Parco Molentargius
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pubblicato da La Nuova Sardegna il 23 gennaio 2005

I nodi da sbrogliare del parco che verrà


Come primo passo vi sarà la costituzione del Consorzio di gestione dell’area protetta
CAGLIARI. L’aveva promesso e ha mantenuto la parola data. Per un amministratore è un buon punteggio: Tonino Dessì, assessore regionale all’Ambiente, ha riunito attorno a un tavolo gli enti interessati (la Provincia e i Comuni di Cagliari, Quartu, Quartucciu, Monserrato e Selargius) per firmare lo statuto del parco, condizione indispensabile per la costituzione dell’area protetta. Senza ‘quel’ documento, infatti, non sarebbe possibile costituire il Consorzio di gestione, di cui lo statuto costituisce le regole. Dopo la giusta soddisfazione per l’ostacolo superato, visto anche che il problema maggiore erano proprio i diversi interessi di ‘campanile’, una volta costituito il Consorzio di gestione, il parco dovrà diventare operativo. E qui iniziano gli altri problemi. La questione non sta tanto nell’approvazione dello statuto da parte dei singoli consigli comunali e da quello provinciale. Quanto in alcune altre questioni. Vediamo. Innanzi tutto gli orgnai di governo del Consorzio dovranno redigere un piano del parco, il che significa preparare un vero e proprio piano urbanistico che avrà valore sovracomunale (superiore a quello degli enti locali interessati). Aspetto, quest’ultimo, che dovrà trovare unità d’intenti tra tutti i componenti del parco ma che avrà in Cagliari (in primo luogo) e in Quartu (in secondo) i nodi del problema legati alla lottizzazione abusiva di Medau su Cramu. A questo proposito non va dimenticato che nella passata consiliatura, Forza Italia fece approvare alcune varianti al piano regolatore e che in maggioranza molti chiesero che Medau su Cramu e le saline venissero stralciate dal perimetro del parco. Il che fa intravvedere un iter non del tutto lineare per il piano del parco senza il quale l’area protetta non potrà diventare operativa: perchè ne deciderà e delimiterà le scelte. Sul piano vorranno senza dubbio dire la loro tutti: dal presidente della Provincia, Sandro Balletto, ai sindaci di Cagliari e Selargius, Emilio Floris e Mario Sau, sino ai commissari prefettizi di Quartu e Quartucciu, Luigi Serra e Maria Santorufo. Il secondo aspetto del parco riguarda l’anima stessa di tutto il sistema: le saline. Durante la passata legislatura regionale, il compendio era stato dato in gestione ma solo per la manutenzione e la raccolta del sale preesistente. Ora, con la costituzione del parco il problema della rimessa in funzione dell’industria del sale ridiventa prioritario. Il compendio di Molentargius, infatti, è un complesso sistema idraulico con al centro le saline. In sintsi si può dire che il Bellarosa Maggiore (quello che normalmente viene chiamato ‘stagno’ di Molentargius) ha funzione di vasca presalante in cui viene fatta affluire l’acqua di mare. Da qui, tramite altri canali, l’acqua arriva nelle vasche salanti. Negli anni scorsi si sono avuti diversi episodi, come l’evaporazione quasi completa del Bellarosa Maggiore (dovuta alla siccità) e l’innalzamento dell’acqua oltre gli argini (per le forti pioggie), che hanno ulterioremtne dimostrato come sia necessaria una conduzione idraulica del compendio. Da qui l’esigenza che le saline riprendano a funzionale: da un lato per la salute del compendio, dall’altro per le possibilità economiche e occupazionali che potrebbero creare. A questo punto, però, si tratterà di mettere a punto un piano di massima (da parte dell’assessore regionale all’industria, che ha la possibilità di dare in concessione le saline) assieme al prossimo consorzio di gestione del parco sul tipo di ‘sfruttamento’ che si vuol fare dell’industria del sale. Il terzo punto, infine, interessa un problema burocratico ma non di poco valore: il passaggio definitivo di tutto il compendio delle saline, immobili compresi, al governo locale. L’istruttoria per il passaggio dallo Stato centrale alla Regione, sulla scia della finanziaria nazionale di due anni fa, è del tutto pronta, ad esclusione di una manciata di ettari di terreno (su 1.200) che riguarda però proprio gli immobili. Questi ultimi, ad eccezione della struttura dei Saliscelti (ristrutturata come sede per la direzione del parco), l’Ispettoraato dei Monopoli di Stato non vuole cederli. L’assessore Dessì aveva auspicato un’ulteriore trattativa per trovare un accordo. Ma la questione non sembra ancora risolta.