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pubblicato da L'Unione Sarda il 21 ottobre 2010

Vincoli addio, restauri più facili


Mattone vietato solo nei confini del Molentargius
La Regione ha accolto la proposta del Comune: meno burocrazia per le licenze edilizie

Quartu S. E. C 'era dentro di tutto: i nuovi quartieri di Quartello e Sant'Anastasia, Cost'e Bentu e vecchi rioni come Is Arenas e Santo Stefano, ma anche Su Idanu e le Fornaci Picci. Per sei anni gran parte del centro è stato classificato come zona umida dal Piano paesaggistico regionale. Di acqua, da queste parti, se ne vede soltanto quando piove o al massimo a causa di una perdita idrica. Dalla Regione, nei giorni scorsi, è arrivato il dietrofront. Come il deflusso di una marea, i confini si sono ritirati in quella che realmente è zona umida e quindi meritevole di tutela: l'area del Molentargius.
I DISAGI La precedente delimitazione aveva creato non pochi problemi a chi doveva muovere un solo mattone per una banale ristrutturazione: tutto doveva passare per le autorizzazioni paesaggistiche della Regione. Quintali di pratiche burocratici e tempi lunghissimi in attesa: il tutto per salvaguardare al massimo una vecchia palazzina costruita nei terribili anni della speculazione edilizia. Nella ragnatela dei vincoli era finito anche il nuovo asilo di via Allegri nonostante fosse previsto all'interno di una lottizzazione esistente ormai da almeno vent'anni. Soltanto dopo lunghissime traversie (il Comune aveva dovuto concordare perfino il tipo di recinzione) era arrivato il via libera.
NUOVI CONFINI La richiesta di rivedere i confini era stata avanzata dalla precedente amministrazione comunale. «E' stata riconosciuta», commenta l'ex presidente della commissione Urbanistica Tonino Lobina, «la bontà del lavoro svolto». A Quartucciu, vittima anch'essa della zona umida allargata, erano passati per le vie giudiziarie: il Tar aveva accolto un ricorso presentato dalle società titolari del centro commerciale Le Vele. Nei giorni scorsi la Giunta Cappellacci, con la delibera 33/37, ha accolto la nuova delimitazione. Si è preso atto di uno studio predisposto dalla Direzione generale della pianificazione territoriale e della vigilanza edilizia in capo all'assessorato regionale all'Urbanistica. Studio che ha tenuto conto delle osservazioni di via Porcu durante la "fase d'ascolto" legata alla modifica del Ppr.
LIMITI INVALICABILI Dai nuovi confini restano fuori Quartello e Sant'Anastasia, Cost'e Bentu, Su Idanu e le Fornaci Picci. Uno spicchio di centro, però, è rimasto in zona umida. La Regione non ha potuto che rispettare le disposizioni "Ramsar" sul Molentargius, perché derivanti da leggi nazionali: proprio queste normative, indirizzate alla salvaguardia delle avifauna, mettono dentro alcune porzioni di Santo Stefano e Is Arenas. Pazienza se l'unica "fauna" da preservare in mezzo ad anonime palazzine e strade intasate di auto sui marciapiedi sia soltanto quella umana.
CENTRO STORICO Lunedì dalla Regione è arrivato un altro importante via libera relativo ai vincoli del Piano paesaggistico regionale. E' stata pubblicata la delibera con l'adeguamento del Piano particolareggiato del centro storico. D'ora in poi, per ristrutturare le antiche case del cuore antico della città non sarà necessario passare per le autorizzazioni regionali. A rilasciare i nullaosta paesaggistici saranno direttamente gli uffici comunali dell'assessorato all'Urbanistica dove è attivo il laboratorio del centro storico. In precedenza la Regione aveva dato il via libera all'adeguamento di due piani particolareggiati, quello di Cepola-Sant'Efisio e quello di Sant'Elena-Piazza Azuni. Ora, invece, la procedura semplificata è estesa all'intero centro storico.
RISTRUTTURAZIONI E' slittato al prossimo Consiglio comunale, invece, il via libera al provvedimento che dovrebbe salvare le antiche case campidanesi sulle quali pendeva un'ordinanza di demolizione risalente agli anni '60 e '70. I proprietari potranno ristrutturarle pagando gli oneri come se fossero nuove costruzioni. Un altro corrispettivo è previsto per il mancato rispetto degli standard relativi ai parcheggi.

di GIOVANNI MANCA DI NISSA