Parco Molentargius
Litorale Poetto Molentargius su FacebookMolentargius Rss Feeds Sito denuclearizzato
www.sitodenuclearizzato.eu

Rassegna stampa


2011    2010    2009    2008    2007    2006    2005
2004    2003    2002


** Guarda i Documenti e la Galleria fotografica sul Ripascimento del Poetto

pubblicato da L'Unione Sarda il 24 febbraio 2007

Poetto, la battaglia sulla sabbia


Dalle deposizioni dei testi è emerso che nessuno si è occupato di esaminarne la qualità

Si sono preoccupati di tutto: dei pesci e della posidonia, dell'intorbidamento e dell'inquinamento dell'acqua, dei chioschetti e delle villette, perfino della popolazione (in caso di catastrofe - proprio così - dovuta all'erosione). Si sono preoccupati di tutto. Ma non della sabbia. Non era compito della Protezione civile, e lo ha spiegato in Tribunale il funzionario Pasqualino Vitale: «Ci interessava solo la stabilità della spiaggia». Non era compito del ministero dell'Ambiente, e lo sottolinea davanti ai giudici il dirigente Massimo Avancini: «Dovevamo escludere che i materiali contenessero fanghi, argilla e limo». Ma, allora: chi doveva controllare che l'impresa riversasse sull'arenile la sabbia prevista dal capitolato, bianca e sottile, quarzi e feldspati, non pietre né conchiglie? L'avvocato Andrea Pogliani (che difende il direttore dei lavori e un dirigente della Provincia), carte alla mano punta il dito sul ministero. ll pm Guido Pani è di parere contrario e incassa soddisfatto la risposta dell'alto dirigente ministeriale: «La Provincia non ha mai chiesto la nostra autorizzazione per il ripascimento da terra». Questo potrebbe significare, così come ribadisce Avancino, che il controllo sulla spiaggia spetta al ministero solo in relazione all'inquinamento e intorbidamento del mare. Ma le molte domande del presidente del Tribunale Francesco Sette lasciano intuire che il punto resta controverso.
Comunque sia: la Provincia non ha detto nulla quando il ministero, per non rovinare la prateria di posidonia, l'ha invitata a spostare di tre miglia l'area di prelievo della sabbia. Non solo: a sorpresa il biologo Angelo Cau interrompe il pm che parla di una presenza inaspettata di conchiglie tra i materiali riversati sull'arenile. «Inaspettata?», domanda ironico al magistrato. Che, a quel punto, chiede di precisare, e Cau non si fa certo pregare: «C'è una spiaggia sommersa da 20.000 anni, è chiaro che ci sono depositi». Poi il teste aggiunge: il prelievo ha creato in mare un danno reversibile, un'attività prolungata nel tempo avrebbe causato un danno maggiore «perché le sospensioni possono disperdersi in un'area più vasta». Questa risposta attira l'attenzione dell'avvocato Pogliani, visto che nella scorsa udienza si è molto discusso sul tipo, graduale o meno, di intervento e sulla previsione contenuta nel capitolato (due anni con sabbia di terra) e sulla effettiva realizzazione (dodici giorni con sabbia di mare).
Quanto al funzionario della Protezione civile, dice che il via libera a un progetto «non impattante dal punto di vista ambientale» è stato dato quando si parlava ancora e soltanto di sabbia di terra. Vitale in realtà è convinto che all'epoca fosse già stata inserita nel capitolato l'opzione per la sabbia di mare ma il Presidente gli fa notare che non è così. E Vitale taglia corto: «Noi non abbiamo espresso un parere su terra o mare, avremmo demandato la questione alla Provincia». Quando invece è arrivata fino a Roma la protesta dei cagliaritani, la questione è stata discussa, ma sempre sotto il profilo dell'inquinamento del mare: «La Capitaneria ci ha detto che non c'erano le condizioni per interrompere i lavori», informa Avancino. Sui tempi, poi: il ministero ha autorizzato i lavori per tre mesi, ma non per poter valutare, bensì per tutelare l'ambiente marino, e anche la stagione balneare. Insomma, si sono preoccupati di tutto, ma non della sabbia. Il processo continua il 9 marzo.
di Maria Francesca Chiappe

Dieci imputati per il disastro ambientale


L'ex presidente della Provincia Balletto già condannato a un anno

Sono dieci gli imputati nel processo per il ripascimento del Poetto avviato l'8 marzo 2002 e concluso a tempo di record in un mare di polemiche. Oltre l'ex assessore provinciale ai Lavori pubblici Renzo Zirone devono difendersi da accuse che vanno dal danneggiamento all'abuso d'ufficio fino al danno ambientale il geologo Antonello Gellon, il direttore dei lavori Salvatore Pistis, il dirigente della Provincia Andrea Gardu, il coordinatore del progetto Lorenzo Mulas, il legale rappresentante dell'associazione d'imprese che ha eseguito i lavori Piergiorgio Baita, il dipendente della società Si. dra. Daniele Defendi, i componenti della commissione scientifica di monitoraggio Andrea Atzeni, Paolo Orrù, Giovanni Serra.
Un processo c'è già stato, e anche una sentenza: l'ex presidente della Provincia Sandro Balletto e il biologo della commissione monitoraggio Luigi Aschieri hanno infatti scelto l'abbreviato (il rito che in caso di condanna garantisce lo sconto di un terzo sulla pena): a Balletto il gup Giorgio Cannas il 19 maggio dello scorso anno ha inflitto un anno di reclusione, con la condizionale, e gli ha imposto il ripristino ambientale. Aschieri è stato invece condannato a sei mesi ma non dovrà risarcire alcun danno.
Sono molte le parti civili che si sono costituite contro gli imputati: i comuni di Cagliari e Quartu, l'Agenzia del demanio, le associazione ambientaliste WWF, Legambiente e Amici della terra. La Provincia, che inizialmente si era costituita parte civile, ha rinunciato molto probabilmente perché è stata citata anche come civilmente responsabile.