pubblicato da La Nuova sardegna il 22 marzo 2004
«Vogliamo un Molentargius da vivere»
Prima giornata di primavera: la città si riversa sul Poetto e sullo stagno
CAGLIARI. «Non vogliamo un parco di carta, ma un luogo da vivere», ha affermato ieri mattina Vincenzo Tiana, presidente regionale della Legambiente durante la manifestazione tenuta a Molentargius. «Siamo stanchi - ha continuato - dei litigi tra gli amministratori pubblici. Questo incontro è stato organizzato simbolicamente oggi (ieri, per chi legge - ndr), prima giornata di primavera, per ribadire che migliaia di persone chiedono di poter godere di questa oasi». Durante l’incontro «centinaia di persone hanno detto concretamente che vogliono che questa zona si possa vevere tutti i giorni - ha precisato Tiana - abbiamo anche visitato il fabbricato dei Saliscelti, oggi ristrutturato e destinato alla direzione del parco». Durante la manifestazione è stata fatta una escursione all’interno di Molentargius, sino alla ‘postazione’ dei Fenicotteri: «Qualche centinaio di questi magnifici uccelli rosa ha già occupato i primi lembi di terra emersa dall’acqua. Un primo passo verso la nuova nidificazione». In precedenza la Legambiente aveva lanciato l’allarme perchè l’acqua era diventata troppo alta. Poi l’assessorato regionale all’Ambiente ha sistemato sei idrovore che hanno, e stanno, togliendo l’acqua dallo stagno e riversandola nel canale di Terramaini. Così, appena gli isolotti sono emersi, i fenicotteri vi si sono subito insediati, come per dire «quest’area è anche la nostra casa». Ma perchè il parco non funziona? «Io sto iniziando a pensare - risponde a La Nuova, Tiana - che ci sia la volontà di non farlo funzionare. Eppure sono stati spesi per il recupero tanti miliardi di vecchie lire. Ma l’area protetta non decolla. Tutti, però, sanno che Molentargius è un’area complessa e che per farla vivere c’è bisogno di un soggetto che coordini da un punto di vista generale e anche tecnico, sovrintendendo a tutte le mansioni idrauliche che fanno funzionare questo gioiello della natura». Qualcuno dice che è sbagliata la legge istitutiva del parco. «Stiamo attenti - spiega Tiana - quella norma è stata approvata quando i Comuni del nuorese protestavano contro lo Stato centrale accusandolo di ingerenza nel parco del Gennargentu. La legge su Molentargius ha, infatti, dato i poteri agli enti del territorio (Comuni e Provincia). Adesso si scopre che cinque enti locali non riescono a mettersi d’accordo. Ma il grave è anche che a Molentargius si stanno perdendo decine e decine di posti di lavoro. Potrebbero ad esempio, esservi tante attività sportive: canoe, escursioni a cavallo, a piedi, osservazione degli uccelli, educazione abientale. Poi non va dimenticata l’attività portante, di estrazione del sale, dove potrebbero lavorare almeno da dieci a venti persone. Prendo atto però che, e nonostante queste possibilità, si sceglie di non attivare posti di lavoro... Forse c’è qualcuno che sta sperando che il degrado porti alla sfiducia, per poi far rientrare il discorso della speculazione edilizia. Anche se va ricordato che, per fortuna, nella Finanziaria del 2000 si è inserito un articolo di legge che fa sì che le saline e tutto il Molentargius passino alla Regione. Il dramma è che tutti si dicono d’accordo per fare il parco, ma non si arriva mai al capolinea: sorgono sempre problemi». Un passo avanti e due indietro, quasi una maledizione che, a questo punto, è lecito domandarsi se non abbia per caso una regia. «Io inizio a pensare che sia così - conclude Tiana - non si spiega altrimenti».
di (r.p.)