pubblicato da La Nuova Sardegna 22 febbraio 2008
A Cagliari un diverso sviluppo urbanistico può partire da Molentargius
Il Consiglio regionale ha bocciato irresponsabilmente finanziamenti
indispensabili a far decollare il progetto
Il Consiglio regionale nei giorni scorsi ha respinto un emendamento che prevedeva
di aumentare in maniera adeguata la dotazione dei fondi per sostenere il Parco
Molentargius-Saline. Si è trattato di un fatto grave perché denota un disattenzione
verso la realtà delle aree protette in Sardegna e sottovaluta la complessità
dei problemi di un parco come Molentargius. Di converso la stessa Regione,
nella persona del presidente Renato Soru, ha sottoscritto nelle
stesse ore, l’accordo per sancire il passaggio di tutto il
compendio delle saline e di tutti i fabbricati al demanio regionale. La logica della città di cemento
che invade il territorio disponibile tutt’intorno con le sue colate ha rimosso dalla
memoria dei più le tracce dell’origine e dell’identità stessa di Cagliari: una città che nasce
proprio in virtù del privilegio di un luogo dove coesistono il mare riparato, il sistema
dei colli per difendersi ed abitare, il sistema degli stagni per pescare ed estrarre il
sale. Uomo e ambiente hanno costituito così un luogo dove ormai tutto è in un modo o
nell’altro artificiale, ma che conserva ancora un miracoloso equilibrio naturalistico.
Molentargius è stato per centinaia di anni anzitutto
una complessa macchina per
produrre sale. Ma lo stagno
non è solo questo. E’ anche
bacino di raccolta delle acque
del territorio circostante, che
negli ultimi 50 anni ha più
che raddoppiato la sua popolazione.
E mentre nei suoi
canneti e nei suoi specchi
d’acqua più interni nidifica
un’avifauna che non ha eguali
nel mediterraneo, i suoi bordi
sono erosi dall’edilizia abusiva
di Is Arenas (circa 200 case
in quella fascia teoricamente
non edificabile che separa
lo stagno dalle saline) o guastati
dall’espansione edilizia.
Il paradosso è che tutto ciò
è accaduto in uno dei luoghi
sulla carta più tutelati della
Sardegna e forse d’Italia. Vige
a Molentargius il primo
piano paesistico della Regione
Sardegna; l’intera area è
stata assoggettata alla Convenzione
internazionale di
Ramsar sulle zone umide
(nel ’77), in quanto biotopo d’interesse internazionale.
Ma negli anni ’80 la mancanza
di un coordinamento tra le
numerose istituzioni competenti,
la politica del non fare,
del lasciare le cose alla loro
evoluzione “spontanea”, è
quasi riuscita a distruggere il
compendio Molentargius-Saline-
Poetto.
Sinché, finalmente,
le
istuzioni, dopo
tante sollecitazioni
delle
associazioni
ambientaliste,
davano
i primi segni
di vita. Nella
primavera
del 1988, la
legge finanziaria
stanziava,
per iniziativa
dei
parlamentari
sardi, 120 miliardi per il
Molentargius. Questa cifra,
molto consistente, si è dimostrata
appena adeguata al
compito immane di trasformare
una fogna a cielo aperto,
un compendio di 1700 ettari
degradati, in un Parco naturale.
Il Consiglio regionale
nel 1999, ha istituito il Parco
Regionale Molentargius-Saline.
Questo importante passo
avanti ha subito una impasse,
dal momento che ci sono
voluti altri 6 anni ed una intensa
mobilitazione della Associazione
per Il Parco per
giungere alla costituzione del
Consorzio di gestione come
previsto dalla legge istitutiva.
La Regione ha una maggiore
responsabilità nell’avviare
il processo per la ripresa produttiva
delle Saline ed assegnare
una nuova e qualificata
funzione alla “Città del Sale”.
Pertanto pensiamo che il
Consiglio regionale debba fare
un ulteriore passaggio per
permettere al Parco di sostenere
la sfida impegnativa in
atto. Infatti la struttura del
Parco ha bisogno di un forte
sostegno di tutte le istituzioni
pubbliche perché si trova ad
intraprendere la grande opera
di “costruzione positiva”
del riequilibrio ambientale. A
Bellarosa Minore, negli specchi
delle Saline, a Is Arenas,
si gioca la più impegnativa
scommessa per l’area cagliaritana:
un nuovo progetto urbano
che parta dal “vuoto” anziché
dal piano edilizio, che
metta al centro la priorità ambientale.
La scommessa è di portata
storica: se è vero che raramente
città e natura si intrecciano
in modo così evidente,
qua si gioca la possibilità di
un futuro nuovo.
di (Vincenzo Tiana)