pubblicato da L'Unione Sarda il 22 marzo 2004
Acqua alta, allarme fenicotteri
A Bellarosa Maggiore l’acqua è così alta e l’equazione è così semplice: se gli isolotti sono sommersi, i fenicotteri non possono nidificare. E se i fenicotteri non possono nidificare, il mondo di Molentargius si ferma. Ci provano le idrovore a mangiare l’acqua e a sputarla nel canale di Terramaini. Però. Però forse non basta. Perché manca un mese, alla nidificazione. Troppo poco. E l’acqua è troppo alta. L’argine di Quartu è sommerso. L’argine di Cagliari è troppo piccolo. Undici anni fa - era il 1993 - una colonia di fenicotteri si installò in un argine dalla parte di Cagliari: si formarono millecinquecento coppie, nacquero mille fenicotteri. Un miracolo, davvero. Oggi ne servirebbe un altro. Magari è la giornata giusta per chiederlo. Primo giorno di primavera, e il sole è quello giusto, il cielo anche. L’aria è profumata, solo vicino allo stagno l’odore è forte. Legambiente ha piantato qui la sua tenda verde. Sotto, gli amici di sempre. Quelli che ci credono, in questo Parco. «A dispetto del colore politico», insiste il presidente Vincenzo Tiana. Non è una battuta: il colore, qui, dovrebbe essere solo il rosa delle piume dei fenicotteri. Perché se si parte da questo rosa, «il Parco si può fare davvero». La cosa strana, a Molentargius, è che il Parco c’è. Legambiente lo dimostra ancora una volta organizzando una passeggiata lungo gli argini. E il Parco c’è, eccome se c’è. Però se nessuno lo gestisce è come se non ci fosse. Prendi il palazzo dei Sali Scelti, altro pezzo di questo Molentargius che c’è e non c’è. È nuovo nuovo, odora ancora di lucido e di vernice. La passeggiata incomincia da qui. Le pareti sono celesti come la polvere e il pavimento è brutto come una scuola. Però le travi di ferro con i bulloni primo Novecento, almeno quelle, sono uscite lucide dal restauro, e alla fine è venuto bene. Era la direzione delle Saline, sarà la direzione del Parco. Se il Parco si farà. Perché è una storia difficile, quella di Molentargius. E la passeggiata di Legambiente è ancora una volta l’occasione per raccontarla. Storia ingarbugliata di tempi e modi, tempi mai rispettati e modi troppe volte concordati. Sedici anni sono trascorsi dalla firma del protocollo d’intesa per il risanamento tra Mario Melis che faceva il presidente della Regione, e Giorgio Ruffolo che faceva il ministro. E nove dalla consegna dei lavori alle imprese del Consorzio di Ramsar. Storia già sentita: il cantiere aprì nel 1996, e la fine dei lavori era prevista per l’agosto dell’anno dopo. Invece. Invece l’ingegnere-capo se ne andò a casa e pure il presidente della commissione di collaudo. Battaglie legali per il riconoscimento di maggiori costi. Lavori bloccati. Poi. Poi i confini, perché Molentargius tocca Cagliari, Quartu, Quartucciu, Selargius. Percentuali di proprietà, ettari da dividere. Tanti ettari: 1600 ettari, misura il compendio Saline-Molentargius protetto dal trattato internazionale di Ramsar, immenso mosaico di terra e di acqua. E intanto che gli ettari si accumulano si accumula anche il sale: due milioni di euro vale il sale c’è nelle vasche di decantazione. Sale prodotto naturalmente con la circolazione dell’acqua. Dice Vincenzo Tiana: «Riattivare le Saline è fondamentale: mettono in movimento l’ambiente, e il sale è una risorsa preziosa». Come preziosi erano i 120 miliardi di lire stanziati per la bonifica dello stagno di Molentargius e per la sua valorizzazione. Oggi, con il cambio lire-euro, ne servirebbero di più? Certo è che più passa il tempo più servono soldi. «Lo stagno di Molentargius è stato assoggetato alla Convenzione internazionale di Ramsar sulle zone umide nel 1977», spiega ancora Vincenzo Tiana. Dal 1977 al 2004 sono ventisette anni. Tanti, davvero troppi. «Poi dal 1979 l’area è inquadrata nel primo piano paesistico della Sardegna, a cui è seguita nel 1985 la protezione ai sensi della legge 431, e nel 1989 l’inserimento tra le aree protette della legge regionale 31». Come dire: i governi - tutti i governi, uno dietro l’altro - riconoscono Molentargius, ma allora perché la volontà finale non è quella di mettere il sigillo sul Consorzio per la gestione? Sarà che i governi hanno tempo. I fenicotteri rosa invece no. Hanno un mese e devono fare il nido, ancora.
di Francesca Figus