pubblicato da La Nuova Sardegna il 26 luglio 2008
«Senza le saline, il sistema affonda»
Presentato dal consorzio del parco il sistema di telerilevazione incendi
CAGLIARI. In due minuti sarà possibile intervenire per spegnere un incendio: questo in sintesi è il sistema di
telerilevamento presentato ieri dal consorzio di gestione del parco di Molentargius. Un passo avanti importante, ma
i problemi dell'area protetta permangono. Innanzi tutto ci sono i finanziamenti per la sopravvivenza (mancano ancora
900mila euro per il 2008), poi c'è la questione centrale della ripresa della produzione del sale: per permettere al
compendio di superare i nuovi problemi di degrado.
Il telerilevamento. Il sistema è stato donato gratuitamente al parco, su suggerimento di Pino Zarbo (Wwf), dalla
Teletron Euroricerche, società fondata da Giorgio Pelosio che ha messo a disposizione gli impianti, finanziati a suo
tempo dalla Regione (tramite fondi europei). Il metodo permette un presidio del territorio in un raggio di 20 chilometri
dalla telecamera e di "vedere" anche quei fenomeni non individuabili alla luce visibile, tramite la rilevazione
dell'infrarosso. In questo modo è possibile accorgersi anche del più piccolo aumento di calore, non ancora percepibile a
occhio nudo e, zoomando con la telecamera, capire la dimensione dell'incendio e agire di conseguenza tramite i volontari
e il corpo forestale. Il tutto in due minuti perchè questo è il tempo per riavere, ogni volta, il quadro completo del
territorio.
La polemica. "Sino a tre anni fa il sistema era utilizzato anche in Sardegna per la prevenzione degli incendi - ha
informato Giorgio Pelosio - ma ora non più, pur essendo stato finanziato dalla Regione. E così è capitato che presso
Arzana sono bruciati millecinquecento ettari di terreno, proprio sotto una centralina del sistema non più in funzione".
In questi ultimi anni, inoltre, questa struttura, completamente elaborata in Sardegna, "è stata installata con successo
in Basilicata, Campania, Lazio, Puglia e in Paesi del sud America".
L'educazione ambientale. "Con il contributo della Provincia e anche del Comune di Cagliari, per percorsi naturalisti e
culturali - ha precisato Gigi Ruggeri, sindaco di Quartu e presidente del consorzio di gestione - abbiamo iniziato da
tempo un'attività di sensibilizzazione verso il parco. E questo ha aiutato, nel 2007, a non avere alcun fenomeno incendiario
a Molentargius, mentre nel 2006 sono stati diversi". Ora con questo nuovo sistema, ha continuato Ruggeri, aumenteremo il
controllo del territorio. Intanto abbiamo fatto un corso di educazione ambientale anche alle persone che vivono nella fascia
di terra di Molentargius".
I finanziamenti. Durante la votazione della Finanziaria regionale, ha ricodato Mariano Mariani (direttore generale del
consorzio di gestione del parco), c'era stato "un incidente di percorso" che aveva fatto saltare la voce legata al milione
e quattrocentomila euro per "la sopravvivenza annuale" di Molentargius. Poi si è rimediato coi primi 500mila euro. Ora si
stanno recuperando gli altri 900mila. Un incidente legato a sgarbi trasversali certamente, ma significativo della poca
sensibilità per un bene ambientale. Oggi lavorano nel parco dodici persone, più altri dieci operai saltuari.
Il degrado. La ripresa della produzione del sale, hanno ribadito Ruggeri e Mariani, non è un qualcosa di estraneo al
complesso. Lo stagno, infatti, non esisterebbe senza le saline. Si tratta di una prodotto nato (soprattutto nella
fisionomia che ha oggi) in seguito all'antropizzazione prodotta dalle cittadine che insistono su Molentargius (il
Bellarosa Minore prima non esisteva). Non solo: sin dai primi anni dell'Ottocento, quando nacque la prima industria del
sale organizzata, si pose il problema di far affluire l'acqua del mare nello stagno. E così, col tempo, il Bellarosa
Maggiore è diventato la vasca presalante da cui, tramite un sistema di canali l'acqua viene immessa nelle vasche salanti
propriamente dette, le saline. Ma oggi ci sono problemi di manutenzione ("anche straordinaria") legati alle saline che non
eseguiti da almeno quindici anni. E questo ha prodotto una situazione di degrado del sistema che va risolta.
Le saline. Per intervenire e ripristinare il bene saline-stagno (argini, canali ecc.) occorrono, è stato prcisato circa
cinque milioni di euro. Un intervento che permetterebbe sia di recuperare il "valore ambientale" del luogo per l'avifauna
pregiata, sia il riavvio (come premessa indispensabile) della produzione del sale. "Ma noi - ha sottolineato Mariano - non
vogliamo assolutamente diventare i gestori di questa attività. Intendiamo solo avviare il processo in quanto legato alla
salute del parco. Poi, una volta iniziato (per una produzione inziale di quarantamila tonnellate annue), la gestione verrebbe
data a un terzo nelle modalità che deciderà la Regione". Intanto, però ed è elemento di ulteriore difficoltà, le competenze
regionali sono differenziate e vanno dall'assessorato alla Programmazione ("servirebbero sei milioni in tutto") a quello
dell'Ambiente ("per le ovvie competenze"), da quello agli Enti locali ("che ne ha la titolarità in quanto bene")
all'Industria ("estrarre il sale è un'attività mineraria").
Il futuro. "Valorizzando il parco in tutti i suoi aspetti - ha precisato il sindaco di Cagliari Emilio Floris - facciamo
crescere pure le nostre città". L'obiettivo è di creare un'oasi turistica e ambientale: "In questo modo creeremo anche
occupazione". Per il sale, una volta riavviata la produzione, si dovrà pensare a una strategia: prodotto di qualità e usi
terapeutici. "Ma per il momente - ha spiegato Mariani - bisogna avviare il processo".
di ROBERTO PARACCHINI