pubblicato da L'Unione Sarda il 21 ottobre 2007
Bracconieri sorpresi a Molentargius
Denunciati dai ranger: con i lacci catturavano gli storni
I bracconieri tornano a far
paura nell’oasi naturalistica
di Molentargius. Negli
ultimi due mesi i ranger
che vigilano sul parco hanno
scoperto una decina di
trappole sistemate lungo il
perimetro dello stagno,
mentre ieri gli agenti della
Questura hanno denunciato
due quartesi che, a pochi
metri dallo stagno, nascondevano
nell’ape una
borsa con decine di storni
morti. Alzato il livello di
sorveglianza, l’amministrazione
centrale dell’oasi
ha fatto ricontrollare da
cima a fondo la recinzione
della laguna, scovando i
punti dove la rete era stata
bucata dai bracconieri.
CONTROLLI. «Negli ultimi
due mesi» spiega il presidente
del consorzio Gigi
Ruggeri, «abbiamo trovate
varie trappole e siamo riusciti
a chiudere tutti gli accessi
abusivi utilizzati dai
cacciatori. Stiamo lavorando
con impegno per garantire
la massima protezione
del parco, anche con
telecamere e vigilantes
privati». Ieri mattina, però,
l’incubo è diventato realtà:
una pattuglia della
Squadra volanti della Questura
ha bloccato in viale
Marconi, proprio davanti
allo stagno, un’ape su cui
viaggiavano due persone.
Insospettiti dal loro comportamento,
gli agenti
hanno deciso di perquisire
il veicolo e, dentro una
grossa borsa, hanno trovato
65 storni morti.
LACCI. Una specie protetta
che, in questo periodo,
non può essere cacciata.
Per M. P (33 anni) e C.
L. (34 anni), entrambi di
Quartu, è scattata la denuncia
a piede libero,
mentre gli agenti della
Questura e i ranger hanno
iniziato la ricerca delle
trappole utilizzate per la
cattura dei migratori. I volatili
rinvenuti, infatti, non
presentavano ferite d’arma
da fuoco. L’ipotesi più
accreditata dagli investigatori
è quella che siano
stati utilizzati i lacci, archetti
sistemati nel terreno
o a mazza altezza che
afferrano e strozzano i volatili,
oppure le reti che
catturano decine di uccelli
quando volano in stormi.
«Abbiamo completato
la sistemazione dei locali
per il corpo di vigilanza
ambientale», prosegue
Ruggeri: «i controlli sono
incessanti e abbiamo anche
posizionato le telecamere
che servono sia per
la prevenzione degli incendi
che per il rischio di
bracconaggio».
PENA MITE. Lo scorso anno,
la forestale scopri in
una rete 418 storni impigliati
e denunciò i tre cacciatori
di frodo. Al processo,
però, il giudice decise
per una sanzione di 800
euro pagabile con rate da
40 euro. Una decisione
che fece infuriare gli ambientalisti
che volevano
pene esemplari per i bracconieri
sorpresi nell’oasi
naturalistica. Ora le due
nuove denunce.
di FRANCESCO PINNA