pubblicato da La Nuova Sardegna il 22 gennaio 2004
«Interveniamo sul degrado»
«Strade disastrate e nuove discariche perchè nessuno fa qualcosa»
CAGLIARI. Alcuni giorni fa la Provincia ha approvato il suo statuto per il consorzio di gestione del parco di Molentargius, l’altro ieri l’ha fatto il consiglio comunale di Quartu, ieri ha detto sì anche l’assemblea municipale di Cagliari... «In linea generale - spiega Vincenzo Tiana, presidente dellì’Associazione per il parco - si potrebbe dire che finalmente gli organi deliberativi fanno qualcosa». Ma gli statuti devono essere identici. Quello della Provincia è diverso. «Evidentemente ci sarà bisogno di un ulteriore aggiustamento. Di positivo c’è che gli enti locali si stanno occupando dello statuto». Però lo dovrebbero fare senza intralciarsi. «Esatto. Purtroppo sono enti ammministrativamente autonomi. Diciamo che si sta discutendo». In molti, però, accusano le legge regionale: era prevedibile che la gestione fatta con quattro Comuni e una Provincia sarebbe stata difficile. «Giustissimo. Sembra di assistere di nuovo alle polemiche sul Gennargentu tra i vari Comuni e col ministro, ma questa è la legge. Per questo occorre tovare un accordo. Al 26 gennaio sono cinque anni dal giorni in cui il consiglio regionale approvò la legge». Intanto l’area è sempre più abbandonata. «Infatti quello che sicuramente è inaccettabile è che nel frattempo nessuno si interessa più dell’area umida. Si faccia almeno la manutenzione delle strade e del sistema idraulico. Poi la Regione completi entro l’estate tutti gli interventi sui canali e si riattivino le saline. Oggi come oggi, se c’è la volontà, si può ancora fare un programma di rimessa in funzione dell’industria del sale. Altrimenti si vanificano tutti i miliardi spesi per riqualificare i canali adduttori». L’assessorato regionale all’Industria aveva promesso che si sarebbe fatto il bando d’appalto per la gestione delle saline. «Solo che la Regione non risulta ancora titolare del bene: le pratiche burocratiche per il passaggio dai Monopoli non sono ancora terminate». Intanto l’accordo per lo statuto del consorzio di gestione non sembra vicino, lei che ne pensa? «Spero, comunque, che questa discussione tra i Comuni e tra questi e la Provincia possa essere ricomposta a breve tempo». La Provincia chiede un ruolo di coordinamento... «Io non voglio entrare nel merito (coordinamento o meno), spero solo che gli enti si impegnino a trovare una sintesi. Sono cinque entità amministrative e tutte di una certa importanza. L’unica cosa sicura è che c’è il degrado e che si stanno perdendo decine di possibili posti di lavoro». Soltanto un problema di divergenze tra enti locali o c’è qualche altro fattore che ritarda il progetto? «Il sospetto che ci sia qualcuno che mira al degrado per poi poter lottizzare è inevitabile. Ma spero che non sia così. Noi, come Associazione, nel nostro piccolo abbiamo accompagnato l’anno scorso almeno tremila ragazzi in visita al parco. E lo abbiamo fatto senza mezzi e con un’area non attrezzata. Figuriamoci quello che si potrebbe fare con un parco funzionante. Nei due parchi del delta del Po, lato Emilia Romagna e lato Veneto, ad esempio vi sono diverse cooperative che lavorano a pieno ritmo». Lei ha parlato di pericoloso ritorno del degrado, come impedirlo? «Ci sono strade dissestate e nuove discariche che stanno sorgendo. Occorre un sistema organizzato di controlli sul territorio che ora non c’è».
di (r.p.)