pubblicato da La Nuova Sardegna il 22 marzo 2002
«Se qualcuno ha sbagliato, paghi»
L'opinione
Sono i documenti a stabilire la verità. Sentite che cosa rispose il 13
maggio 1999 l'allora assessore provinciale ai lavori pubblici Giacomo
Guadagnini all'osservazione del Comitato tecnico ministeriale, che
rinviando il progetto di ripascimento _ 11 ottobre 1998 _ evidenziava
come il prelievo della sabbia dal mare sarebbe forse risultato meno oneroso:
«Il prelievo dal mare potrebbe risultare meno oneroso _ è la risposta _ se
fosse immediatamente disponibile sabbia prelevata tal quale, senza trattamenti
preventivi (setacciatura, lavaggio) a modesta distanza dalla costa e se fosse
possibile immettere nell'ambiente, in tempi molto ristretti, quantitativi di
sabbia non inferiori a 700 mila metri cubi. Ma i dati disponibili indicano una
presenza generalizzata di sedimenti bioclastici, mal classati, con elevata
componente limosa in tutta la piattaforma continentale prospicente la spiaggia
del Poetto, sino a circa 15-20 chilometri dalla linea di costa. Sedimenti _
hanno detto gli esperti _ generalmente non idonei e non utilizzabili».
Non idonei e non utilizzabili. Alla primavera del 1999 i pareri dei tecnici
sulla possibilità di usare sabbia di mare erano dunque negativi, mentre il
materiale proveniente dalle cave poteva essere utilizzato per una ragione
semplicissima, esposta chiaramente dal professor Paolo Colantoni, autore del
progetto: quella sabbia è la stessa che in ere lontane 'riforniva' la spiaggia del
Poetto attraverso i percorsi dei fiumi. Colantoni lo disse già dieci anni fa,
basta andarselo a rileggere. Allora perchè quella sabbia è di sinistra, mentre
quella del `canalone' piace a Forza Italia? Perchè tanto accanimento in una scelta
che presentava in ogni caso difficoltà tecniche evidenti? Non è finita. Il capitolato
d'appalto _ è Guadagini a fornire le cifre _ prevede un costo concordato di circa 18
euro per metro cubo di sabbia «lavata e setacciata». L'impresa Ati Mantovani sta
rovesciando sul Poetto sabbia risucchiata così com'è dal fondale marino: grigio
topo, inguardabile. Nessun lavaggio, nessuna operazione-setaccio. Domanda:
perchè, se l'appalto prevede un trattamento preventivo? E' stato dunque
rispettato, l'appalto? L'impresa perdente potrà ricorrere ancora ai giudici
amministrativi? E soprattutto, domanda delle domande: perchè gli esperti-consulenti
della Provincia hanno cambiato idea, dichiarando prima inutilizzabile quella sabbia
per poi rimangiarsi le proprie valutazioni? Infine: se la nuova sabbia diventerà
bianca, per almeno qualche anno il Poetto sarà salvo. Ma gli effetti dell'enorme
scavo sottomarino, sono stati valutati? E la posidonia, riuscirà a sopravvivere
schiacciata sotto una spaventosa coltre di sabbione? Non doveva essere un
ripascimento graduale, come prevede l'appalto? «Non so perchè l'amministrazione
Balletto abbia voluto seguire questa strada _ allarga le braccia Guadagnini _
forse per ignoranza. Ripascere una spiaggia è un lavoro molto delicato, noi ci
eravamo mossi sempre sulla base di studi scientifici e di pareri di assoluta
affidabilità. Per l'amministrazione di cui ho fatto parte la soluzione era la
sabbia delle cave, ne avevamo indicato quattro ma l'impresa avrebbe potuto
cercarsela anche altrove. Purchè fosse uguale, purchè gli esperti certificassero
che si trattava di sabbia uguale. Quella che ora ci ritroviamo al Poetto mi
sembra un'altra cosa, speriamo che il tempo migliori la situazione». Nel
frattempo Cagliari sta molto peggio di Rimini, Riccione e Pescara.
di Mauro Lissia