pubblicato da L'Unione Sarda il 20 gennaio 2007
Ripascimento, disastro annunciato
Processo. Due studi condotti sul Poetto avevano sconsigliato l'uso della sabbia di mare
C'era fretta, molta fretta. Si correva il rischio di perdere il finanziamento da 30 miliardi di lire. In zona Cesarini il Comune aveva chiesto di inserire la possibilità di un prelievo di sabbia ma non c'era più il tempo di modificare il capitolato d'appalto, invece così dettagliato per la sabbia di cava. Si è deciso per il mare senza neppure un controllo preventivo, dunque. Nessuno studio. A ben guardare, però, uno studio, anzi due, c'erano: li aveva commissionati la Provincia e dicevano che la sabbia di mare non era compatibile con quella del Poetto.
Nella prima udienza vera del processo per il ripascimento della spiaggia dei Centomila salta fuori una notizia che forse non è inedita ma sicuramente è sfuggita a tanti. Non a caso la difesa chiede l'acquisizione del documento, i pm Guido Pani e Daniele Caria segnalano che probabilmente è già agli atti e il presidente del Tribunale Francesco Sette si riserva. Intanto convoca d'ufficio per il 14 febbraio l'ex assessore comunale all'Urbanistica Emanuela Abis per chiarire un punto - fondamentale - intorno al quale si discute durante l'interrogatorio di Paolo Zoccheddu. Il dirigente del settore Urbanistica del Comune ricorda i rilievi mossi dal Comune: innanzitutto il cavalcavia sulla strada litoranea che avrebbe deturpato il paesaggio, poi il cordone di sacchetti biodegradabili alto un metro e mezzo a protezione della spiaggia, infine i pennelli a mare. Fa poi riferimento alla richiesta del Comune per consentire all'impresa di utilizzare sabbia di mare in alternativa a quella di cava: «Inizialmente la richiesta non è stata accolta sulla base di studi della Provincia secondo i quali le caratteristiche della sabbia di mare non erano idonee. Il 2 agosto 1999 il Comune aveva ribadito la proposta ed era stato modificato il capitolato». Il Comune aveva in seguito segnalato alla Provincia «l'opportunità che l'eventuale prelievo da mare fosse meglio specificato nel disciplinare e non mi risulta sia stato fatto. Sul prelievo da terra c'era invece una disciplina precisa: 370.000 metri cubi, da sversare in 24 mesi, in due periodi diversi, 190 metri cubi al giorno, in sei stazioni di ripascimento».
di (m. f. ch.)