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pubblicato da La Nuova Sardegna il 20 aprile 2006

Gli errori e i possibili rimedi


Le cifre del ripascimento: due milioni di metri cubi di sabbia «pulita»
CAGLIARI. Per rifare la spiaggia del Poetto servirebbero almeno due milioni di metri cubi di sabbia. Si potrebbe trovarla nelle cave di terra ma non nei fondali marini «dov’era chiaro che non si sarebbe mai trovata». Pierluigi Aminti, dell’Università di Firenze, ha fatto la conta degli errori commessi nell’operazione ripascimento tirando in ballo tutte le istituzioni coinvolte.
Per Aminti — che ha lavorato all’indagine commissionata dalla Regione insieme ai colleghi Enzo Pranzini ed Enrico Corti, con la collaborazione della Progemisa, diretta da Simonetta Fanni — l’intervento del 2002 ha garantito una sufficiente protezione alla spiaggia, la sabbia scelta è di buona qualità ma del tutto diversa da quella originaria: le proteste sono dunque giustificate. L’acqua torbida dipende dalle polveri rilasciate dal materiale prelevato dal fondale e nel giro di tre anni l’arenile artificiale ha già restituito al mare il trenta per cento della sua estensione: «Una percentuale normale, simile ad altre situazioni». Nell’intervento — hanno sostenuto i docenti — sono stati commessi errori in serie, con responsabilità molto diffuse: è stato sottovalutato il progetto e la sua realizzazione non è stata controllata. E’ mancata la caratterizzazione dell’area di prelievo, indicata senza possibilità di deroghe dal ministero dell’ambiente. Peraltro nel capitolato d’appalto non è stato stabilito che cosa sarebbe accaduto nel caso in cui non fossero stati trovati materiali idonei. Caso che si è puntualmente verificato. Pranzini ha parlato delle possibili soluzioni. Sono quattro: una è il ripascimento periodico con sabbie di cave terrestri, un’altra è l’asportazione del materiale usato nel 2002 che potrebbe essere usato per realizzare una spiaggia in un luogo dove non c’è. Al suo posto, una sabbia fine da importare. Ancora: in base ai carotaggi effettuati dai tecnici della Progemisa a una profondità fra i 12 e i 14 metri si trova una sabbia quarzosa simile all’originaria. Si potrebbe scavare una trincea nel retrospiaggia, da dove verrebbe estratta la sabbia ‘storica’ e poi stoccata quella sversata col ripascimento. Ultima ipotesi, ricoprire il materiale di ripascimento dal mare con sedimenti migliori. L’assessore Dessì non ha escluso che si possa scegliere un mix dei quattro rimedi indicati dalla commissione di esperti, evitando interventi pesanti e rimaneggiamenti eccessivi che accrescerebbero la torbidità delle acque. Nel nuovo intervento potrebbe essere inserito anche il Poetto di Quartu, dove — hanno sottolineato gli esperti — l’erosione è rilevante e non sono state prese misure di protezione. Oggi gli stabilimenti, in tutto il litorale, sono minacciati dal mare, si sono già registrati crolli ed altri se ne annunciano. I lavori della commissione e dai responsabili della Progemisa, che ha fornito la consulenza operativa e cartografica, sono durati un anno e mezzo. I risultati — ha spiegato l’assessore Dessì — sono stati trasmessi all’ufficio legale della Regione, che si è costituita parte civile nel procedimento penale in corso contro i responsabili del ripascimento. Successivamente — ha detto l’assessore — i due tomi che raccolgono i risultati del lavoro svolto, saranno resi disponibili integralmente sul sito della Regione.
di Mauro Lissia