Parco Molentargius
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pubblicato da La Nuova Sardegna il 22 novembre 2007

La grande rinascita delle saline

Ecco come può essere superata la lite tra Regione e Monopoli

Le saline potranno riprendere la produzione a tempi brevi. Per il momento si tratta di una ipotesi. Ma ancorata a una possibilità concreta: la ripresa dell’industria del sale anche se il passaggio della proprietà non è ancora avvenuto. La titolarità del bene è tutt’ora dei Monopoli di Stato e da 4 anni c’è un contenzioso per il passaggio totale (compreso il patrimonio immobiliare) del compendio alla Regione. Una situazione, questa, che sino ad ora ha bloccato qualsiasi possibilità di ripresa della produzione. Ma questo quadro rende il parco di Molentargius «monco e pericolante», denunciano Legambiente e il Wwf, ormai da anni. L’esperto internazionale Alan Johnson nel recente convegno sull’avifauna dello stagno (promosso dal Consorzio di gestione del parco) l’aveva detto con forza: occorrono interventi urgenti per ripristinare gli argini e gli isolotti, altrimenti sia i fenicotteri rosa che le altre specie pregiate troveranno altri lidi dove nidificare. Da qui la richiesta della ripresa dell’industria del sale. Molentargius come lo conosciamo oggi è, infatti, un’importante oasi naturale artificiale, nata nella prima metà dell’Ottocento grazie all’organizzazione delle saline. Queste ultime necessitano per funzionare di un articolato sistema idraulico: un’idrovora aspira l’acqua dal mare e la immette nel Bellarosa Maggiore, la parte del compendio che normalmente viene considerata "stagno" e che rappresenta la "vasca" da cui con una serie di canali l’acqua arriva alle vasche salanti. Ma se queste non funzionano, il sistema idraulico non va a regime e, anzi, provoca scompensi che innalzano il livello dell’acqua e sommergono gli argini-nidi dell’avifauna. Sino ad ora, però, la diatriba tra Monopoli e Regione ha bloccato tutto: i primi sono disponibili a cedere la parte umida, ma non gli immobili, ovvero la struttura dell’ex direzione, le varie officine e i capannoni, e gli ex alloggi dei dipendenti. Ora, però, la direzione del Consorzio del parco ha individuato un sistema che potrebbe sbloccare tutto. E la prossima settimana, informa il direttore generale Mariano Mariani, vi sarà un vertice alla Regione con gli assessorati competenti, Industria e Ambiente. L’ipotesi si basa sulla legge mineraria che regola anche la produzione del sale e che permette di avviare l’attività anche senza avere la proprietà dell’area. Una volta sbloccata la situazione, «la produzione potrebbe riprendere anche solo per un quinto delle sue potenzialità - precisa Mariani - circa ventimila tonnellate all’anno: con l’utilizzo delle vasche del retro litorale del Poetto. E questo sarebbe sufficiente per riequilibrare il flusso idrico». Secondo Mariani «in tre o cinque anni l’attività di produzione del sale potrebbe essere riattivata in modo tale da diventare appetibile per un privato. Come consorzio noi non abbiamo alcun interesse a gestire direttamente le saline: ci interessa il loro funzionamento per la salute del compendio, da un lato; e dall’altro perchè, se qualcuno lo gestisse in modo adegauto, il parco potrebbe avere le risorse per autofinanziarsi e diventare economicamente autonomo. In pratica si potrebbero sviluppare una serie di iniziative complementari: dall’allevamento dell’artemia salina alla vendita dei fanghi». Intanto Vincenzo Tiana, responsabile regionale di Legambiente, e Luca Pinna, presidente del Wwf, ribadiscono per l’ennesima volta che «è importante fare presto per la ripresa della produzione delle saline, altrimenti si richia di rovinare un patrimonio per il quale, tra l’altro, è stata spesa un’ingente quantità di denaro».
di Roberto Paracchini