Parco Molentargius
Litorale Poetto Molentargius su FacebookMolentargius Rss Feeds Sito denuclearizzato
www.sitodenuclearizzato.eu

Rassegna stampa


2011    2010    2009    2008    2007    2006    2005
2004    2003    2002


pubblicato da La Nuova Sardegna 22 febbraio 2008

A Cagliari un diverso sviluppo urbanistico può partire da Molentargius

Il Consiglio regionale ha bocciato irresponsabilmente finanziamenti indispensabili a far decollare il progetto
Il Consiglio regionale nei giorni scorsi ha respinto un emendamento che prevedeva di aumentare in maniera adeguata la dotazione dei fondi per sostenere il Parco Molentargius-Saline. Si è trattato di un fatto grave perché denota un disattenzione verso la realtà delle aree protette in Sardegna e sottovaluta la complessità dei problemi di un parco come Molentargius. Di converso la stessa Regione, nella persona del presidente Renato Soru, ha sottoscritto nelle stesse ore, l’accordo per sancire il passaggio di tutto il compendio delle saline e di tutti i fabbricati al demanio regionale. La logica della città di cemento che invade il territorio disponibile tutt’intorno con le sue colate ha rimosso dalla memoria dei più le tracce dell’origine e dell’identità stessa di Cagliari: una città che nasce proprio in virtù del privilegio di un luogo dove coesistono il mare riparato, il sistema dei colli per difendersi ed abitare, il sistema degli stagni per pescare ed estrarre il sale. Uomo e ambiente hanno costituito così un luogo dove ormai tutto è in un modo o nell’altro artificiale, ma che conserva ancora un miracoloso equilibrio naturalistico. Molentargius è stato per centinaia di anni anzitutto una complessa macchina per produrre sale. Ma lo stagno non è solo questo. E’ anche bacino di raccolta delle acque del territorio circostante, che negli ultimi 50 anni ha più che raddoppiato la sua popolazione. E mentre nei suoi canneti e nei suoi specchi d’acqua più interni nidifica un’avifauna che non ha eguali nel mediterraneo, i suoi bordi sono erosi dall’edilizia abusiva di Is Arenas (circa 200 case in quella fascia teoricamente non edificabile che separa lo stagno dalle saline) o guastati dall’espansione edilizia. Il paradosso è che tutto ciò è accaduto in uno dei luoghi sulla carta più tutelati della Sardegna e forse d’Italia. Vige a Molentargius il primo piano paesistico della Regione Sardegna; l’intera area è stata assoggettata alla Convenzione internazionale di Ramsar sulle zone umide (nel ’77), in quanto biotopo d’interesse internazionale. Ma negli anni ’80 la mancanza di un coordinamento tra le numerose istituzioni competenti, la politica del non fare, del lasciare le cose alla loro evoluzione “spontanea”, è quasi riuscita a distruggere il compendio Molentargius-Saline- Poetto. Sinché, finalmente, le istuzioni, dopo tante sollecitazioni delle associazioni ambientaliste, davano i primi segni di vita. Nella primavera del 1988, la legge finanziaria stanziava, per iniziativa dei parlamentari sardi, 120 miliardi per il Molentargius. Questa cifra, molto consistente, si è dimostrata appena adeguata al compito immane di trasformare una fogna a cielo aperto, un compendio di 1700 ettari degradati, in un Parco naturale. Il Consiglio regionale nel 1999, ha istituito il Parco Regionale Molentargius-Saline. Questo importante passo avanti ha subito una impasse, dal momento che ci sono voluti altri 6 anni ed una intensa mobilitazione della Associazione per Il Parco per giungere alla costituzione del Consorzio di gestione come previsto dalla legge istitutiva. La Regione ha una maggiore responsabilità nell’avviare il processo per la ripresa produttiva delle Saline ed assegnare una nuova e qualificata funzione alla “Città del Sale”. Pertanto pensiamo che il Consiglio regionale debba fare un ulteriore passaggio per permettere al Parco di sostenere la sfida impegnativa in atto. Infatti la struttura del Parco ha bisogno di un forte sostegno di tutte le istituzioni pubbliche perché si trova ad intraprendere la grande opera di “costruzione positiva” del riequilibrio ambientale. A Bellarosa Minore, negli specchi delle Saline, a Is Arenas, si gioca la più impegnativa scommessa per l’area cagliaritana: un nuovo progetto urbano che parta dal “vuoto” anziché dal piano edilizio, che metta al centro la priorità ambientale. La scommessa è di portata storica: se è vero che raramente città e natura si intrecciano in modo così evidente, qua si gioca la possibilità di un futuro nuovo.
di (Vincenzo Tiana)