziato «un faticoso lavoro per appianare le divergenze», poi andato a buon fine. Poi c’è il
discorso con Quartucciu e Selargius. L’area del parco di Molentargius ricade per oltre il
novantanove per cento nei territori di Cagliari e di Quartu, «da qui la scelta - ha affermato
durante il dibattito in Consiglio Pierandrea Lippi Serra, presidente della commissione all’Ambiente -
di trovare un accordo tra i due enti locali maggiormente interessati». Poi si sarebbe passati a
Quartucciu e Selargius, «questo era l’obiettivo - ha ricordato Paolo Frau, capo gruppo Ds e vice
presidente della commissione - solo che la fuga in avanti della Provincia, che ha approvato uno
statuto diverso dal nostro, ha spinto a una accelerazione. La votazione è stata fatta subito per
ribadire l’importanza del lavoro realizzato». La Provincia, intanto, resta sulle sue posizioni e
reclama il ruolo di coordinamento, lamentando di non essere stata interpellata durante le discussione
tra i due Comuni. I problemi che hanno rallentato il parco, va precisato, sono molto prosaici e,
prevalentemente, relativi alle quote di partecipazione: nel suo statuto, ad esempio, la Provincia
si era assegnata il 5 per cento. Il regolamente approvato dal capoluogo dell’isola, invece, le
assegna il 3 per cento, la stessa percentuale va a Selargius (che non ha alcun territorio) e il
4 a Quartucciu che, nelle ultime trattative, aveva chiesto il 6 per cento (ma il 4 è la percentuale
che ha avuto anche nell’inpotesi votata dalla Provincia). Con Selargius, invece, il discorso è
ancora da iniziare. Come accennato lo statuto (che non può che essere unico) sta alla base del
parco in quanto ne detta le regole e va approvato dai tutti i consigli degli enti locali coinvolti.
Intanto, però, il degrado avanza. Molentargius è un sistema umido complesso che richiede interventi
di gestione attenti e continui. Si tratta, infatti, di un’area che vive tramite le saline che ne
sono parte integrante. Da qui la necessità di un sistema idraulico che pompa acqua dal mare, la
immette nel Bellarosa maggiore (la vasca pre-salante) da cui viene smistata nelle vasche salanti
vere e proprie. Poi c’è l’area del Bellarosa minore che ha un’origine più recente: è sorta a seguito
dello sviluppo dell’hinterland e degli scarichi di questi centri. A un certo punto, però, col
crescere delle città limitrofe, le immissioni sono diventate eccessive ed è subentrato
l’inquinamento. E ai primi degli anni Ottanta le saline sono state chiuse. Poi è iniziato un
lungo contenzioso tra i Monopoli di Stato e i Comuni per i danni provocati all’industria del
sale. Successivametne è inziato un programma di riqualificazione (con 120 miliardi di vecchie
lire stanziati nel 1988) che ora, dopo alterne vicende, è quasi arrivato alla fine.
Parallelamente, però, le opere di recupero realizzate (tra cui l’eliminazione delle
discariche e la sistemazione dei canali) sono state lasciate in balia di se stesse,
senza alcun controllo. Così nella fascia di terra di is Arenas il degrado sta riprendendo
terreno. «Quello che sicuramente è inaccettabile - ha sottolineato con forza Vincenzo
Tiana, presidente dell’Associazione per il parco di Molentargius - è che nel frattempo
nessuno si è più interessato dell’area umida. Si faccia almeno la manutenzione delle
strade e del sistema idraulico. Poi la Regione completi entro l’estate tutti gli interventi
sui canali e si riattivino le saline. Oggi come oggi, se c’è la volontà, si può ancora fare
un programma di rimessa in funzione dell’industria del sale. Altrimenti si vanificano tutti
i soldi spesi per riqualificare i canali adduttori». Il degrado avanza e in molti lamentano
che anche l’abusivismo sta riprendendo vigore. «Il sospetto - ha precisato Tiana - che ci sia
qualcuno che mira al degrado per poi poter lottizzare è inevitabile. Ma spero che non sia così.
Noi, come Associazione, nel nostro piccolo abbiamo accompagnato l’anno scorso almeno tremila ragazzi in visita al parco. E lo abbiamo fatto senza mezzi e con un’area, quella attuale, certamente non attrezzata».
di (r.p.)