pubblicato da La Nuova Sardegna il 21 dicembre 2009
La scure della prescrizione sulla sentenza per il disastro
Ripascimento del Poetto, domani decidono i giudici della Corte d'Appello
CAGLIARI. I giudici della Corte d’Appello decideranno domani mattina se le otto condanne inflitte il 4 luglio del 2008 per il ripascimento-disastro del Poetto devono essere confermate o no. Ma la sentenza di secondo grado non chiuderà la pagina giudiziaria sul più doloroso danno ambientale della storia cagliaritana, perchè qualsiasi verdetto rischia di essere cancellato dalla prescrizione. Due posizioni a confronto: per la procura generale - che per bocca del sostituto Alessandra Pelagatti ha chiesto la conferma integrale del verdetto - i reati accertati dal tribunale andrebbero a scadenza il prossimo 27 dicembre. La difesa già affila le armi per dimostrare che oltre i fatti di falso, certamente prescritti, vanno cancellati anche tutti gli altri: gli abusi d’ufficio e il danneggiamento. Se il presidente della Corte d’Appello Michele Jacono seguirà la linea dell’accusa l’eventuale sentenza di conferma andrà inevitabilmente all’esame della Cassazione. Ed è qui, davanti ai giudici romani, che si giocherà l’ultima partita giudiziaria sul Poetto: sarà sufficiente che i magistrati supremi dichiarino ammissibili i ricorsi perchè scatti in automatico la prescrizione. Come dire che un’inchiesta monumentale, durata quasi tre anni fra indagini e consulenze tecniche, finirà al macero. Resterebbe in piedi il giudicato della Corte dei Conti, che ha chiesto un risarcimento di cinque milioni di euro ai responsabili del disastro. Forse anche le statuizioni civili che il tribunale ha disposto già un anno e mezzo fa. Ma l’esito della trattazione penale brucerebbe sull’altare delle regole che governano la durata del processo. La sentenza del collegio presieduto da Francesco Sette era stata questa: all’ex assessore provinciale ai lavori pubblici Renzo Zirone, autentico padre politico dell’intervento insieme a Sandro Balletto - condannato a dieci mesi col rito abbreviato e assolto in appello - due anni e otto mesi di carcere per abuso d’ufficio e danneggiamento. Con le stesse accuse il tribunale aveva inflitto tre anni ai dirigenti Andrea Gardu e Salvatore Pistis che diressero i lavori per conto della Provincia, due anni al responsabile del procedimento Lorenzo Mulas. Ancora due anni, ma solo per danneggiamento, a Piergiorgio Baita, rappresentante dell’Ati Mantovani-Gavassino che si aggiudicò i lavori. Un anno e quattro mesi per falso ideologico ad Andrea Atzeni, Giovanni Serra e Paolo Orrù, i tecnici della commissione di monitoraggio che attestarono la piena riuscita dell’intervento insieme a Luigi Aschieri, condannato a sei mesi con il giudizio abbreviato. Nella motivazione della sentenza i giudici del tribunale avevano espresso una certezza: «Il Poetto, nel momento in cui venne compiuto il disastroso intervento, era una spiaggia che specie in alcuni tratti mostrava indubbi segni di erosione o comunque di arretramento ma restava comunque per la gran parte un sito ambientale di eccezionale bellezza, da tutelare sopra ogni altra esigenza. Laddove non fosse stato in assoluto possibile reperire sabbie idonee - ma non è così, vista la possibilità offerta dalle vicine cave, oltre a quella di approvvigionarsi di sabbie del Sahara dalla Tunisia - potevano essere intraprese altre opzioni, quali barriere e pannelli sommersi, pur inizialmente escluse, che tutelassero meglio le caratteristiche del litorale. Niente e nessuna delle autorità e degli enti interessati si era mai espressa per un ripascimento con sabbia qualsivoglia purchè idonea a resistere per qualche tempo al moto ondoso e all’azione dei venti». Non è finita: per il tribunale - e per la Procura generale che ha chiesto la conferma - nessuna delle prescrizioni contenute nel capitolato d’appalto è stata rispettata. Il materiale sversato tutto d’un colpo sull’arenile, saltando la gradualità stabilita nel progetto, è profondamente diversa da quella originaria. E’ sabbia chimicamente diversa, incrostata di residui organici, costituita da «elementi grossolani» e caratterizzata da una «prevalente componente ghiaiosa». Quindi per i giudici il danneggiamento c’è stato.
di M. L.