pubblicato da La Nuova Sardegna il 20 giugno 2003
Ecco come salveremo il Poetto
CAGLIARI. Come ‘dezironiare’ il lungomare si sono domandati ieri i partecipanti all’incontro di studio «Quale Poetto per il futuro?». Sotto il microscopio il ripascimento e la constatazione che l’attuale spiaggia è un’altra cosa dalla «sabbia africana» di pintoriana memoria, come ha ricordato il giornalista Giorgio Melis, che ha coordinato il simposio. Promosso dal comitato Amici del Poetto , il dibattito è un «passo avanti - ha introdotto Enrico Palmas, del comitato - perchè passa dalla protesta alla proposta». Ma che cosa è capitato?, perchè quella spiaggia unica non esiste più? Per intervenire con suggerimenti migliorativi, bisogna prima aver chiaro dove si è sbagliato. Ma «le possibilità per cambiare e rimediare ci sono - ha sottolineato Maria Teresa Crespellani, docente di geotecnica dei materiali all’università di Firenze - è necessario però un intervento complesso e di altissimo livello». A fine simposio è stato approvato un documento che fa appello al presidente della Regione e chiede che questi si faccia carico di tutte le competenze regionali - documentate dal costituzionalista Umberto Allegretti - per predisporre un importante intervento di recupero del Poetto. ‘Dezironiare’ il Poetto, si è accennato durante il simposio, in quanto l’intervento di ripascimento è stato gestito dall’assessorato ai Lavori pubblici della Provincia, guidato da Renzo Zirone (a cui è stata, però, espressa piena solidarietà per l’attentato al suo laboratrorio di ottica). Il problema di fondo è che si è voluto fare in quindici giorni un intervento previsto in due anni e «quando si opera in contesti così delicati - ha precisato Teresa Crespellani - i tempi contano e vanno rispettati». Ma che fare per rimediare al danno? «Asportare e sostituire la sabbia con cui è stato fatto il ripascimento, altrimenti - ha continuato Crespellani - con questi materiali si va verso un processo di indurimento dell’arenile». Sul Poetto occorreva intervenire, certamente, il processo di erosione era molto grave, ma è come si si fosse preteso di restaurare la Gioconda o la cappella Sistina in pochi giorni, ha sottolineato Gaetano Ranieri (docente all’università di Cagliari). La spiaggia del Poetto è un’opera d’arte della natura. La qualità del rapporto che si riesce ad avere coi propri monumenti, sia ambientali che non, rappresenta uno dei segni maggiori della civiltà di un popolo. Per questo il Poetto richiedeva una maggiore attenzione, «come è stato fatto a Iesolo, dove si è intervenuti con metodologie adeguate», ha ricordato Teresa Crespellani. Oggi, invece, ha affermato l’idrobiologo Mauro Cottiglia, questo tipo di intervento ha prodotto anche una pericolosa torbidità dell’acqua a causa dell’alto numero di micro carbonati di calcio asportati dall’area da cui è stata asportata la sabbia, poi ‘sparata’ sul lungomare: con gravi danni futuri per la posidonia. A questo punto bisogna impedire che sul resto del Poetto, dove non si è intervenuti, si proceda con lo stesso medoto, come sottolineato dal geochimico Alberto Marcello: sabbie simili a quelle del lungomare ce ne sono, ha informato, anche a Is Arenas. Ma prima di intervenire occorre «cautela e gradualità». Un esempio da non seguire, il ripascimento già fatto, sia perchè condotto in maniera dirigistica, trascurando come nell’iter del finanziamento la conferenza dei servizi; sia perchè ha applicato modelli di ripasciemnto già utilizzati altrove, ma in constesi del tutto diversi.
di R. P.