pubblicato da La Nuova sardegna il 24 gennaio 2004
Disastri, al Poetto ci mancava soltanto l'amianto
CAGLIARI. Sabbia grigio topo, sporcizia, pietre e ora anche amianto. Per il Poetto un'altra tegola, di quelle che fanno male alla salute: decine e decine di pezzetti di eternit sparsi per l'arenile. Grigi come la sabbia, quasi invisibili. Concentrati soprattutto poco prima dello stabilimento balneare dell'aeronautica, a metà strada tra il lungomare e la battigia. Frammenti di eternit finiti lì chissà come e chissà perché: sotto le scarpe di chi porta a spasso il cane o fa footing in riva al mare. E presto anche sotto gli asciugamani di chi col primo sole andrà al Poetto a prendere la tintarella. C'è il rischio di prendere qualcos'altro, invece: l'amianto dal 1992 è materiale fuori legge perché - la scienza ormai è sicura - fa male alla salute.
Sulla pericolosità dell'amianto, nella letteratura scientifica non ci sono quasi più dubbi. Le lastre in eternit sono realizzate attraverso un impasto di cemento e amianto (di solito del tipo crisotilo) con una concentrazione del quindici per cento. Quando le lastre in eternit possono diventare pericolose? Quando rilasciano nell'aria le fibre. E quando possono rilasciare le fibre? Quando sono abrase, segate, perforate, spazzolate. O comunque deteriorate. Risultato? Per gli studiosi le fibre, quando siano di certe dimensioni, possono provocare anche il tumore ai polmoni. Questo è il quadro generale. Se e quanto siano pericolosi i frammenti di eternit ritrovati al Poetto lo dovrà stabilire al più presto la Asl. Finora non è stata presentata nessuna denuncia. Il fenomeno eternit al Poetto è stato avvistato da un paio di giorni. Grigi i frammenti del cocktail di cemento e amianto usato un tempo nell'edilizia per i tetti, grigia anche la sabbia: quasi impossibile notare i pezzetti di eternit. Ma ci sono. E sono decine e decine. Basta aguzzare la vista: quadrati, rettangoli, triangoli di pochi centimetri quadrati. Un tempo erano lastre di eternit belle grandi. E qui cominciano le domande. Come sono finiti al Poetto?. Mistero. Prima ipotesi. La spiaggia è stata usata come discarica da qualche impresa edile. Dove non si sa. In qualche stabilimento lì vicino o magari in qualche cantiere lontano: scoprirlo sarà compito delle forze dell'ordine qualora, come ormai sembra inevitabile, dovesse essere aperta un'inchiesta. Rifiuti abbandonati durante la notte e poi sparsi nell'arenile da piogge, vento e mareggiate. E ora lì, conchiglie pericolose che forse per il momento, tra il vedere e il non vedere equivoci, è più prudente guardare e non toccare. Seconda ipotesi, ripascimento. E se l'eternit arrivasse dal mare? I tubi utilizzati nell'operazione Zirone Balletto potrebbero aver riportato in spiaggia insieme a sabbia e pietre anche altro. Magari, ma anche questa è un'ipotesi tutta da verificare, i resti di qualche vecchio casotto abbandonati in mare l'anno del repulist. Terza ipotesi: il pericolo arriva sempre dall'acqua. Ma la colpa è delle mareggiate e non dei tuboni di Balletto e Zirone. Tutto da chiarire, però. E presto. Anche perché ogni giorno, soprattutto quando c'è il sole, passano da quelle parti fans del footing, studenti in vela o in sciopero, aficionados delle romantiche passeggiate in riva al mare, habituè dello spuntino a pranzo ai chioschetti. Decine e decine di persone che chiedono di sapere qualcosa. E di non vedere più eternit nella loro spiaggia. Vita dura per il Poetto, da un paio d'anni a questa parte: il ripascimento lo ha trasformato in una landa grigia, brutta e piena di pietre. Ora un altro assalto. Molto pericoloso. Di mezzo non c'è solo il paesaggio, ma anche la salute.
di Stefano Ambu