pubblicato da La Nuova Sardegna il 24 febbraio 2007
Il Poetto e le distrazioni del ministero
La difesa ha provato a spostare l’asse delle responsabilità per il disastro del Poetto su Roma,
in un’udienza davanti al tribunale di rara intensità. E’ stato l’avvocato Andrea Pogliani a
stringere all’angolo il dirigente al ministero dell’ambiente Massimo Avancini, che nei giorni
infausti del ripascimento era a capo del settore. Ha insistito su un punto centrale, la scelta
dell’area di prelievo del materiale: un decreto ministeriale del 1996 dispone chiaramente che
l’ufficio, nel caso di un intervento su una spiaggia, deve chiedere conto sulla compatibilità
delle sabbie anche in rapporto alle coste, quindi all’arenile. Avancini ha ribadito il
contrario, malgrado il difensore abbia chiesto e ottenuto dai giudici che il testimone leggesse
la norma. «Noi ci siamo limitati ad applicare le disposizioni riferite alle operazioni di
ripascimento - ha spiegato il dirigente statale - perchè la difesa degli spazi demaniali e
delle spiagge sono una competenza della Regione». Non è un passaggio secondario in questo
processo che si gioca sul filo sottile e aggrovigliato degli atti amministrativi: la Provincia
aveva ricevuto un okay pieno da Roma sulla proposta di prelevare la sabbia da una precisa
area del fondale. Area alternativa, perchè la prima - Anvicini l’ha confermato in aula - venne bocciata per la presenza di poseidonia marina: «Inviai a Cagliari i tecnici dell’Icram (Istituto centrale di ricerca applicato al mare, ndr) perchè verificassero l’esistenza di eventuali rischi di inquinamento del corpo idrico interessato al prelievo - ha spiegato il dirigente - che avrebbe provocato l’intorpidamento delle acque marine. Fui rassicurato, era tutto a posto». Era tutto a posto e a quel punto anche l’amministrazione provinciale poteva pensare che a posto lo fo sse davvero. Solo che i riscontri sulla compatibilità dei materiali di prelievo rispetto alla vecchia sabbia del Poetto - secondo Anvicini e secondo l’accusa - spettavano all’ente appaltante, vale a dire la Provincia. E sare bbe qui che, a sentire l’accusa, cascherebbe l’asino: l’impresa Ati Mantovani, che si preparava a portare la dra ga Antigoon in Sardegna, segnalò con una nota tecnica molto chiara che una volta modificato il sito di prelievo non c’erano più garanzie sul rispetto degli standard petrografici. Era un modo per dire che loro se ne lavavano le mani. Ma la Provincia - così sostengono i pubblici ministeri Guido Pani e Daniele Caria - invitò l’impresa ad andare avanti. Forte di un via libera del ministero che - come ha sostenuto ieri il dirigente all’epoca addetto ai ripascimenti - era in realtà limitato ai soli aspetti chimici e batteriologici. Così l’impresa andò avanti quando insieme ai primi metri cubi di meteriale scuro e limaccioso riversato sul litorale partirono le prime seg nalazioni al ministero, Roma si limitò a una nuova verifica, piuttosto generica: «Arrivò una nota di Legambiente e le pagine dei giornali locali che parlavano di una situazione allarmante - ha ricordato Anvicini - allora mandai l’Icram a controllare, ma gli esiti del sopralluogo furono tranquillizzanti». Anvicini scrisse anche alla Capitaner ia di porto, chiese informazioni: rassicuranti anche quelle, la draga scaricava fanghiglia sulla spiaggia ma nessu no si preoccupò tranne i giornali, le associazioni ambientaliste, i privati cittadini inorriditi davanti all’imma gine di un disastro che cresceva sotto gli occhi di tutti: «Sul problema delle coste - ha insistito il dirigente m inisteriale - noi non potevamo entrare, c’erano altri enti a doversene occupare e io feci tutto quanto era nelle mie possibilità perchè l’intervento venisse valutato». Altre domande sono arrivate dal pm Pani e dall’avvocato G iandomenico Tenaglia, che tutela gli interessi del Demanio: «Qualcuno le ha mai sottoposto la possibilità che il ripascimento si potesse fare con la sabbia delle cave?» ha chiesto il magistrato. La risposta: «Nessuno, mai». Il che conferma come la prima opzione, quella scelta e difesa strenuamente dall’assessore Giacomo Guadagnini sin o alla fine del suo mandato, venne scartata a priori per puntare sui desideri del Comune di Cagliari e dello ste sso presidente della Provincia Sandro Balletto. «Nel corso delle riunioni con gli amministratori sardi qualcuno sottolineò la particolare delicatezza del problema legato alla scelta della sabbia?» ha chiesto Tenaglia. La ris posta: «Le analisi e i riscontri erano rassicuranti». In precedenza il tribunale ha sentito il biologo marino An gelo Cau e il funzionario della Protezione civile Vitale Pasqualino. Che ha confermato come l’intervento - per qu anto riguarda il ministero - doveva rispettare i parametri di protezione civile: «E’ chiaro che ci interessava an che l’ambiente - ha spiegato il tecnico - ma quella era una competenza di altri enti». Prima di tutti della Provi ncia - secondo l’accusa - che avrebbe dovuto rispettare i tempi dell’intervento stabiliti nel capitolato (due anni ) e che invece realizzò il ripascimento in venti giorni, indifferente alle richieste di sospensione che arrivavano da tutte le parti. Al di là degli atti amministrativi, dei documenti e delle valutazioni è attorno a questo punto che il processo gira e forse girerà fino alla sentenza.
di Mauro Lissia