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pubblicato da L'Unione Sarda il 23 gennaio 2004

«Il disastro al Poetto causato dall'ignoranza»


Una questione di granelli diventati non si sa come pietrisco, sabbia soffice come sterrato. «Hanno ucciso il Poetto senza capire quello che stavano facendo», dice Bruno Asili, ex direttore del centro regionale di programmazione, il funzionario che ha racimolato i soldi necessari al ripascimento: «C’è stata incoscienza, ignoranza e arroganza di chi non ha bloccato i lavori dopo aver visto cosa la draga vomitava sul litorale. Chiunque era in grado di capire che quell’orzata sarebbe stata la pietra tombale sul paradiso. La Regione, la Provincia e la Protezione civile avevano l’obbligo di sorvegliare, l’hanno fatto?». Bruno Asili non è un funzionario regionale qualsiasi. Commissario all’Esit, poi all’Isola, numero uno del centro di programmazione, schietto, diretto fino a raccontare di quella volta che, per convincerlo a comprare un negozio a Milano per conto dell’Isola, una società gli fece trovare in aeroporto la limousine con una giovane accompagnatrice. Oggi ha 70 anni, nella fase calda ha evitato accuratamente di dire la sua sul Poetto: «Non volevo che qualcuno strumentalizzasse le mie parole o, peggio, si potessero solo ipotizzare secondi fini». Adesso il ripascimento è diventato un ricco fascicolo negli scaffali della Procura della Repubblica, più o meno tutti ammettono che qualcosa non ha funzionato. «Quando ho scoperto che si poteva accedere, seppure con qualche forzatura, ai fondi della Protezione civile, molti erano increduli perché il dissesto del Poetto non era dovuto ad una frana o a un’alluvione». Quando accadde? «Durante la verifica dei fondi del quadro di sostegno 94-99. Scoprimmo che alla Sardegna era stata assegnata una somma inferiore a quella dovuta sull’indicizzazione, un miliardo e settecento milioni di lire in meno. Protestammo in sede di comitato di sorveglianza, contavamo tanto da essere spesso portavoce delle Regioni dell’Obiettivo 1. Comunque, nei primi mesi del ’97 nel programma del Dipartimento della Protezione civile trovammo spazio per inserire il ripascimento. Non fu una passeggiata, c’era una certa resistenza. La Provincia aveva nel cassetto un progetto per la viabilità della zona. Ne accostammo un altro per il dissesto idrogeologico, così rientrammo nella lista. La Regione delegò la Provincia perché aveva già un’idea precisa, una certa esperienza nella realizzazione di strade e, soprattutto, si sarebbero evitati conflitti tra Cagliari e Quartu. Era una scelta efficace per accelerare le procedure e infatti il progetto fu predisposto con una certa rapidità. Si pensò di alimentare il ripascimento con sabbie di cava: c’era un materiale qualitativamente compatibile, solo una leggera differenza di granulometria. Considerato il carattere sperimentale, bisognava fare tutto con una certa gradualità. Si doveva procedere per settori. Ci fu concertazione con le associazioni ambientaliste e con i Comuni». Perché si cambiò strada? «Arrivata la nuova amministrazione provinciale notai immediatamente un atteggiamento ambiguo. Aveva tappezzato la città con un manifesto che diceva Sul Poetto passiamo dalle parole ai fatti . Ma quali parole e parole, c’era un progetto esecutivo finanziato. Ad ogni buon conto, la nuova decisione fu raccogliere la sabbia in mare. Nel frattempo, ero già stato rimosso dall’incarico di direttore del Centro di programmazione. Al Poetto, tre giorni dopo il lavoro fatto dalla draga, vidi il disastro: il materiale era accumulato vicino a Marina Piccola, ma come si fa a chiamare sabbia quella roba? È mancata la sorveglianza. Si poteva impedire lo scempio, era sufficiente bloccare lo spargimento sul litorale. E invece tutti continuavano a ripetere che si sarebbe sistemato, sui tempi magari non c’erano certezze, ma non si poteva avere tutto!». Chi è il colpevole? «C’è stata un’assenza di Regione e Provincia per il monitoraggio e la vigilanza, e lo stesso vale per la Protezione civile. Bisogna stare addosso alle cose con grinta, non si può fare finta di niente davanti a rischi del genere. E c’è qualche altra cosa che non mi convince...». Quale? «So che c’è stato un forte ribasso d’asta, e quando un funzionario della mia esperienza vede una cosa del genere intuisce le difficoltà di un’esecuzione a regola d’arte». Sospetti? «Per carità, non è mio compito averli. Mi basta guardare cos’hanno fatto del Poetto e ce n’è abbastanza per rattristarmi».

di Paolo Paolini

«A metà febbraio il comitato di monitoraggio farà il punto della situazione»


La replica

«È chiaro che le valutazioni tecniche non spettano a me». Il presidente della Provincia Sandro Balletto dribbla le polemiche sui controlli mai fatti: «Se un politico non si può fidare dei tecnici fa bene a cambiare mestiere». In altre parole: «Come potevo giudicare le caratteristiche della sabbia? Avrei invaso il campo altrui». L’ex direttore del Centro di programmazione sostiene che al Poetto si poteva evitare il disastro. «Il ripascimento è un’opera voluta e finanziata dalla Protezione civile, qualcosa vorrà pur dire. I tecnici mi hanno spiegato che era indispensabile. Lasciando le cose com’erano, prima o poi una mareggiata avrebbe cancellato la strada, la stessa fine avrebbero fatto il Lido e il D’Aquila. Nel complesso lo giudico un buon lavoro. Certo c’è qualche problema estetico, ma può succedere. Bisognerà fare come l’anno scorso, grigliando la sabbia per eliminare le pietre. A proposito: mi hanno detto che nella zona della Prima fermata la sabbia si è fatta sottilissima, sembra quella di due anni fa». Perché all’ultimo momento si è preferita la sabbia di mare a quella di cava? «Una scelta dell’allora sindaco Mariano Delogu. Nel capitolato si lasciò all’impresa la facoltà di scelta. Secondo me il capitolato non era fatto bene. L’abbiamo trovato chiuso, l’appalto. Abbiamo fatto qualche modifica al tracciato stradale, punto e basta». Bruno Asili sostiene che, sul Poetto, la sua amministrazione ha fatto tanta demagogia. «Siamo passati dalle parole ai fatti». C’era un progetto esecutivo finanziato, non parole. «Sento ripetere che bisognava solo fare il ripascimento , ma nessuno lo faceva». Chi ha sbagliato? «Credo che la magistratura stia andando avanti e le indagini si concluderanno in fretta, almeno spero. A me i tecnici hanno sempre detto che tutto andava bene, dovevo dubitare?». Nulla da ridire sull’impresa appaltatrice? «Una serie di riserve ci sono, tanto è vero che siamo andati in causa. Non so se abbia sbagliato l’impresa o se ci sia stato un errore di qualcuno altro, ma è giusto che chi l’ha commesso paghi. Per ora abbiamo trattenuto ottocentomila euro dalla somma dovuta per i lavori. Vedremo cosa stabilirà il giudice». Pensa ancora che la sabbia schiarirà? «A metà febbraio convocherò il comitato di monitoraggio per fare il punto. Può darsi che venga fuori qualche novità anche sul colore della sabbia». E se dovesse restare tutto com’è? «Abbiamo rifiutato l’arbitrato con l’impresa e ci siamo rivolti al giudice. Continueremo su questa strada, convinti di aver realizzato un’opera indispensabile».

di Paolo Paolini