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pubblicato da La Nuova Sardegna il 21 settembre 2005

«Potevano evitare la devastazione del Poetto»


Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente della Provincia e altri 12 indagati

CAGLIARI. Puntuale, à partita la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex presidente della Provincia Sandro Balletto, l’ex assessore ai lavori pubblici Renzo Zirone e per gli altri undici indagati cui la Procura attribuisce la colpa di aver devastato con il ripascimento la spiaggia del Poetto.
La responsabilitè dei due politici — secondo i magistrati — sarebbe soprattutto quella di non aver fermato lo sversamento della sabbia nera sul litorale cagliaritano quand’era ancora possibile farlo. Chiusa l’inchiesta giudiziaria alla fine di maggio, i pubblici ministeri Guido Pani e Daniele Caria hanno messo insieme la montagna di documenti dell’indagine e hanno passato il pesante faldone all’ufficio del gip, che ora dovrè valutare la richiesta del provvedimento che dispone il giudizio e fissare la data dell’udienza davanti al tribunale. Si parla di novembre, comunque una mattina entro la fine dell’anno per un processo che s’annuncia clamoroso, lungo e delicatissimo per i riflessi politici, sociali e ambientali che implica la storia ancora fresca del Poetto, diventato grigio come una spiaggia dell’Adriatico. Balletto é accusato formalmente di abuso d’ufficio perché l’8 marzo del 2002 non ha fermato i lavori di ripascimento, lasciando che la draga Antigoon noleggiata dall’impresa esecutrice Ati Mantovani-Sidra-Gavassino continuasse a scaricare sull’arenile migliaia di metri cubi di fanghiglia scura e pietrame succhiati dal fondale marino al posto della sabbia bianca. Per i due magistrati Balletto aveva il dovere e il potere di intervenire, lo scempio della spiaggia poteva essere evitato con un semplice ordine di stop all’impresa esecutrice. Invece il presidente della Provincia é rimasto a guardare, dichiarandosi sicuro che il tempo («nel giro di sei mesi, un anno...») avrebbe ‘sbiancato’ la sabbia, come peraltro i consulenti scientifici gli suggerivano. Poi si é giustificato affermando che interrompere il ripascimento sarebbe costato all’amministrazione provinciale il pagamento di pesanti penali. Davanti al tribunale finirè quasi certamente anche Renzo Zirone, l’intero staff dirigenziale della Provincia chiamato a governare l’intervento sulla spiaggia, la commissione scientifica di monitoraggio sui lavori e i vertici dell’associazione temporanea d’imprese Mantovani- Sidra-Gavassino che li ha realizzati. Tutti — con sfumature tecniche diverse — responsabili per i due pubblici ministeri di aver stravolto nei fatti quanto stabiliva con precisione il capitolato d’appalto. Zirone, il geologo e funzionario della Provincia Salvatore Pistis (46), il dirigente della viabilitè Andrea Gardu (60), il responsabile del procedimento Lorenzo Mulas (53), il presidente del consiglio d’amministrazione della Mantovani Piergiorgio Baita (57) e il dipendente della Sidra che si occupava del ripascimento Daniele Defendi (50) sono accusati di concorso in danneggiamento aggravato: Zirone e i dirigenti perché hanno disposto che il materiale venisse prelevato in un’area diversa da quella indicata nel capitolato d’appalto, nonostante la stessa impresa avesse segnalato la mancanza di garanzie sulla conformitè. I dirigenti dell’impresa per non aver selezionato il materiale, riversando sul litorale quintali di pietrame. Fra le altre accuse quella di di violazione delle norme ambientali, legata come le altre a una sequenza impressionante di omissioni nel controllo e nel rispetto del capitolato d’appalto, che i pubblici ministeri hanno riscontrato nei documenti. Sott’accusa per concorso in falsitè ideologica aggravata anche i membri della commissione scientifica incaricata — e per questo pagata — di seguire l’intervento sulla spiaggia: sono Andrea Atzeni (63 anni), Paolo Orrà (50), Giovanni Serra (52), Luigi Aschieri (67), i dirigenti Salvatore Pistis e Andrea Gardu con il geologo Antonello Gellon (49), che doveva vigilare sul lavoro a bordo della draga. Infine l’amministratore della societè Sarcobit Marcello Vacca (38 anni) insieme a Zirone, Gardu e Mulas é accusato di aver stoccato senza autorizzazione 800 metri cubi di rifiuti tratti dalla pulizia della spiaggia nell’area del tiro a volo, alle spalle del Poetto. Gardu dovrè rispondere anche di un altro falso ideologico e di abuso d’ufficio per aver firmato un’attestazione di ‘regolare esecuzione dei lavori’ nonostante il 23 settembre 2002 i lavori non fossero finiti, favorendo il pagamento delle fatture alla Sarcobit. L’inchiesta sul ripascimento-disastro é partita due anni e mezzo fa dai servizi-denuncia dei quotidiani, dagli esposti di associazioni ambientaliste e di privati cittadini. Finita al centro della protesta generale, l’amministrazione Balletto ha prima cercato di difendere la validitè dell’intervento con l’appoggio di specialisti e docenti universitari. In un opuscolo realizzato e diffuso a spese pubbliche la Provincia arrivù a diffondere immagini taroccate della spiaggia, che pur essendo grigio-topo appariva bianchissima. Alla fine del 2004, defenestrato improvvisamente l’assessore Zirone, il presidente Balletto ha cambiato strategia: la colpa del disastro andava addebitata alla precedente giunta provinciale.
di Mauro Lissia