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pubblicato da L'Unione Sarda il 21 ottobre 2007

Poetto, un disastro da 5 milioni di euro


Per i lavori di ripascimento chiesto un risarcimento record
Errori e malafede: la vicenda ripascimento si potrebbe riassumere in queste due semplici e chiare parole. Un «disastro annunciato » al quale hanno concorso convenienza politica, violazioni di legge e approssimazione, una sciagura «di incalcolabile entità sotto il profilo ecologico e ambientale», vista «la devastazione non reversibile di gran parte del litorale».
IL PROCESSO. Sta scritto nero su bianco nell’atto di incolpazione della Procura della Corte dei conti che, per il 16 gennaio, ha citato a giudizio le undici persone ritenute responsabili di quanto accaduto nella spiaggia 5 anni fa: l’ex presidente della Provincia Sandro Balletto, l’ex assessore provinciale ai Lavori pubblici Renzo Zirone, il dirigente del settore viabilità e trasporti della Provincia e responsabile del procedimento (fino al gennaio 2002) Sandro Cabras, il direttore dei lavori Andrea Gardu, il coordinatore del gruppo di progettazione Lorenzo Mulas, il direttore dei lavori Salvatore Pistis, l’assistente della direzione dei lavori Antonello Gellon e i componenti della commissione scientifica di monitoraggio Andrea Atzeni, Luigi Aschieri, Paolo Orrù e Giovanni Serra.
IL DANNO. Sono tutti chiamati a risarcire, ognuno per la sua parte, i 4.784.292 euro di danni provocati a comunità e Stato, somma che si divide in pregiudizio patrimoniale (3 milioni e 986.910 euro dovuti a fornitura e posa della sabbia, compensi per Commissione scientifica di monitoraggio, consulenti, Direzione dei lavori e Commissione di collaudo, rimozione e trasporto in discarica del pietrame e del materiale di risulta) e di immagine: 797.382 euro.
LA SABBIA. Tutto ruota intorno al mancato rispetto, secondo le accuse, del capitolato d’appalto: si doveva usare una sabbia perfettamente uguale per dimensiodimensioni, consistenza, tipo e qualità a quella preesistente, «condizione indispensabile per l’esecuzione dell’opera a regola d’arte», ma così non avvenne. LE CAVE. Il prelievo doveva avvenire in alcune cave già individuate, e gli scavi a mare effettuati solo nel caso fosse servita una quantità di sabbia pari a 3 milioni di metri cubi: ma in spiaggia la draga Antigoon ne riversò 380 mila, «quindi quella possibilità non doveva essere neppure presa in considerazione ». Invece quell’ipotesi non venne esclusa a priori e questo «fu il punto di partenza del disastro e anche la copertura delle responsabilità». Eppure, siccome «l’intervento era di carattere sperimentale» e fin dall’inizio «non si escluse l’eventualità di aumentare o ridurre» l’immissione della sabbia, «il prelievo a mare era improponibile» perché ci sarebbe stato un eccesso «di limi e argille» e non si poteva verificare «la sua compatibilità con l’arenile». Inoltre «l’immissione della sabbia sarebbe dovuta essere graduale, in due anni, per evitare che un intervento indiscriminato e massiccio potesse causare gravi danni alla spiaggia sommersa».
APPALTO E LAVORI. Irregolare anche l’aggiudicazione dell’appalto all’impresa Mantovani, annullata da ben due sentenze (Tar e Consiglio di Stato): «eppure la Provincia non revocò la procedura ». La gestione dei lavori viene definita «improvvida e inefficiente », mentre «la propensione dell’impresa a contravvenire agli impegni assunti contrattualmente si manifesta fin dalle prime battute»: doveva cominciare subito lo sversamento e invece fin dall’inizio chiede la modifica del programma, è in ritardo nell’individuazione dei siti per il prelievo della sabbie, insiste per «il più favorevole uso della sabbia via mare». Il contratto prevede che i lavori vengano ultimati il 10 maggio 2001 e l’impresa accetta di accelerare i tempi purché il prelievo avvenga esclusivamente dal mare e con un sovrapprezzo di 5 milioni di lire al giorno. «L’amministrazione non fa nulla, neanche quando la sabbia viene presa da punto diverso da quella identificato».
CONCLUSIONI. La bocciatura è senza appello. La Procura contabile spiega che «dopo il ripascimento erano state trovano pietre, ciottoli», anche «un ordigno bellico che aveva interrotto i lavori ». Eppure, visto il colore grigio e le insistenti richieste di interruzione del ripascimento, la Provincia va avanti imperterrita. Se si aggiunge che «i lavori sono stati eseguiti in difformità totale del progetto», che «i materiali sono scadenti e privi delle caratteristiche granulometriche e mineralogiche prescritte», che la Commissione di monitoraggio si dimostra «indifferente ai problemi che si sono presentati col tempo», ecco il perché della definizione «disastro annunciato».
POLITICI. Piccolo inciso riguardante Sandro Balletto e Renzo Zirone: a detta degli inquirenti, i due esponenti politici avevano «consapevolmente tollerato e omesso di impedire, in violazione di precisi doveri di mandato, che l’attività pregiudizievole dei dirigenti tecnici della Provincia e dei professionisti incaricati andasse a compimento».
di ANDREA MANUNZA