pubblicato da L'Unione Sarda il 19 agosto 2004
La salina di Molentargius ai privati
La decisione della giunta Masala è il primo passo per la ripresa dell'attività estrattiva
Dopo quasi vent’anni di blocco, le saline si avviano verso la ripresa dell’attività. Le acque paludose e maleodoranti di Molentargius, le attrezzature e i macchinari inutilizzati, lasceranno spazio a una nuova stagione di lavori che servirà per il pieno recupero. La Giunta regionale guidata da Italo Masala a fine marzo ha affidato le strutture e gli impianti alla società Acqua & sale di Sardegna Srl , con sede sociale a Cagliari: una sigla formata dai principali raffinatori e produttori di sale della Sardegna. Il tutto in attesa del rilascio della concessione estrattiva. Ma questa sarà una partita futura. La precedente amministrazione regionale ha ritenuto indispensabile il provvedimento, per cercare di recuperare il sistema produttivo salino, salvaguardando l’equilibrio ambientale dell’ecosistema del Molentargius. L’affidamento - recita la determinazione - cesserà con l’emissione del provvedimento di concessione. Interventi possibiliSbaglia chi pensa che la decisione significhi riavviare il sistema produttivo e di raffinazione del sale. È finalizzata alla custodia e al mantenimento dei beni della salina di Cagliari e alla salvaguardia dell’ecosistema ambientale, attraverso la movimentazione delle acque. L’assessorato all’industria ha inoltre concesso l’utilizzo del sale, ricavato dalla manutenzione delle acque. Altro l’ Acqua & sale di Sardegna non può fare, pena la cessazione dell’incarico in qualsiasi momento. A questo si deve aggiungere, come spiegano i consiglieri della società, che manca ancora il verbale di consegna da parte dell’Azienda dei monopoli di Stato alla Regione, e che quindi gli interventi sono stati, per ora, rinviati. PerplessitàSia Remigio Cabras, presidente della commissione di garanzia e controllo del Consiglio provinciale, che Vincenzo Tiana, presidente regionale dell’associazione Legambiente, concordano su un fatto: capire come questo provvedimento si inserisca nella gestione futura del parco di Molentargius. «Ci sono dei passaggi poco chiari. - spiega Cabras - Cosa significa interventi ordinari e straordinari? Non vorrei che questo provvedimento collidesse con la futura gestione ambientale del parco di Molentargius». Il consigliere provinciale chiederà al presidente Sandro Balletto «di verificare l’iter seguito in Regione, e se sia mai stato chiesto il parere della Provincia». Casca dalle nuvole anche Tiana: «Non eravamo a conoscenza di questo affidamento - commenta il presidente di Legambiente - Abbiamo chiesto che venisse individuato un gestore per le Saline, ma dopo la conclusione dei lavori strutturali. Vorrei capire se l’affidamento riguarda la gestione di tutta l’attività, e mi sembrerebbe strano, oppure solo del sale accumulato». Altro passaggio che suona stonato - confermato dalla stessa società cui è stato affidato l’incarico - è la proprietà della zona: «Il demanio è ancora statale. - continua Tiana - Non tutta l’area è passata sotto il controllo della Regione. Sono specificate quali strutture devono essere gestite dalla società? E se queste sono ancora dello Stato, cosa capita? Non vorrei che si fosse creato un pasticcio, anziché cercare di migliorare la situazione».
di Matteo Vercelli
«Così ripartirà la filiera del sale»
E' solo un pezzo di carta, che non permette di fare niente. La società Acque & sale di Sardegna ha ottenuto una concessione provvisoria per iniziare i lavori sugli impianti del complesso Molentargius - Saline del Poetto, fino a nuovo provvedimento di concessione di miniera, che il servizio Attività estrattive della Regione sta preparando. Un primo passo verso il recupero del ruolo e della funzione ambientale della Saline che però la società individuata non può svolgere. «Manca ancora il verbale di consegna da parte dell’Azienda autonoma dei monopoli di Stato alla Regione Sardegna - spiega uno dei cinque consiglieri della società, Giacomo Stavolta, una vita nell’attività dell’estrazione del sale. - Una volta superato questo passaggio potremo iniziare a fare quanto prevede la determinazione dell’assessorato, cioè il ripristino delle strutture e la movimentazione delle acque». Di estrazione e raffinazione del sale neanche l’ombra, anche perché prima è necessario un piano per l’impatto ambientale: «Lo stiamo redigendo - continua Stavolta - E lo faremo nel pieno rispetto delle indicazioni dell’assessorato regionale all’Ambiente». Questo passaggio è indispensabile per puntare poi alla concessione definitiva, quella mineraria, che avverrà in futuro. Le idee e i progetti dei componenti della Acque & sale di Sardegna sembrano essere validi: rimettere in sesto le saline, con la movimentazione delle acque, attivare la produzione con nuove apparecchiature e macchinari, e avviare una vera e propria filiera del sale. «Le Saline sono ferme da 15 anni - aggiunge Licio Cadelano, altro consigliere della società, già titolare della Sarda sale, esperta nella raffinazione - È possibile riportare una salina che produceva centinaia di migliaia di tonnellate di sale all’anno all’antico splendore? Noi riteniamo di si». Dunque la società individuata dalla precedente Giunta regionale aspetta con ansia il via libera, con gli impianti ancora in mano allo Stato. «Solo in questo modo potremo iniziare il recupero - conclude Stavolta - Abbiamo già pronti i progetti, con gli investimenti per gli argini e la manutenzione, ma soprattutto per la movimentazione delle acque». La società, costituita nel 2003, aveva un capitale sociale di 10 mila euro, ma le intenzioni di investire sulle saline di Cagliari sono state manifestate con una recente delibera di aumento del capitale. Intervenire per mettere mano dove nessuno ha fatto niente negli ultimi 15 anni: questo il primo passo che vuole compiere la società. Interventi che farebbero sparire anche l’odore di acqua stagnante che si respira nelle giornate di maestrale, in viale Poetto.
L'impianto si fermò nel 1985
Negli anni ’70 si estraevano 150 mila tonnellate l’anno
Le saline più antiche d’Italia hanno vissuto il loro splendore dal periodo romano fino al 1985, anno in cui la tracimazione delle acque dolci ne ha provocato l’inquinamento. Ha avuto termine così la produzione di sale, che negli anni Settanta toccava quota 150 mila tonnellate all’anno. Un blocco che ha anche trasformato l’aspetto estetico delle saline di Cagliari, considerate nell’Ottocento le più importanti d’Italia, con la loro cittadina industriale per l’estrazione, la lavorazione e l’esportazione del sale. Successivamente si è proceduto con la raccolta degli accumuli naturali, arrivando negli ultimi anni a estrarre circa 20 mila tonnellate. Vero e proprio motore ambientale dell’ecosistema di Molentargius, è l’habitat di molte specie animali, in particolare i celebri fenicotteri rosa. Le stesse associazioni ambientaliste sostengono che riattivare il ciclo delle saline darebbe nuova linfa al sistema ambientale del Parco, che stenta a decollare. I lavori, finanziati con fondi statali, hanno preso il via cinque anni fa, ma la competenza delle Saline resta ancora in mano allo Stato.
di Matteo Vercelli