Parco Molentargius
Litorale Poetto Molentargius su FacebookMolentargius Rss Feeds Sito denuclearizzato
www.sitodenuclearizzato.eu

Rassegna stampa


2011    2010    2009    2008    2007    2006    2005
2004    2003    2002


pubblicato da La Nuova Sardegna il 23 luglio 2004

Altre quattro ore di terrore


L’incendio doloso ha distrutto un capannone e cinquanta pini
CAGLIARI. Brucia ancora il Molentargius, in quello che dovrebbe essere un parco. L’ennesimo assalto all’area umida ieri pomeriggio ha rischiato di trasformarsi in tragedia: le fiamme, mentre volontari e vigili del fuoco erano impegnati a domare il rogo, stavano per far esplodere una bombola di Gpl custodita in un vecchio capannone. L’incendio è scoppiato intorno alle 14.50 all’ingresso del Molentargius, a duecento metri dal ponte che porta a Medau Su Cramu. Le fiamme hanno subito attaccato un vecchio capannone abbandonato, in cui, fra alcuni giorni, sarebbero dovuti iniziare i lavori di ristrutturazione per la realizzazione di un maneggio. C’era del legname dentro e anche una bombola da sessantacinque chilogrammi di Gpl: i pompieri sono riusciti a evitare che scoppiasse rovesciando sul capannone quarantamila litri d’acqua. Le fiamme però si sono allargate a un terreno adiacente sistemato a prato verde: il proprietario aveva piantato anche una cinquantina di pini. L’incendio ha distrutto quasi tutto, sistema d’irrigazione compreso. Per spegenere gli ultimi focolai ci sono volute quattro ore. Alla fine non è rimasto altro che fare la conta dei danni: la fiamme hanno colpito un’area di settemila metri quadrati. L’incendio è quasi sicuramente doloso: dall’inizio dell’estate i roghi nell’area del parco sono stati più di dieci. L’ultimo è scoppiato due settimane fa al confine tra Cagliari e Quartu. Sette giorni prima il rogo aveva coinvolto anche una torretta di avvistamento per il birdwatching. È la solita storia: Molentargius, diventato parco regionale con una legge del 1999, continua a rimanere senza consorzio di gestione. E quindi senza controllo. Gli unici che fanno la guardia sono i vigilantes dell’Ente Foreste e i volontari della Paff (protezione ambiente flora e fauna): pochi mezzi e pochi uomini per un’area così vasta.
di Stefano Ambu