pubblicato da L'Unione Sarda il 24 settembre 2004
Il Poetto, una ferita aperta
Sul ripascimento s'infiamma il dibattito, tutti chiedono un'authority
Dalle finestre del Lazzaretto la spiaggia grigiotopo non si vede. Ma ieri sera era molto, molto vicina. E magari lo avranno sentito fino a lì gli ultimi bagnanti impolverati ma felici, il boato che arrivava dal recinto degli incavolati, quelli che - perso il Poetto - si trovavano di fronte colui che il tribunale del popolo indica come uno dei colpevoli. Lui parlava e loro lo coprivano di fragorosi brusii, lui sventolava capitolati e documenti e loro no, è colpa tua, ci hai rovinato la nostra spiaggia, lui gridava che era stata la precedente amministrazione a decidere perfino il colore della sabbia e loro, tribuni anche eccellenti, ribadivano: dovevi fermare lo scempio. Risate, applausi, mancavano solo le palline di carta. Ma tutto questo non è nello stile country-chic di Progetto Cagliari, costola del Progetto di Soru targata Gianluigi Gessa. Avevano preparato un elegante trappolone per il presidente della Provincia, Sandro Balletto, e lui nella tana del lupo ci è cascato dentro fino al collo. Ma con un salvagente abbastanza gonfio da far imbufalire tutti, o quasi: «Gentili signori, nonostante qualcuno sghignazzi quando parlo, chiedete conto a chi mi ha preceduto: l’appalto con la Mantovani è stato firmato dalla giunta di centrosinistra, non potevamo cambiare una virgola di quel capitolato, sarebbe stato un reato». Le venti e trenta passate da poco, ma sembrava Capodanno, perché la platea gliene ha detto di tutti i colori, una pioggia di accuse che lui, Balletto, ha incassato con una flemma marmorea. Aveva sopportato il recital di Elio Turno Arthemalle, che ha letto a modo suo la cronistoria di grande effetto della nostra giornalista Maria Francesca Chiappe sulla questione Poetto. Aveva assistito, senza muovere un muscolo del viso, alla relazione di Felice Di Gregorio, massima autorità dell’ateneo cagliaritano in fatto di sabbia, erosioni e ripascimenti, il quale ha ribadito che nessuno lo ha mai cercato sul Poetto. Gianluigi Gessa, il primo a parlare, era stato appena più morbido, parlando di «rapine cominciate tanto tempo fa, quando depredare la sabbia era legale». Due ore di spallate, poi la replica, perché in quel pentolone il presidente in blazer blu (con bottoni d’oro) ci si è accomodato sapendo di farlo: «Riconosco che il lavoro è stato fatto male, e per questo perseguiremo chi ha sbagliato», è riuscito a dire, «ma per favore, non chiamateci in causa, le colpe sono dell’ altra amministrazione». “Poetto, che casotto”, spetta a Luigi Sotgiu, coordinatore di Progetto Cagliari, il trofeo per il tema di convegno più azzeccato dell’anno. Soprattutto per lo show, un question-time casereccio dove il colpevole parlava e il popolo (fra cui uno scatenato Piergiorgio Meloni, consigliere comunale Ds) replicava, cinquanta, forse centomila (della spiaggia) contro uno. Anzi due, perché Renzo Zirone non è stato lasciato da parte. Tuttavia, quell’8 marzo 2002, quando il Poetto cambiò volto in poche ore, non ha lasciato solo cadaveri e macerie. Perché quello «scempio» (termine bipartisan, ormai) ha avuto la forza di mettere insieme un movimento di pensatori, di studiosi, di amministratori locali e non, una forza che ha un obiettivo comune, restituire alla spiaggia un equilibrio e un colore degni della storia di questa città. Di Gregorio ha suggerito di nominare un solo “gestore” per il Poetto, stimolare un «concorso di idee» per riportare in vita la spiaggia. Con lui, Piero Comandini, consigliere d’opposizione in Comune: «Una sola entità dovrà coordinare eventuali interventi». Lo stesso obiettivo dell’assessore regionale all’Ambiente, Tonino Dessì: «Serve un’autorità unica». Tuttavia, se la Provincia di oggi scarica responsabilità pesanti su quella di ieri, chiunque abbia colpe avrebbe potuto documentarsi meglio, magari in casa propria. Perché è stato il professor Felice Di Gregorio, che vive e insegna a Cagliari, a raccontare che a Lignano Sabbiadoro (nomen omen) hanno preteso e ottenuto un perfetto ripascimento vincolando l’impresa: ridateci la stessa sabbia, semmai più bianca. Così come a Iesolo, litorali per i quali è stata cercata con cura la sabbia giusta. «Ah, la fretta», ha sussurrato Gianluigi Gessa, «ci ha fatto perdere il nostro paradiso, da Solanas alla Sella del Diavolo». E ora? Una «riqualificazione del ripascimento» (che paura) costerebbe 10 milioni di euro, secondo Comandini. Più o meno, scoperchiare la spiaggia e ricoprirla di sabbia simi-borotalco. Alzi la mano chi la trova per primo.
di Enrico Pilia