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pubblicato da La Nuova sardegna il 26 settembre 2004

Poetto, le colpe politiche del disastro


CAGLIARI. Sandro Balletto non ci sta ad ammettere che la responsabilità del disastro ambientale avvenuto al Poetto è della sua amministrazione. All'incontro dell'altra sera - organizzato da 'Progetto Sardegna' - ha ribadito che lui il piano del ripascimento l'ha ereditato dalla giunta Scano. Tutto era già scritto, niente poteva essere cambiato. Su un punto poi Balletto è furioso e respinge ogni altra interpretazione: "Chi dice che sono stato io a chiedere d'inserire la scelta della sabbia di mare nel capitolato d'appalto dice solo una grossolana bugia. Il capitolato d'appalto - avverte il presidente della Provincia - è stato elaborato in base all'accordo di programma firmato nel 1999. Io non c'ero, la Provincia era in mano al centro-sinistra".
Per smentire quanto riportato dalla Nuova venerdì scorso Balletto sventola documenti ormai diffusi, che su questo punto gli danno ragione: lui a quell'accordo di programma non ha partecipato. A inchiodare l'amministrazione di centro-destra a responsabilità lampanti sono però altri elementi, altrettanto inconfutabili, che confermano la sostanza delle accuse rivolte dai cittadini all'amministrazione provinciale e a quella comunale, allora come oggi guidate da Forza Italia. Il primo è la scelta del consiglio comunale di Cagliari, che per bocca dell'assessore all'urbanistica Manuela Abis impose - pena il 'no' alla firma dell'accordo - che nel capitolato venisse inserita l' opzione per la sabbia di mare. Su questo punto la giunta Scano aveva manifestato idee chiarissime: si va alle cave di Maracalagonis, indicate negli atti consegnati alla Protezione civile con tanto di nomi, analisi di compatibilità e costo. Ma l'accordo andava chiuso e l'assessore ai lavori pubblici Giacomo Guadagnini scelse di evitare lo scontro, per risparmiare tempo e non perdere il finanziamento europeo: va bene, inseriamo anche l'opzione-mare. E si andò alla firma. Pochi mesi dopo Sandro Balletto divenne presidente della Provincia e si trovò in mano la gestione del piano-Poetto, compresa la costruzione della nuova litoranea. Superati gli ostacoli legali frapposti dall'impresa che aveva perso la gara d'appalto, Balletto s'affrettò a chiarire pubblicamente che delle due possibilità - sabbia di cava o sabbia di mare - era valida la seconda. Giornali e registrazioni tivù lo confermano in abbondanza: "Il trasporto della sabbia di cava - disse Balletto in consiglio provinciale, come risulta anche dai verbali - sarebbe troppo oneroso e creerebbe problemi di traffico con un movimento di cinquanta camion al giorno, per complessivi 175 mila camion con un carico di venti metri cubi ciascuno. Non se ne parla, la sabbia sarà prelevata dal fondale marino". L'assessore ai lavori pubblici Renzo Zirone, in quei tempi in sintonia col presidente, si sentì in dovere di precisare: "La sabbia di cava si sarebbe dovuta lavare, per filtrarla dall'argilla". Pensate: per Zirone l'argilla era contenuta nella sabbia di cava.
Comunque sia, detto e fatto: 350 mila metri cubi di arena grigio-nera e di pietrame vennero succhiati dalla draga Antigoon nell'arco di appena quindici giorni e sparate sulla spiaggia del Poetto insieme a proiettili d'artiglieria e altri residuati bellici. L'arenile si trasformò in una poltiglia nerastra, cittadini e associazioni ambientaliste insorsero. Così si aprì il ritornello delle dichiarazioni rassicuranti, mirabilmente recitato dall'attore Elio Turno Arthemalle durante l'incontro-scontro al Lazzaretto, l'altra sera. Un episodio su tutti: in una memorabile conferenza stampa Balletto si presentò con tre sacchetti trasparenti pieni di sabbia. Tre diverse tonalità di grigio: "La sabbia grigio più scuro - spiegò - è stata prelevata il nove di questo mese, quella un po' meno scura l'undici, questa ancora più chiara oggi. Sono bastati pochi giorni per schiarire il colore. E questo diventerà sempre più chiaro". Insomma: Balletto era convinto di aver operato bene, era certo dell'affidabilità dei consulenti scientifici scelti dal suo assessore, dopo che l'incarico all'Università di Cagliari era stato malauguratamente revocato. Balletto era pronto ad attribuirsi il merito di aver risanato il Poetto, da aggiungere a quello - celebrato sulle note di 'Guerre Stellari', una buffonata indimenticabile - di aver realizzato la nuova litoranea, quella progettata e finanziata dall'amministrazione Scano. Sono passati due anni. Il tempo gli ha dato torto e anzichè con un merito Balletto deve fare i conti (elettorali) con un errore che consegnerà il suo nome e quello di Zirone alla storia della città. I fatti sono questi, le responsabilità politiche sono chiare, quelle penali - se ci sono - riguardano la magistratura. Balletto continui pure a leggere i suoi documenti e se gli fa male non legga i giornali.
di Mauro Lissia