pubblicato da La Nuova Sardegna il 20 gennaio 2007
«Il Comune volle quella sabbia»
Una imposizione alla Provincia per il ripascimento del Poetto
E’ stata la maggioranza di centrodestra che guidava il comune a imporre alla Provincia di
inserire nel capitolato d’appalto per il ripascimento del Poetto la possibilità di prelevare
la sabbia dal fondale marino. La verità è stat a ribadita ieri in tribunale, al processo
contro i presunti responsabili del disastroso intervento di risanamento d ella spiaggia. A
confermare ciò che l’allora assessore provinciale ai lavori pubblici Giacomo Guadagnini ha
sempre detto è stato il dirigente del comune di Cagliari, Paolo Zoccheddu. Sereno e preciso
nell’affermare, rispondendo al le domande dei pm Guido Pani e Daniele Caria, che l’idea della
sabbia di mare era nata all’interno della commission e comunale all’urbanistica. Ma è qui che
il dibattimento si è scaldato d’improvviso: Zoccheddu, sollecitato anche d all’avvocato Andrea
Pogliani, ha detto chiaro e tondo che l’ipotesi sostenuta dal Comune di puntare sul
ripascimento dal mare non era ancorata ad alcuno studio scientifico. Niente di niente, solo il
ricordo di un canale scavato dece nni fa nel fondale del Poetto a causa dei prelievi di sabbia
per l’edilizia. Al contrario l’assessore Guadagnini - c he nel primo capitolato d’appalto
aveva previsto come scelta obbligata per l’impresa il trasporto al Poetto di sabbi a di
provenienza terrestre - faceva riferimento a due studi commissionati anni prima dall’ammi
nistrazione provincial e in cui l’opzione sabbia di mare veniva esclusa categoricamente
per evidente incompatibilità. Ma la determinazione manifestata dall’assessore Abis e dai
consiglio comunale con un ordine del giorno («la sabbia si può prendere anche dal mare»)
costrinse la Provincia a inserire l’opzione nel documento dell’appalto: in caso contrario
- erano state l e parole dell’assessore Abis - il Comune non avrebbe firmato l’accordo di
programma e i trenta miliardi di lire in a rrivo dall’Unione Europea attraverso la Protezi
one civile sarebbero andati perduti. E’ vero che nel documento finale si scrisse che l’opz
ione mare doveva essere «valutata». Ma è altrettanto vero che l’impresa Ati-Mantovani pres
e la palla al balzo e dirottò la proposta proprio su quella. Per ragioni chiarissime: la s
abbia era gratis e l’intervento si sarebbe esaurito in un mese. Poi la draga Antigoon ci m
ise solo venti giorni coi risultati che ora sono sotto gl i occhi di tutti. Ed è proprio s
ul problema dei tempi e della scelta alternativa - sabbia di terra o di mare - che i l pre
sidente del tribunale Francesco Sette ha voluto citare immediatamente come teste l’ex asse
ssore Abis: dovrà pre sentarsi all’udienza del 15 febbraio. Per chiarire come mai il Comun
e costrinse la Provincia a cedere sulla doppia o pzione. Ancora oggi c’è chi sostiene che
si sia voluto ‘punire’ l’assessore Guadagnini, al quale venivano attribuiti fantasiosi acc
ordi con proprietari di cave. Altri sostengono - ma sono solo teorie - che in realtà l’obb
iettivo era bloccare il lauto guadagno che un notissimo imprenditore avrebbe realizzato co
n la vendita della sabbia delle sue c ave. Imprenditore che in quella fase storica si trov
ava in rotta di collisione con autorevoli esponenti di Alleanza nazionale, partito di rife
rimento per l’amministrazione comunale di quel periodo. Forse sono soltanto voci. Di certo
c’è che - come Zoccheddu ha confermato autorevolmente - fu proprio il Comune a provocare
indirettamente il disastro del Poetto: senza quella malaugurata correzione del capitolato,
la Provincia avrebbe portato sul litorale 380 mila m etri cubi di sabbia prelevata dalle
cave di Maracalagonis. Con la possibilità di monitorare lo sversamento metro cub o per met
ro cubo, di diluire l’intervento - come prevedeva il capitolato d’appalto - su due anni e
e su sei stazioni di ripascimento. Sarebbe stato un intervento graduale, morbido, controll
abile. Fu invece una spaventosa pioggia di limo scuro e puzzolente, che ha cancellato l’im
magine storica del Poetto. Prima di Zoccheddu il tribunale ha sentit o la testimonianza de
ll’ex dirigente della Provincia Sandro Cabras, che ha confermato fra l’altro il dettaglio
fonda mentale che riguarda l’origine della scelta: a volere l’opzione sabbia di mare è sta
to il Comune. La Provincia accett ò con leggerezza quella scelta fidandosi dell’impresa, c
he proponeva sabbie dichiarate compatibili. Naturalmente non lo erano e nessuno fermò l’in
tervento, malgrado fosse chiaro che il disastro era imminente. Imputati sono l’ex assesso
re Renzo Zirone (difeso da Luigi Concas) accusato di concorso in danneggiamento aggravato e abuso d’ufficio con i dirigenti Salvatore Pistis, Andrea Gardu e Lorenzo Mulas difesi da Andrea Pogliani, Salvatore Casula e Antonio Cabrio lu. Le stesse accuse sono a carico di Piergiorgio Baita e Daniele Defendi, rispettivamente amministratore della Costr uzioni Mantovani e dipendente della Società italiana dragaggi, difesi da Franco Antonelli e Alfredo Biagini. Poi i co mponenti la commissione di monitoraggio Andrea Atzeni, Paolo Orrù, Giovanni Serra (difesi da Francesco Marongiu) e Antonello Gellon (difeso da Gianni Locci), accusati di falso ideologico. Si sono costituiti parte civile la Regione (Graziano Campus), l’agenzia del Demanio (Giandomenico Tenaglia), il comune di Cagliari (Guido Manca Bitti), Legambi ente (Giuseppe Andreozzi), gli Amici della Terra (Lia Pacifico), il comune di Quartu (Carlo Augusto Melis), il Gruppo di Intervento giuridico (Guendalina Garau), il Wwf (Michela Zanda) e difendono la Provincia come responsabile civile gli avvocati Leonardo Filippi e Denise Mirasola.
di Mauro Lissia