pubblicato da La Nuova Sardegna il 20 aprile 2007
La Provincia volle la sabbia grigia
Difformi dall’appalto la granulometria e la composizione
La sabbia del ripascimento è in gran parte diversa da quella originaria del Poetto per
granulometria e composizione mineralogica, è diversa anche nel colore ma in questo caso
l’errore commesso si trova nel capitolato d’appalto. Dalla lunghissima audizione in
tribunale del perito incaricato dall’accusa Gianni Lombardi, geologo dell’università
La Sapienza di Roma, emerge per la prima volta fra proiezioni di diapositive, slides
e immagini di laboratorio un dato finora molto controverso: l’amministrazione provinciale
guidata da Sandro Balletto ha sbagliato, quella che l’ha preceduta è comunque responsabile
di una grave leggerezza. Sono le analisi scientifiche eseguite dall’équipe di Lombardi a
confermarlo: «Solo il sessanta per cento del materiale prelevato nel fondale marino e sversato
sull’ arenile corrisponde ai parametri indicati nel capitolato - ha detto il perito,
rispondendo alle domande dei pm Daniele Caria e Guido Pani - e nell’analisi della composizione
mineralogica è emersa la presenza di una quantità eccessiva di carbonato di calcio e di
feldspati in rapporto a quella dei quarzi». «Il colore invece - ha spiegato il consulente
- rientra nei parametri del capitolato». Ma a elaborare il capitolato, cui l’impresa
era obbligata ad attenersi, è stato l’assessorato ai lavori pubblici di Giacomo Guadagnini.
E in quel capitolato si chiedeva una sabbia grigio chiaro - ha affermato Lombardi - indicata
con precisione all’interno del sistema dei colori di Munsell. Grigio chiaro, non bianco
candido come quella originaria. Comunque con tonalità che all’esame spettrografico compiuto
dal laboratorio di Lombardi risultano adeguate alle specifiche dell’appalto. Paradossalmente dunque - se gli esami scientifici hanno un valore - è stata la Provincia a scegliere di trasformare la cartolina storica del Poetto: da bianco e grigio chiaro. Se poi non è stata una scelta, di certo - così è emerso con chiarezza in aula - è stato commesso un errore grossolano. Certo non l’errore decisivo, che per l’accusa resta legato alla scelta di prelevare la sabbia dal mare in appena quindici giorni e di non interrompere il disastroso intervento malgrado gli esiti visibili. Comunque una svista importante, legata a ragioni ignote e inesplorabili. Ragioni che l’avvocato Pierluigi Concas ha cercato di indagare con una sequenza di domande cui il perito ha dato risposte esplicite: «Trovare una sabbia uguale a quella originaria, con l’85% di quarzo e il 15% di feldspati, era praticamente impossibile - ha detto Lombardi - la soluzione sarebbe stata di fare delle miscele». La Provincia - ai tempi dell’amministrazione Scano - aveva individuato alcune cave nella zona di Maracalagonis, vicino a Gannì, che in base alle analisi risultavano molto simili a quelle del Poetto. Su questo punto però l’avvocato Concas ha ottenuto una conferma importante: nei vari passaggi documentali la percentuale di componenti chimico-mineralogiche delle sabbie di cava si modifica radicalmente. Prima non erano compatibili, poi lo diventano. E’ stato Lombardi a dare certezza a questo sospetto, come se la Provincia avesse aggiustato i dati per non perdere il finanziamento europeo. La Protezione civile infatti era stata categorica: il ripascimento del Poetto si può fase soltanto se c’è la sabbia adatta. La Provincia - gestione Guadagnini-Scano - rispose indicando le sabbie di cava, quelle che avevano passato l’esame degli esperti. Ieri però, davanti al tribunale, il perito dei pubblici ministeri ha svelato un aspetto in parte inedito: quella sabbia non esisteva, il bianco del Poetto era sostanzialmente irripetibile a meno di complesse operazioni di ricerca e di miscelazione. Sabbie simili a quella del vecchio Poetto si trovano nei deserti dell’Africa: la scelta di importarla era stata valutata e poi abbandonata per ragioni di costi. Alla fine prevalse l’opzione meno sicura, quella che si è rivelata la più dannosa per il litorale della città. Si va avanti il 27 aprile.
di Mauro Lissia