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pubblicato da La Nuova Sardegna il 21 giugno 2009

«Quel ripascimento fu uno sbaglio»


Il Pd si oppone alla riabilitazione di Sandro Balletto

CAGLIARI. Il ripascimento del 2002 è ancora vivo nella memoria dei cagliaritani. La ferita legata al fatto di avere una spiaggia con una sabbia più scura, con una granulometria maggiore e un’acqua non più cristallina pesa ancora. E molto. Ma c’è anche chi vuole dimenticare le responsabilità politiche legate a un ripasciemnto fatto in pochissimi giorni dopo averlo trasforamto in un intervento di protezione civile. Ma l’opposizione in consiglio comunale si oppone nettamente a cancellare questo tipo di memoria. Vediamo.
Durante il recente convegno promosso dai Riformatori sul Poetto, è emersa la volontà di sedersi attorno ad uno stesso tavolo da parte di Comune, Provincia e Regione. «L’intenzione è certamente lodevole - afferma Andrea Scano, consigliere comunale del Pd e componente della commissione consiliare all’Urbanistica - meno apprezzabile è la tendenza, emersa da numerosi interventi, secondo la quale si dovrebbe andare avanti, ormai, a forza di ripascimenti successivi». Un’ipotesi avanzata in parallelo a una «sorta di riabilitazione dell’operato di Sandro Balletto, presidente della Provincia durante il ripascimento del 2002», sottolinea Scano. «Mi sembra - continua - che qualcuno stia cercando di farlo passare da “principale responsabile” dei danni prodotti dal ripascimento a “eroe del Poetto e delle spiagge sarde”».
Per Scano «se i tribunali hanno espresso un’assoluzione dal punto di vista giuridico nei suoi confronti, questo non significa la cancellazione delle sue pesanti responsabilità morali e politiche». Infatti aver scelto «di operare in tempi rapidissimi, con pochi giorni di tempo e senza possibilità di un monitoraggio continuo e di azioni ricorrenti per “correggere il tiro” in una faccenda delicatissima come il ripascimento di una spiaggia veramente unica a livello internazionale, è stata una scelta politicamente scellerata: chi l’ha assunta deve prendersi le dovute responsabilità».
Non vanno infatti, «dimenticate le promesse sbandierate ai quattro venti, per cui la sabbia sarebbe dovuta tornare “bianca come prima”; nè la miriade di sassi e rocce catapultate sulla spiaggia dalla famigerata draga; nè, soprattutto, l’errore di considerare un intervento tanto critico e delicato come un atto di pura “protezione civile”». Per questi motivi bisogna, invece, mettere in campo una sana “protezione del senso civico”, lasciamo la riabilitazione ai medici e non scordiamoci le responsabilità politiche di scelte sbagliate che verranno pagate a caro prezzo dai cittadini, dai nostri figli e dai nostri nipoti».

di Roberto Paracchini