Parco Molentargius
Litorale Poetto Molentargius su FacebookMolentargius Rss Feeds Sito denuclearizzato
www.sitodenuclearizzato.eu

Rassegna stampa


2010    2009    2008    2007    2006    2005    2004
2003    2002
** Guarda i Documenti e la Galleria fotografica sul Ripascimento del Poetto

pubblicato da La Nuova Sardegna il 23 dicembre 2009

Disastro-Poetto: non paga nessuno


Salvati in appello dalla prescrizione gli otto condannati in primo grado Restano in piedi i risarcimenti e i danni richiesti dalla Corte dei Conti

CAGLIARI. Sette anni e mezzo fra indagini e processi per arrivare al nulla: reati prescritti. Al presidente della Corte d’appello Michele Jacono non restava che pronunciare il «non doversi procedere» contro l’ex assessore provinciale ai Lavori pubblici Renzo Zirone e gli altri sette imputati condannati in primo grado per il ripascimento-disastro del Poetto.
Colpevoli - ma ora non più - di reati che vanno dall’abuso d’ufficio al danneggiamento e al falso in atti pubblici. Un gesto di fastidio, appena percettibile, da parte del pg Alessandra Pelagatti, che aveva chiesto la conferma delle otto condanne: per lei i termini scadevano il 27 dicembre e c’era dunque il tempo di affidarsi al giudizio di ammissibilità della Cassazione. Ma i calcoli della Corte hanno condotto a un risultato comune a quello dei difensori. Prescritti l’abuso d’ufficio e i falsi, l’accusa collocava il reato di danneggiamento al giugno 2002, quando i bulldozer dell’impresa Mantovani finirono di spargere sul lido del Poetto il materiale fangoso prevelato dal fondale marino. Per la difesa invece l’eventuale reato sarebbe stato compiuto all’atto dello sversamento delle sabbie scure sull’arenile, quindi a marzo 2002. Su questo scarto di circa novanta giorni si è giocata la partita della prescrizione, fra le letture contrapposte ha prevalso quella difensiva. Silenzio rassegnato in Procura, dove i pm Daniele Caria e Guido Pani hanno portato a termine un’inchiesta monumentale, lavorando anche di notte per spulciare carte, mappe, consulenze tecniche pur di dare una risposta di giustizia alla più spaventosa opera di distruzione ambientale realizzata da un ente pubblico. Un caso simbolo, un processo al di sopra dei processi che doveva dare ai cagliaritani privati della loro spiaggia storica almeno la sensazione di una ricompensa morale. Tutto inutile: le pene inflitte in primo grado erano già in gran parte annullate dall’indulto, ma con la prescrizione scompare dalla fedina degli imputati ogni conseguenza penale: i reati - avverte la sentenza - ci sono ma risultano estinti. A parte le spese processuali, che gli imputati dovranno pagare comunque, restano in piedi solo quelle che tecnicamente vengono chiamate statuizioni civili: i risarcimenti. Il 4 luglio 2008 il tribunale aveva stabilito in sentenza una provvisionale di 86 mila euro da versare nelle casse della Regione a spese di Zirone, dei dirigenti Salvatore Pistis, Andrea Gardu e Lorenzo Mulas, dell’imprenditore Piergiorgio Baita. Più altri risarcimenti da pagare all’agenzia del demanio, al Comune di Cagliari, al Wwf, agli Amici della Terra, a Legambiente, al Comune di Quartu e al Gruppo di intervento giuridico. Quelli ci sono ancora, i giudici d’appello li hanno confermati. Ma per stabilire le cifre bisognerà ricorrere al giudice civile. C’è anche la Corte dei conti, che chiede cinque milioni ai responsabili. Compreso Sandro Balletto, l’ex presidente della Provincia condannato in primo grado dopo il rito abbreviato a dieci mesi di reclusione per danneggiamento aggravato e reati ambientali ma poi assolto in appello. L’ex assessore Zirone in primo grado era stato condannato dal tribunale - presidente Francesco Sette - a due anni e otto mesi per abuso d’ufficio e danneggiamento, Gardu e Pistis a tre anni, Mulas e Baita a due anni, Andrea Atzeri, Giovanni Serra e Paolo Orrù a un anno e quattro mesi per falso. Infine Luigi Aschieri, colpevole di falso e condannato a sei mesi anche in appello: se la Cassazione boccerà il ricorso del suo difensore potrebbe essere il solo a pagare con una condanna penale.

di Mauro Lissia