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pubblicato da L'Unione Sarda il 24 luglio 2005

Poetto, caccia alla sabbia bianca


Quasi conclusi i lavori della commissione d’inchiesta dell’assessorato regionale all’ambiente sul ripascimento dell’arenile
A settembre al Poetto arriveranno le trivelle dell’Ente foreste. Scaveranno sino a cento metri per scoprire quanto è profondo lo strato di sabbia grigia e a quanti metri è, se c’è, quella bianca. Informazioni fondamentali, ancorché non inedite, per capire se è possibile realizzare un’ipotesi affascinante ma al momento accademica: riportare in superficie la vecchia sabbia e cacciare sotto per sempre quella grigia. Come rivoltare una coperta double face. Il sogno di tutti i cagliaritani. Per ora è solo una delle possibilità emerse dal lavoro della commissione di esperti incaricata dall’assessorato regionale all’ambiente nel novembre del 2004 di ricostruire il percorso amministrativo culminato nel massacro del Poetto e di individuare prospettive e scenari. «Il lavoro di ricostruzione è praticamente concluso», informa Tonino Dessì, l’assessore, «dobbiamo approfondire le prospettive». E i “carotaggi”, cioè l’estrazione di campioni di sabbia dal sottosuolo, sono il prossimo passaggio. Decisivo. Costeranno circa 30 mila euro e avrebbero dovuto farli a maggio. «Ma ci fu la polemica tra Comune e Regione sulla titolarità della concessione e preferimmo rinviare», ricorda Dessì. «Poi è iniziata la stagione balneare». Domanda: perché non utilizzare il lavoro già fatto dall’università (vedi articolo a fianco), facoltà di ingegneria? «Ce ne serviremo », risponde Dessì.
L’ESITO DELL’INDAGINE. Attraverso i documenti, i commissari (Enzo Pranzini e Pierluigi Aminti rispettivamente ordinari di geomorfologia e di costruzioni marittime all’università di Firenze e Enrico Corti, direttore del dipartimento di architettura della nostra facoltà di ingegneria) hanno ricostruito come si è arrivati alla draga Antiigoon. E pare - ma Dessì non conferma - che sia emersa qualche riserva sul comportamento del ministero dell’Ambiente, che sarebbe stato troppo veloce nell’autorizzare l’opera senza la preventiva Valutazione di impatto ambientale.
LE PROSPETTIVE. Dalle relazioni degli esperti non sarebbe emerso nulla che non fosse già ipotizzato negli ultimi anni. Alcune idee - anch’esse allo stato accademiche - prevedono la copertura della sabbia grigia o con arene in arrivo dal nord Africa (Tunisia o Algeria) o con quella bianca accumulata a Is Arenas. Una soluzione adottata con successo a Lignano Sabbiadoro. C’è un’altra eventualità, estrema: lasciare tutto com’è. «Un restauro che ci restituisca il Poetto com’era è impossibile, purtroppo. Stiamo verificando una serie di possibilità, ma alla fine potremmo concludere che l’unica cosa da fare sia lasciare che la natura faccia il suo corso».
IL COMUNE. Quando Dessì pubblicizzò l’istituzione della commissione, ci fu una dura polemica con il sindaco. Che parlò di sgarbo istituzionale perché il Comune non era stato coinvolto: «Il Poetto è una parte preziosa del nostro territorio, non potete escluderci », disse Emilio Floris. «Prima ci faremo autonomamente un’idea su quello che è successo, poi vi coinvolgeremo », replicò Dessì. Quel momento è arrivato? «Sì, ci incontreremo a settembre e proseguiremo il cammino assieme», risponde l’assessore regionale all’ambiente. «Dopo le polemiche di maggio, Regione e Comune hanno iniziato a dialogare sulla gestione del Poetto. Ipotizziamo un coordinamento della Regione e un ruolo operativo dei Comuni. Sarà la fine della conduzione a pezzetti».
di FABIO MANCA